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9 il cinquecento - Coggle Diagram
9 il cinquecento
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6 la varietà della prosa
6.1 le traduzioni, la saggistica e la prosa tecnica
- L’architettura --> uno dei settori in cui l’italiano si impose, non solo nelle opere nuove, ma anche traducendo ciò che si presentava in latino.
- In latino--> ancora il quattrocentesco trattato “De re edificatoria” di Leon Battista Alberti, tradotto in volgare da Cosimo Bartoli, col titolo “L’architettura”.
- Fra le traduzioni determinanti la più importante--> quella di Vitruvio, autore a cui Battista si era ispirato; la prima traduzione italiana di Vitruvio c’era stata all’inizio del secolo XVI, da parte del pittore Cesariano, traduzione con forme tipiche della koinè settentrionale. Il testo è vincolato dal latino, non solo nelle scelte lessicali, ma anche nella costruzione della frase.
- La trattatistica architettonica raggiunse nella seconda metà del ‘500 una maturità assoluta e una perfezione terminologica notevole, tanto che molte parole italiane, relative all’architettura civile e militare, entrarono anche nelle altre lingue europee.
- Anche la trattatistica d’arte offrì molto materiale allo storico della lingua: dal 1550 al 1568 uscirono le “Vite”di Vasari.
- Le traduzione dei classici costituiscono una parte importante per la storia dell’italiano; proprio nel confronto col latino la lingua italiana affinò le proprie capacità e potenzialità.
- Importanti--> le traduzioni di Aristotele, tra cui va ricordata la Retorica, tradotta da Caro e la Poetica, da Piccolomini. Platone fu tradotto nei suoi Dialoghi nel 1574. L’abbondanza di traduzioni rispondeva a un desiderio di divulgazione.
- La versione degli Annali di Tacito, tra il 1596 e il 1600, fu effettuata da Davanzati, che si sforzò di
gareggiare con l’originale, per dimostrare la brevità e l’arguzia dell’idioma fiorentino e per controbattere le censure rivolte alla lingua italiana dall’umanista francese Estienne. Estienne aveva condannato una precedente traduzione tacitiana di Dati per la sua incapacità di adeguarsi all’originale latino. Davanzati rinunciava alla floridezza dello stile boccacciano e cercava semplicità nell’imitazione dello stile dei trecentisti minori, usando anche elementi del parlato e popolari, seguendo il suo ideale di scrivere semplice
- Nel 1532 fu stampato a Roma il trattato “De principatibus” di Machiavelli: il “Principe” è un esempio di prosa, molto diverso da quello proposto da Bembo, in quanto Machiavelli scrisse in un fiorentino ricco dilatinismi, inoltre in latino sono i titoli dei veri capitoli, nonostante l’autore non disdegnasse di accogliere tratti bassi. Nel 1540 fu stampata la “Storia d’Italia” di Guicciardini.
6.2 il linguaggio scientifico
- Il volgare prevaleva nel settore della scienza applicata o diretta a fini pratici, non nella ricerca accademica. Mattioli, che visse a lungo all’estero, medico alla corte imperiale,--> autore dei “Commentarii”, -->numerose ristampe e che serviva a identificare e classificare le piante utili a fini medicinali. Il libro appartiene al campo delle scienze e della medicina, ma possiede anche valore pratico, per questo è scritto in italiano.
- La scelta del volgare acquista rilievo nel caso di Galileo, che appunto giungeva da un settore ostile del volgare, quello della scienza universitaria. Rinunciando al latino, Galileo aveva lo svantaggio di limitare la circolazione internazionale.
6.3 la prosa di viaggio
- **L’interesse linguistico della letteratura di viaggio consiste nella possibilità di reperire neologismi e
forestierismi, legati alla descrizione di nazioni e luoghi esotici. Questo tipo di letteratura,-->può esprimere interessi linguistici, quando accade che il viaggiatore si occupi degli idiomi parlati o scritti con cui è entrato in contatto**.
- Tra gli ordini più attivi ci fu quello dei Gesuiti; Botero nelle “Relazioni universali”, del 1596, descrisse tutte le parti del mondo conosciuto, attraverso i testi originali spagnoli di cui si servì come fonte; lo spagnolo aveva una grande importanza come lingua internazionale.
- Infatti negli scritto di tutti i viaggiatori ricorrono generalmente molti ispanismi, sia come prestiti di necessità, che come citazioni.
6.4 il mistilinguismo della commedia
- **Dalla prima metà del ‘500 la commedia si rivelò genere ideale per la realizzazione di un mistilinguismo o per
- la ricerca di elementi del parlato**.
- La caratteristica più evidente della lingua della commedia è data dalla compresenza di diversi codici per i diversi personaggi.
- Al parlato mirarono molti autori toscani, come Machiavelli, che nel Discorso o Dialogo, se la prese con Ariosto, che avrebbe scritto commedie in cui, non avendo voluto usare il dialetto e non conoscendo il toscano parlato, avrebbe ottenuto un risultato scarso e poco credibile.- Cecchi per rendere colorito il dialogo delle proprie commedie, le riempì di motti e proverbi. - Analoghe esibizioni di linguaggio popolare toscano si trovano anche in testi senesi, come “La pellegrina”, di Bargagli.- Della Porta, ne “La fantesca” del 1592 impiegò diversi tipi tradizionali, tra cui la figura del pedante che si esprime in forme auliche e latineggianti, rovesciate ad effetto comico. - Nel “Candelaio” di Giordano Bruno, il latino si mescola con il fidenziano e con il volgare e quest’ultimo è ridotto al minimo.- Calmo nella “Rodiana” approfitta dell’abilità polilinguistica di un servo che imita napoletano, francese, milanese, raguseo, spagnolo, fiorentino, e di un vecchio che parla spagnolo, francese, napoletano, pugliese, mantovano, genovese e arabo.
6.5 l'epistolografia
- Nel XVI secolo le raccolte di lettere, anche di autori famosi, costituirono un genere tra i più fortunati e diffusi.
- La maggior parte di questi libri fu stampata a Venezia.
7 il linguaggio poetico
7.2 il petrarchismo
- È una caratteristica del linguaggio poetico del Cinquecento e consiste in una soluzione coerente con il modello di Bembo e lui stesso nelle sue liriche, rappresentò questo gusto letterario. Il petrarchismo significa la scelta di un vocabolario lirico selezionato e di un repertorio di topoi.
7.3 Torquato tasso e le polemiche con
la crusca
- Il rapporto tra Torquato Tasso e l’Accademia della Crusca --> al centro del dibattito linguistico del tardo Cinquecento.
- La Crusca criticò soprattutto la Gerusalemme liberata, accusando Tasso di usare uno stile oscuro, ricco di latinismi e parole difficili, con versi aspri e sintassi complessa. Rispetto a Ludovico Ariosto, la sua poesia risultava meno immediata e richiedeva una lettura più riflessiva.
- Tasso, però, non rifiutò mai la tradizione toscana come base della lingua italiana, anche se negava il primato assoluto del fiorentino moderno. Considerava infatti il toscano un patrimonio culturale comune e sosteneva che la lingua letteraria dovesse essere colta e autonoma rispetto al parlato popolare.
- Nell’Apologia, Tasso distingueva il fiorentino antico da quello moderno e contestava il diritto dei fiorentini di essere gli unici giudici della lingua. Le polemiche con Lionardo Salviati mostrarono così il contrasto tra il progetto della Crusca di fissare regole linguistiche rigide e la nuova letteratura, più innovativa e libera dai modelli tradizionali.
7.1 Ariosto
- Ariosto adeguò la propria lingua al modello toscano delle Tre Corone, eliminando i settentrionalismi e accettando le regole della grammatica di Bembo.
- Machiavelli criticò il linguaggio teatrale di Ariosto, giudicandolo innaturale.
- L’esito finale del bembismo di Ariosto è il segno della riuscita della teorizzazione linguistica, che nell’Orlando furioso si traduce in una lingua chiara, elegante e regolata. Il tono medio viene ottenuto anche con l’eliminazione di epiteti preziosi, sostituiti da termini prosaici e quotidiana, da aggettivi più sobri e indeterminati.
7.4 teoria poetica e stile di tasso
- Una guida per cogliere lo stile della poesia di tasso sono le sue pagine di teorico, contenute nel quinto libro dei “Discorsi del poema eroico”, dedicato all’elocuzione, intesa come problema che non riguarda solo l’oratore e l’attore, ma anche il poeta.
-Tasso spiegò come poteva essere raggiunto l’ideale di magnificenza a cui aspirava e che costituiva il motivo di attrito rispetto alla concezione della Crusca.
- Il primo carattere di magnificenza sta nell’asprezza, termine con cui designa la presenza di forti allitterazioni
- un altro espediente sta nei versi spezzati, nell’uso degli enambement, che spesso separa l’aggettivo dal sostantivo e che permette di distanziare il verso dalla monotonia della prevedibilità metrica
- accumuli di elementi congiunti da e, che accrescono la forza nel parlato
- enumerazione: ottenuta con l’accostamento di elementi senza l’uso della congiunzione e; viene
realizzata soprattutto in polisindeto, quando vi è un crescendo o climax
- ricerca dell’indeterminato e del vago
- duplicazione della parole in forme di anafora
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8 la chiesa e il volgare
8.1 la. traduzione della bibbia e la lingua della messa
- La Chiesa fu tra i protagonisti della storia linguistica nel periodo dal Concilio di Trento alla fine del Seicento.
- La lingua ufficiale della Chiesa--> il latino, ma il problema del volgare emerse nella catechesi e nella predicazione.
- Il rapporto tra la Chiesa e la lingua volgare --> affrontato--> nel dibattito al Concilio di Trento: si discusse la legittimità delle traduzioni della Bibbia, ma i padri non arrivarono a una decisione radicale.
- Nel 1559 Paolo IV riservava una menzione alle Bibbie volgari, di cui era vietato il possesso senza licenza del Santo Uffizio; la proibizione fu ribadita nel ‘500 e nel ‘600.
- Al Concilio di Trento si affrontò il problema della traduzione della Sacra Scrittura, discusso nel 1546, in cui fu fondamentale l’azione di Lutero con la famosa versione in tedesco.
- Alcuni dei partecipanti del Concilio vedevano nella Bibbia una rischiosa fonte di errori e di eresie, altri erano fautori della traduzione della Bibbia. Prevalse la posizione di chi preferì far cadere ogni riferimento alla questione, lasciando decidere ai pontefici.
- Per quanto riguarda il tema della Messa, era necessario contrapporsi alla tendenza manifestata dal mondo protestante: veniva sottolineata la funzione di lingua sacra del latino. Inoltre al latino era riconosciuto il carattere di lingua universale, che garantiva un’omogeneità internazionale nel messaggio della Chiesa.
8.2 la chiesa e la questione della lingua e la predicazione
- Il volgare respinto dai piani alti della Chiesa, confermava il suo ruolo nel settore che più risentiva del confronto con i fedeli: la predica.
- La predicazione in lingua volgare era uno dei compiti a cui i parroci non dovevano sottrarsi e questa pubblicazione doveva svolgersi durante la Messa, entro il rito pronunciato in latino.
- Il bembismo influì fortemente anche nel campo della predicazione, riconoscibile in Musso, che era stato allievo a Padova di Bembo.“Il predicatore” di Panigarola, uscì postumo nel 1609 e fu il trattato più importante per il rinnovamento della prosa della predicazione, per renderla adeguata ai dettami della retorica, con l’intento di compiere un’applicazione della cultura alla fede.
- All’interno vi era un’adesione alla teorizzazione del primato della lingua fiorentina parlata, giudicata come la più adatta al pulpito. Panigarola consigliava di imparare il buon italiano sulle grammatiche, ma esortava a soggiornare a Firenze per qualche tempo.
- Egli trovò un corrispondente in Federico Borromeo che sottopose le sue prediche a un processo di revisione linguistica, partendo dal principio che anche l’oratoria sacra doveva diventare uno strumento di letteratura profana.
- Nella seconda metà del XVI secolo vennero alla luce molte opere retoriche, che dimostrano che la Chiesa cercava di stabilire le norme per una predicazione colta, di alto livello e che voleva dimostrare l’esistenza di un pubblico di religiosi pronti ad aggiornarsi e desideroso di imparare.
1 italiano e latino
- Nel ‘500 il volgare raggiunse piena maturità, ottenendo il riconoscimento unanime dei dotti; fioriscono autori come Ariosto, tasso, Machiavelli, Guicciardini --> il volgare scritto raggiunse un pubblico molto ampio di lettori. Al latino-->tolto progressivamente spazio.
- La maggior parte dei libri pubblicati--> ancora in latino e la lingua resisteva al livello più alto della cultura, ma gli intellettuali avevano fiducia nella nuova lingua: tale crescente fiducia derivava anche dal processo di regolamentazione grammaticale.
- Determinante--> le “Prose della volgare lingua”di Pietro Bembo.
- Si ebbero le prime grammatiche a stampa dell’italiano e i primi lessici; la maggior parte dei lettori cercava delle risposte pratiche, una guida per scrivere correttamente liberandosi dagli eccessivi latinismi e dialettismi.
- Verso la metà del secolo si assiste al tramonto della scrittura di koinè, tipica del ‘400, --> caratterizzata da contaminazioni di parlate locali, latino e toscano.
- Attraverso una regolamentazione normativa, l’italiano raggiunse uno status di lingua di cultura di alta dignità, anche se il latino continuava ad avere una posizione rilevante.
- Nella quotidianità, il volgare trovava spazio, più o meno ufficialmente.
- Marazzini ha preso in esame i privilegi concessi all’edizione del Decameron di Salviati, del 1582: su 11 privilegi concessi da governanti di stati italiani, 7 sono integralmente in latino, 2 mescolati italiano e latino e 2 sono integralmente in italiano. Il latino risulta quindi maggioritario. Il volgare veniva usato nella scienza quando si trattava di stampare opere di divulgazione, avendo uno spazio rilevante nei testi di arti applicate. Quanto al settore umanistico - letterario, il volgare trionfò nella letteratura e si affermò nella storiografia, grazie a Machiavelli e Guicciardini.
- La percentuale più alta di libri stampati--> stampata dall’editoria i Venezia, seguita da quella di Firenze. Nella Roma della seconda metà del ‘500 la produzione dei libri in volgare è al di sotto del 50% e a Torino e Pavia accadde la stessa cosa, in quanto città periferiche rispetto al centro toscano e caratterizzate da una forte presenza della cultura universitaria, legata alla lingua latina. A Roma il latino è egemonico perché lingua della Chiesa.
4 l'italiano come lingua popolare e pratica
- Nel ‘500 si assiste a una crescita dell’impiego della lingua italiana, che si verifica nelle scritture e nelle stampe.
- Aumentano le occasioni di scrivere, cresce l’uso della lingua, utilizzata anche da persone di scarsa cultura. L’analfabetismo era diffuso, soprattutto nelle campagne, anche se nelle città c’era chi non sapeva leggere e scrivere.
- Le scritture popolari e semipopolari erano caratterizzate da regionalismi e dialettismi; il modello omogeneo di lingua toscana diffuso con il successo delle teorie di Bembo e con la produzione grammaticale agì sugli scriventi colti.
- La varietà dei diversi usi erano legati alle diverse condizioni sociali degli scriventi.
- Campioni dell’italiano dei semicolti si rintracciano nei diari che mostrano l’italiano con vistosi tratti regionali. Anche alcuni libri a stampa offrono materiale per un italiano extraletterario ricco di termini quotidiani, così come le raccolte di ricette medico-alchemiche, culinarie: sono opere in cui si trova una terminologia tecnica e settoriale estranea alle problematiche dell’italiano poetico e letterario, legata alla vita quotidiana e alle necessità pratiche comunicative.