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5 origini e primi documenti dell'italiano - Coggle Diagram
5 origini e primi documenti dell'italiano
1 dal latino al volgare
L’italiano deriva dal latino volgare, la forma parlata del latino, diversa dal latino classico scritto.
Il latino non era uniforme:
variava sia nel tempo (dimensione diacronica)
sia nello spazio e tra classi sociali (dimensione sociolinguistica).
Le differenze tra le varietà
si diffusero nell’Impero e
portarono alla nascita delle lingue romanze
.
La diffusione del latino non fu uguale ovunque
-->
forte in Occidente, mentre in Oriente rimase dominante il greco.
Inoltre, il latino si differenziò nelle province, anche a causa delle invasioni barbariche, fino a evolversi nelle lingue neolatine.
-
Il latino volgare si ricostruisce confrontando le lingue romanze e attraverso fonti come testi popolari, graffiti e documenti come l’Appendix Probi,
che mostra errori rispetto al latino corretto ma anche innovazioni poi diventate norme.
Molte parole cambiarono forma o significato (es. testa da “vaso” a “capo”),
e spesso termini più familiari sostituirono quelli classici.
Importanti anche
le influenze linguistiche:
- sostrato: lingue precedenti (etrusco, osco-umbro) -superstrato: lingue dei popoli invasori (germanici) - adstrato: lingue vicine
I popoli germanici
(goti, longobardi, franchi)
lasciarono tracce soprattutto nel lessico italiano.
In particolare, i longobardi influenzarono molto la lingua. Successivamente, anche il francese e il provenzale contribuirono con nuovi termini, soprattutto nel Medioevo.
2 nozioni di grammatica storica
Le modificazioni subite dal latino non sono state casuali: si riscontra una regolarità.
Queste
regole possono essere organizzate così sistematicamente,
da fornire una descrizione metodica
per ognuna delle lingue romanze.
La grammatica storica --> dello sviluppo diacronico della lingua, quella descrittiva e normativa -->delle norme che governano una lingua nella sua fase più recente.
Le leggi della grammatica storica
sono differenti
da lingua a lingua e non sono prive di eccezioni e anomalie.
2.1 nozioni di elementi di fonetica
le vocali possono essere classificate in base al loro punto di articolazione.
La fonetica articolatoria
è la
disciplina
che si occupa di questo
settore della linguistica,
che ha una precisa relazione con lo studio
dell’anatomia dell’apparato fonatorio.
Vocale a, detta media
Per la è la lingua si sposta in avanti e in alto verso il palato
Per articolare la ó la lingua si sposta indietro, verso il velo palatino
Per articolare la i si deve avere un’ulteriore avanzamento della lingua rispetto alla è
Per pronunciare la u si deve giungere al limite del velo palatino
vocale centrale bassa: a
3 vocali anteriori o palatali: i, è, é
3 vocali posteriori o velari: u, ò, ó
La e e la o si distinguono in chiuse e aperte.
Vi sono lingue o dialetti in cui esistono le vocali “turbate”, la ö e la ü, assenti in italiano. Esiste la vocale indistinta o muta: ë o ə( schwa).
Le vocali
-->possono essere distinte a
seconda della durata, in lunghe o brevi
. Quelle che
portano l’accento,
sono dette
toniche
,
quelle senza sono atone
. Combinazioni particolari di suono
sono i dittonghi, che possono essere:- Ascendenti: piède, uòmo - Discendenti: fài, càusa
A seconda che la sonorità diminuisca o aumenti nel passaggio dal primo al secondo elemento.
La i e la u ( iod e waw) che entrano nei dittonghi
vengono pronunciate in maniera
intermedia tra quella si una vocale e di una consonante: semiconsonanti.
Vengono rappresentate con un mezzo cerchio aperto verso il basso.
Le consonanti vengono pronunciate con un restringimento o con un’occlusione del flusso d’aria.
**Quando avviene il restringimento sono dette FRICATIVE.
Quando avviene un’occlusione sono dette OCCLUSIVE.
La combinazione delle prime con le seconde produce le AFFRICATE.**
Le consonanti possono essere sorde o sonore: nelle prime non si ha la vibrazione delle corde vocali, nelle seconde sì.
OCCLUSIVE
Labiali: SonoreSordeSorde
velari
/p/ /b/
/ t / /d/
/ k/ /g/
Se l’occlusione della cavità orale si combina con il passaggio d’aria nel naso, si ottengono le consonanti nasali:
NASALI Labiale: /m/ Dentale: /n/ Palatale: /ɲ/ Velare: /ɳ
Se la lingua occlude solo la parte centrale della cavità orale, lasciando libere le zone laterali, avremo le consonanti laterali:
LATERALI: dentale: /l/
palatale: /ʎ/ (figlio)
**La /r/ è una consonante vibrante, perché la lingua produce una serie di ostruzione che si susseguono rapidamente come vibrazioni.
Con le fricativa, si produce un restringimento nel flusso dell’aria fino a produrre una attrito:**
FRICA TIVE: sorde
sonore
/z/ ( rosa) /v/ /ʒ/
alveolari: labio-dentali: palatali:
/ s/( sano) /f/ / ʃ/AFFRICA TE: sorde
sonore
/ʣ/ ( zero) /dʒ/ ( giallo)
dentali: /ʦ/ ( alzare) palatali: /tʃ/ ( cena)
**Esistono notazioni codificate a livello internazionale, come l’alfabeto fonetico internazionale o IPA.
Nella descrizione dell’italiano e dei suoi dialetti spesso si fa riferimento alla simbologia adoperata da G.Rohlfs nella sua grammatica storica.**
2.2 il sistema vocalico tonico dell'italiano
La lingua italiana ha un sistema di 7 vocali,
perché è ed è
costituiscono opposizione fonematica,
cioè possono distinguere
due parole altrimenti identiche.
Il sistema dell’italiano
si è formato
dallo sviluppo del sistema vocalico latino:**
il latino aveva dieci vocali,
distinguibili
in cinque lunghe e cinque brevi.**
Poi la quantità vocalica latina cessò di avere rilevanza e si trasformò in qualità: i parlanti pronunciavano le lunghe come strette e le brevi come aperte.
Ī: i
Ĭ, Ē: è
Ĕ: è
Ā, Ă: a
Ŏ: ò
Ō, Ŭ: ó
Ū: u
2.3 altri tipi di vocalismo
Confronto con il
sardo e il siciliano
:
SARDO:
Ī, Ĭ: i
Ē, Ĕ: e
Ā, Ă: a
Ŏ, Ō: o
Ŭ, Ū: u
Il sistema è penta vocalico.
SICILIANO:
Ī, Ĭ, Ē: i Ĕ: è
Ā, Ă: a Ŏ: ò
Ō, Ŭ, Ŭ: u
2.4 il dittongamento
In italiano la è < Ĕ tonica, se in posizione di sillaba libera, ossia terminante per vocale, dà origine a un dittongo: PĔ – DE(M) > piede.
Anche
la ò da Ŏ breve, dittonga, se tonica, in sillaba libera: BŎ-NU(M) > buono.
All’inizio del’800 il dittongo uo venne eliminato dopo suono palatale
( gioco< giuoco, figliolo< figliuolo).
Il fiorentino popolare eliminò uo in tutte le posizioni: òmo al posto di uomo, bòna al posto di buona.
Il dittongo manca in parole di origine dotta,
che sono stata introdotte i
n italiano sulla base del modello latino: pòpolo< PŎPULU(M).
2.5 la monottongazione
I dittonghi latini AE e OE si trasformarono rispettivamente in Ĕ breve e Ē lunga
( LAETU(M) >lieto,
POENA(M) > pèna).
Il dittongo AU resistette più a lungo, anche se i primi casi di monottongazione del tipo CAUDA(M) > CODA si verificarono già in epoca classica.
2.6 la metafonesi
È un fenomeno linguistico che non interessa il toscano, ma si trova in altre zone d’Italia.
Si può definire come
una modificazione del timbro di una vocale
per
influenza di una vocale che segue.
Si ha quando le
vocali finale estreme influenzano la tonica che precede,
aumentandone
la chiusura se è già chiusa, facendola dittongare se è aperta
.
-** In Italia settentrionale la metafonesi è limitata a è > i, ò > u davanti a –i finale.
In certi casi può interessare la a.**
In Italia meridionale la metafonesi è di tutti i tipi:
Ò > u sia davanti a –i (cunti), sia davanti a –o < u ( tratteneniento)
Nel parlato in napoletano,
si ha l’opposizione tra il maschile russë < RŬSSU(M) e il femminile rossa < RŬSSA(M):
l’esito russë è condizionato dalla metafonesi, dovuta alla –U finale del maschile, poi trasformatasi in vocale muta; nel femminile il fenomeno non agisce perché la vocale finale è una –A.
2.7 l'anaforesi
È un fenomeno tipico fiorentino e di una parte della Toscana, ma è assente nelle altre parlate italiane: è un elemento distintivo in opposizione alla metafonesi.
È il fenomeno per cui una è tonica si trasforma in i davanti a nasale palatale
( ɲ ), davanti a laterale palatale (ʎ), provenienti rispettivamente da NJ e LJ e davanti a nasale velare (ɳ); ò tonica si trasforma in u davanti a nasale velare (ɳ).
Esempio: gramigna< GRAMĬNEA(M), famiglia< FAMĬLIA(M), giunco< IŬNCU(M).
2.8 vocalismo tono
il vocalismo atono italiano non distingue tra chiuse e aperte
.
Le vocali atone finali si indeboliscono giungendo a un suono indistinto in alcune zone del Meridione:
questo suono può essere rappresentato con
il segno della e muta ë;
nella grafia dei dialetti meridionali questa e viene scritta come una e normale.
-
Nelle parlate settentrionali italiane le vocali finali tendono a cadere, anche se maggior resistenza dimostra la –a. il toscano,
ha una
naturale tendenza a far finire le parole per vocale e a conservare le vocali finali.
Già nel latino parlato era caduta la vocale mediana di molte parole sdrucciole: DŎM(I)NA(M)> donna, si tratta di una sincope della vocale postonica in penultima sillaba. BONITĀTE(M) >bontate > bontà è un esempio di sincope della vocale intertonica, con caduta ulteriore del –te finale.
2.9 passaggio di pretonica A I
Nel toscano la e pretonica o protonica, tende a chiudersi
in i, come NEPOTEM >nepote >nipote.
In diversi casi
il fenomeno non si riscontra per diversi motivi,
per esempio in vocaboli di origine straniera, come il francesismo dettaglio o in parole in cui la e è stata ripristinata sul modello del latino(delicato- dilicato)
2.10 labializzazione della vocale pretonica
Una vocale pretonica palatale
( e, i) che venga
a trovarsi vicino a un suono labiale
( p, b, m, f, v) o labiovelare( kw, gw)può diventare labiale(u,o): DEBERE > devere> dovere o DEMANDARE > demandare > domandare.
2.11 le consonanti finali
Le consonanti latine –T, -S, -M in posizione finale subiscono nel passaggio all’italiano un indebolimento e un dileguo.
2.12 le consonanti doppie
Le doppie latine si conservano in italiano e nei dialetti meridionali, ma non nelle parlate settentrionali.
I gruppi consonantici latini CT e PT hanno dato origine: LACTE(M) >latte, SEPTE(M) > sette.
Un caso di raddoppiamento è quello che si produce in foto sintassi, cioè nel contatto tra due parole: AD CASAM > akkasa.
La grafia italiana moderna registra il fenomeno solo quando si è prodotta l’univerbazione, cioè la riduzione ad una sola parola.
2.13 sonorizzazione delle occlusive sorde intervocaliche
IN Italia settentrionale le occlusive sorde intervocaliche k, p, t, passano alle corrispondenti sonore g, b, d, subendo un indebolimento e una conseguente sonorizzazione e a volte si arriva alla caduta della consonante sonorizzata.
In Toscano questo fenomeno avviene raramente.
Esempi: PATELLA(M) > padella, LOCU(M) > luogo.
2.14 palatalizzazione DI K E G( ESITI C E G + E, I )
La pronuncia del latino classico CERA e GELU era con occlusiva velare sorda, così come in CANIS, ma le vocali palatali e, i hanno finito per influenzare la pronuncia della consonante che precede.
Si manifestò la tendenza a pronunciare le
velari k e g come palatali davanti a vocali palatali: cera e gelo.
Diversa
la situazione in Italia settentrionale,
dove l’evoluzione andò verso le affricate
dentali sorde e sonore, per poi passare alle corrispondenti sibilanti: CENTU(M) > sent cento.
La palatizzazione di C e G latine interessa la maggior parte delle lingue romanze.
2.15 esisti consonante+J
Nel passaggio dal latino all’italiano le consonanti, tranne r e s , quando sono seguite da J si rafforzano:
FACIO > faccio, SEPIA(M) > seppia.
Il nesso latino –TJ diventa in italiano l’affricata dentale sorda intensa: VITIU(M) > vezzo.
In alcuni casi ci possono essere due esiti: PRETIU(M) > prezzo e pregio, RADIUM > razzo e raggio.
Il nesso latino –LJ dà laterale palatale intensa: FILIUM > figlio.
Il nesso –NJ dà in italiano la nasale palatale intensa: IUNIUM > giugno.
2.16 esimiti di consonante + L
I nessi latini di consonante +L passano in italiano a consonante +i:
FLORE(M) > fiore, PLANU(M)> piano, CLAMARE> chiamare.
**In Italia meridionale il nesso latino –PL > ki: PLUS ( napoletano) chiù, (italiano) più.
In posizione intervocalica la consonante +L raddoppia: NEB(U)LA(M) > nebbia.
Il nesso latino –TL passa a –CL: VET(U)LU(M) > VECLU(M) > vecchio.**
2.17 la labiovelare
Si chiama
labiovelare il nesso kw o gw formato dalla velare k/g e dalla semiconsonante w.
Nel passaggio dal latino all’italiano, la labiovelare iniziale kw rimane intatta solo davanti ad a, mentre negli altri casi si riduce all’occlusiva velare k.
QUID > che
2.18 prostesi
Si ha quando
c’è l’aggiunta di una vocale non etimologica all’inzio di una parola,
per rendere la pronuncia più facile: in ispecie, per iscritto.
Il fenomeno inverso, con caduta di vocale è l’aferesi: Vangelo < EVANGELIUM.
2.19 epitesi ed epentesi
L’epitesi
consiste
nell’aggiunta di un suono non etimologico alla fine di una parole
, per facilitarne la pronuncia: piùe, fue per più e fu.
L’epitesi di –ne esiste ancora oggi in alcune zone dell’Italia centrale: none per no. L’epentesi è l’inserimento di un suono non etimologico all’interno di una parola.
2.20 assimilazione
Un suono diventa simile a un altro che gli si trova vicino.
È regressiva quando il suono che precede diventa simile a quello che segue
( il secondo suono influisce sul primo), è progressiva quando il primo suono influisce su quello che segue.
OCTO > otto, SEPTE(M) > sette. Anche la metafonesi è un fenomeno di assimilazione regressiva. Un’assimilazione progressiva dei dialetti centro-meridionale è il passaggio –ND > -NN: QUANDO > quanno.
2.21 dissimilazione
È il
fenomeno opposto all’assimilazione
e si ha
quando due suoni simili situati vicino nella stessa parola si differenziano:
ARBORE(M) > ALBERO, con dissimilazione della prima r a causa della seconda.
2.22 spirantizzazione di -B - intervocalica
È il
passaggio dall’occlusiva labiale sonora latina in posizione intervocalica a una fricativa labio-dentale: HABERE > avere
2.23 elementi di morfologia storica: articoli e preposizioni
Nel passaggio dal latino alle lingue romanze
si ebbe
la perdita delle consonanti finali,
ad esempio
la –M dell’accusativo o la predita dell’opposizione tra vocali brevi e lunghe.
Nella lingua latina si ebbe un collasso del sistema delle declinazioni; la scomparsa dei casi fu surrogata dall’introduzione di una serie di forme e costruzioni analitiche
.
Il latino è sintetico
, mentre
il passaggio dal latino classico a quello volgare implica l’introduzione di elementi morfologici analitici, come articoli e proposizioni
; queste ultime presero la funzione di specificazione che nel latino classico era affidato ai casi.
2.24 elementi di morfologia storica: il nome
-
Le parole italiane derivano dall’accusativo delle parole latine, anche se nomi come uomo, sarto, moglie, derivano da nominativi.
La derivazione
dall’accusativo è evidente negli imparisillabi della terza declinazione latina
: monte < MONTE(M), nominativo MONS, amore < AMORE(M), nominativo AMOR.
Il latino aveva tre generi di nomi: il maschile, il femminile e il neutro;
quest’ultimo è sparito nelle lingue romanze, lasciando però qualche traccia: i nomi neutri latini si sono trasformati per la maggior parte inmaschili, ma molti neutri plurali in –a sono diventati femminili singolari attraverso una fase in cui valevano come nomi collettivi: FOLIA > foglia.
2.25 elementi di morfologia storica:
il verboIl futuro nelle lingue romanze si è formato differenziandosi dal futuro latino.
Il
futuro italiano deriva infatti dall’infinito del verbo + il presente di HABERE: CANTARE + HABEO > cantarò > canterò.
Anche il
passivo latino fu sostituito da forme analitiche, così come il passato prossimo: h
o cantato < HABEO CANT A TUS.
2.26 elementi di sintassi storica
Nel
latino classico era normale la costruzione con il verbo posto alla fine della frase, dopo il complemento indiretto e il complemento oggetto.
Il l
atino volgare preferì l’ordine soggetto-verbo-oggetto-complemento indiretto
.
Il
latino classico costruiva la frase oggettiva mediante accusativo più infinito, mentre quello volgare introdusse una congiunzione subordinante quod o quia + verbo all’indicativo.
Il latino mostrava una propensione per le frasi subordinate, mentre l’italiano preferisce la coordinazione.