questo componimento è una ballata, una forma metrica della lirica (come il sonetto), ma ha una struttura più “libera” e soprattutto musicale, perché nasce anche per essere cantata, nasce dalla volontà del poeta di completare la descrizione del proprio stato, dicendo ancora quattro cose (XVI 1): il dolore che nasce in lui quando la fantasia, mossa dalla memoria, immagina le oscure qualità (v. 2) che Amore produce in lui; l'assalto crudele di Amore che non lascia nulla di vivo nel suo animo se non uno spirto (v. 7) che parla di Beatrice; il recarsi del poeta, affranto da questa battaglia (§ 4: riferimento , controllare il v. 4), a veder lei, nella speranza di trovare conforto; il conseguente tremore e la sconfitta definitiva delle sue residue potenze vitali
Ma questi temi sono avvivati nella lirica dalla concatenazione compatta e drammatica. Le prevalenti connessioni coordinative e paratattiche assumono un ritmo concitato e progressivo, con insorgenze patetiche intense (vv. 5-8, 10, 12-14), che fanno del sonetto quasi il climax della breve silloge. Solido e armonicamente bilanciato è l'impianto:
la fronte descrive gli effetti prodotti nell'animo del poeta dal pensiero di Beatrice, la sirima quelli prodotti dalla presenza di lei. Ciascuna parte è a sua volta suddivisa in due momenti: proposizione narrativa e sua ulteriore intensificazione lirica, che delinea il carattere sconvolgente della passione
Notevoli anche qui alcuni richiami dello stile cavalcantiano: la pietà che il poeta prova per sé stesso (v. 3), l'assalto di Amore (v. 5), la vita che lo abbandona (v. 6), i vv. 7-8, il pallore esangue del viso (v. 10), il tremore e il senso conclusivo di morte (vv. 13-14)