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DALLA FIRENZE DI SAVONAROLA AI PRIMI SUCCESSI ROMANI DI MICHELANGELO -…
DALLA FIRENZE DI SAVONAROLA AI PRIMI SUCCESSI ROMANI DI MICHELANGELO
Dopo la morte di Lorenzo il Magnifico nel 1492, Firenze, che fino ad allora era stata il cuore pulsante del Rinascimento, subì un radicale cambiamento politico e culturale con l'ascesa di Girolamo Savonarola.
Questo frate domenicano promosse una teocrazia austera, condannando le arti profane e influenzando profondamente il clima artistico fiorentino.
In questo contesto di crisi e rinnovamento spirituale
alcuni artisti, come Botticelli, si convertirono a una pittura mistica e più severa
mentre altri, come il giovane Michelangelo, cercarono nuove opportunità fuori Firenze, trovando a Roma il terreno fertile per i loro primi, straordinari successi
SAVONAROLA E LA CRISI DELL'ARTE FIORENTINA
L'arrivo di Girolamo Savonarola a Firenze segnò la fine dell'Età Laurenziana e l'inizio di un periodo di profonda trasformazione morale e religiosa.
Il frate domenicano predicava con veemenza contro la corruzione della Chiesa e la mondanità della società fiorentina, promuovendo una teocrazia – una forma di governo in cui la divinità è riconosciuta come l'autorità suprema e le leggi sono interpretate e applicate da un clero – e condannando apertamente le arti profane.
Il culmine di questa campagna fu il tristemente famoso Falò delle Vanità (1497), in cui opere d'arte, libri, strumenti musicali e oggetti di lusso furono distrutti per volere del frate, influenzando drasticamente il clima artistico e culturale della città.
Molti artisti furono profondamente toccati da questo fervore religioso.
Sandro Botticelli, ad esempio, divenuto un fervente seguace di Savonarola, abbandonò i suoi temi neoplatonici e la grazia delle sue opere precedenti per abbracciare una pittura mistica e austera.
Il suo Compianto sul Cristo morto (1495) riflette il dolore e la spiritualità dei "piagnoni" (appellativo dato ai seguaci di Savonarola, che si distinguevano per il loro fervore religioso e le frequenti manifestazioni di pentimento e pianto), con figure bidimensionali immerse in un'atmosfera cupa e un'intensa espressività emotiva.
L'arte devozionale trovò un interprete anche in Pietro Perugino, il cui stile dolce e misurato si adattava perfettamente alle esigenze religiose del tempo.
La sua Crocifissione (1493-1496) mostra figure solenni in un paesaggio sereno, enfatizzando la spiritualità e la contemplazione.
Anche Fra Bartolomeo, anch'egli un "piagnone" convinto,
dipinse nel 1497 l'Annunciazione per la Cattedrale di Volterra, adottando una rigorosa prospettiva e una luce cristallina per trasmettere un senso di devozione e purezza.
MICHELANGELO: DALLA FUGA DI FIRENZE AI PRIMI STRAORDINARI SUCCESSI ROMANI
In questo clima di incertezza e profondo cambiamento, il giovane Michelangelo Buonarroti (1475-1564) decise di lasciare Firenze tra il 1494 e il 1495.
Il suo primo approdo fu Bologna, dove:
contribuì all'arca di San Domenico, scolpendo le statue di San Petronio, San Procolo e un angelo ceroforo
ebbe l'opportunità di confrontarsi con la scultura monumentale e il dinamismo espressivo di Jacopo della Quercia, un'esperienza formativa cruciale per il suo sviluppo artistico.
Nel 1495, Michelangelo tornò brevemente a Firenze, dove
scolpì un Cupido, che fu venduto fraudolentemente come opera antica a Roma.
Questo episodio, sebbene controverso, attirò l'attenzione del cardinale Raffaele Riario, che, intuendone il genio, lo invitò nella capitale pontificia.
Nel 1496 a Roma, Michelangelo trovò un ambiente più aperto e ricettivo alla sua straordinaria genialità, un luogo dove le sue ambizioni potevano fiorire.
Qui realizzò il Bacco (1496-1497), ora conservato al Museo del Bargello, una statua dall'eleganza classica che esprimeva la disinvoltura e la gioia del dio del vino, accompagnato da un piccolo satiro.
L'opera fu esposta nel giardino di Jacopo Galli, tra sculture antiche, dimostrando la sua incredibile abilità non solo nell'imitare l'arte classica, ma nel superarla con una vitalità e un'espressività del tutto nuove.
Michelangelo, oltre alla scultura, sperimentò anche la pittura con la Madonna di Manchester, un'opera incompiuta, caratterizzata da figure volumetriche prive di sfondi architettonici, quasi fossero sculture dipinte.
La sua concezione artistica privilegiava il rilievo sulla pittura, considerandola la "lanterna" della scultura, ovvero la disciplina che meglio di altre poteva esprimere la forma e il volume.
Nel 1498, ricevette la commissione per la celebre Pietà Vaticana, destinata alla Cappella di Santa Petronilla in San Pietro. Michelangelo scolpì questo gruppo marmoreo con un'attenzione straordinaria alle forme, ispirandosi agli ideali classici e neoplatonici.
La sua firma, "Michelangelus Bonarotus Florentinus faciebat" (Michelangelo Buonarroti fiorentino faceva), incisa sulla fascia che attraversa il petto della Vergine, esprimeva la sua perenne ricerca della perfezione e la consapevolezza del proprio valore artistico, in sintonia con le tradizioni artistiche antiche.
La Pietà è un capolavoro di equilibrio compositivo, morbidezza delle superfici e profonda emozione, che unisce la bellezza ideale del corpo di Cristo alla giovinezza e alla serenità della Vergine, simbolo di purezza e di un dolore contenuto e dignitoso.