Roma, nel Quattrocento, non era ancora la capitale monumentale del pieno Rinascimento, ma un cantiere aperto, un luogo di sperimentazione in cui tradizione medievale, influssi fiamminghi, naturalismo fiorentino e riscoperta dell’antico convivevano in un equilibrio instabile ma fertile. Fu proprio questa complessità a preparare il terreno per la grande stagione artistica del Cinquecento, quando la città sarebbe diventata il centro della cristianità e il cuore pulsante del Rinascimento maturo.