La Venere dormiente, invece, inaugura un nuovo modo di rappresentare il nudo femminile: la figura giace in un paesaggio sereno, modellata da una luce uniforme che ne esalta la morbidezza dei volumi. Il corpo non è idealizzato in senso classico, ma naturale, disteso, immerso nella quiete del mondo circostante.
Questo equilibrio tra sensualità e poesia, tra eros e natura, divenne un modello imprescindibile per la pittura erotica del Cinquecento.
Tiziano, che completò l’opera dopo la morte di Giorgione, ne assimilò la lezione e la sviluppò nelle sue celebri Veneri (come la Venere di Urbino), influenzando profondamente l’intera tradizione successiva.