Storia
La Seconda rivoluzione industriale
A metà dell'Ottocento inizia la Seconda rivoluzione industriale in Europa, Stati Uniti e Giappone. Questa epoca si basa su due nuove fonti di energia: l'elettricità, che illumina città e case grazie alla lampadina di Edison e di Tesla, e il petrolio, che fa funzionare i nuovi motori a scoppio e diesel grazie all’aiuto di Felice Matteucci e di Rudolf Diesel. Le industrie, i palazzi, l’aspirina e la dinamite crescono grazie all'acciaio e alla chimica, mentre i trasporti e le comunicazioni cambiano per sempre con l'invenzione di automobili, aerei, telefono di Antonio Meucci e radio di Guglielmo Marconi. Nelle fabbriche Henry Ford introduce la catena di montaggio, un nastro trasportatore che velocizza la produzione ma rende il lavoro degli operai ripetitivo e alienante.
Questo sistema fa nascere il capitalismo, dove i ricchi industriali investono denaro per ottenere un profitto, e trasforma la società da agricola a industriale. Molti contadini si trasferiscono in città, dividendo la popolazione in borghesia in cui ci sono i proprietari e proletariato in cui ci sono gli operai. Le condizioni dei lavoratori sono durissime, con turni fino a quindici ore e salari miseri, soprattutto per le donne che lavorano il doppio. Per difendere gli operai nascono le idee socialiste di Karl Marx, i sindacati e gli scioperi. Il movimento si divide tra rivoluzionari e riformisti, mentre la Chiesa interviene con la Rerum Novarum di papa Leone XIII per chiedere stipendi giusti e tutele.