Please enable JavaScript.
Coggle requires JavaScript to display documents.
L'USO TEOLOGICO DEGLI STRUMENTI DELLA SCIENZA NELLA SUMMA CONTRA…
L'USO TEOLOGICO DEGLI STRUMENTI DELLA SCIENZA NELLA SUMMA CONTRA GENTILES DI TOMMASO
Il
"conciliazionismo" tommasiano
(il punto centrale del pensiero di Tommaso) non serve a mettere la scienza sotto la fede,
ma a mostrare che le due possono andare insieme
La fede e la ragione sono due strade diverse, ma puntano alla stessa verità
Tommaso riprende questa idea da
Agostino
:
"la Verità dei Misteri non si raggiunge contro la ragione, ma anche attraverso di essa"
Per questo, nella
"Summa contra Gentiles"
, Tommaso usa la filosofia e la dimostrazione come strumenti validi dentro la teologia
La teologia razionale diventa così una forma alta di filosofia, una filosofia prima.
Da qui nasce la necessità di rivedere l’idea di
“Medioevo”
Il termine è antico ed ha creato lo schema delle quattro età, ma ha generato interpretazioni opposte:
chi vede un progresso spirituale
chi lo usa solo per abitudine
chi vede un’epoca di decadenza
Abbandonare questa idea comporta due conseguenze:
bisogna ripensare la divisione dei secoli dal V al XIV
non si può più considerare il Medioevo come un periodo cristiano uniforme
Diventa necessario guardare ai cambiamenti reali:
come si formano le strutture civili
come nascono nuovi modi di pensare
come cresce o ristagna la società
La storia appare come un intreccio di razionalità e confusione, memoria e dimenticanza, in cui il passato continua a influenzare il presente
È la contemporaneità della storia: ciò che è stato continua a vivere in ciò che siamo.
In questa prospettiva, i secoli dal III all’VIII mostrano un’unità segnata dal declino (crisi) delle città e dal bisogno di protezione
Tra IX e XII secolo si sviluppano l’economia, il sistema feudale e un nuovo ceto urbano
Tra XIII e XVI secolo si stabilizzano le strutture civili, cresce la borghesia, nascono gli ordini mendicanti e le università, si recupera Aristotele e si forma un modello di scienza più rigoroso
Ne risulta infatti, l’immagine di un Medioevo immobile, che non regge
Tra VI e XV secolo la società cambia, cresce, inventa nuove forme culturali, sviluppa la scienza, riflette sul linguaggio e sull’esperienza. È un periodo dinamico, non fermo
Dopo ciò che abbiamo detto, si può capire bene la posizione storica e il ruolo culturale di Tommaso d’Aquino
Tommaso si sarebbe definito soprattutto teologo, ma è teologo proprio perché è filosofo:
nella scuola medievale, infatti, la teologia è considerata la “filosofia prima”, cioè la scienza più alta, e allo stesso tempo è il fondamento di tutte le altre scienze, sia dal punto di vista della verità sia da quello della conoscenza
Tommaso è consapevole del rapporto tra fede e filosofia e delle sue capacità filosofiche, che aveva iniziato a sviluppare da giovanissimo all’Università di Napoli
Lì era entrato in contatto con l’ordine domenicano, un ordine mendicante molto attento alle esigenze spirituali e culturali della nuova società urbana
Anche l’ambiente dell’Università di Parigi, dove Tommaso matura come uomo e come studioso, è fortemente filosofico:
da un lato eredita la tradizione scolastica dei due secoli precedenti, che aveva riorganizzato i saperi in modo più razionale
dall’altro è un’istituzione che forma non solo religiosi, ma anche i futuri dirigenti e i maestri delle arti più importanti, come la medicina e il diritto
In questo contesto Tommaso vive da protagonista l’inizio di un grande rinnovamento culturale e civile
Questo rinnovamento si basa sulla distinzione, tra ciò che appartiene alla fede e ciò che appartiene alla ragione
La distinzione non è ancora totale, perché Tommaso riconosce un’area comune tra le due:
"praeambula fidei"
(ciò che la ragione può dimostrare su Dio e che prepara alla fede), ma è comunque una svolta importante:
rompe sia con l’idea che la filosofia debba essere “serva” della teologia
sia con l’idea opposta che fede e ragione coincidano quasi del tutto, come si pensava nelle scuole dei secoli XI e XII
La riflessione di Tommaso sull’uso teologico degli strumenti della scienza diventa così un momento decisivo nella crescita del sapere filosofico come storia della ragione
Più in generale, rappresenta un aspetto importante del movimento complesso della civiltà e delle idee
La riflessione di Tommaso sull’uso della ragione dentro la teologia si inserisce in un periodo in cui il mondo culturale sta cambiando molto rapidamente
Gli anni in cui Tommaso si forma e in cui comincia a emergere come maestro sono segnati da tre fenomeni che, in pochi decenni,
trasformano in modo profondo la società feudale e costringono gli studiosi a scegliere se restare legati al passato o aprirsi alle novità
Il primo fenomeno è la nascita e la diffusione delle Università tra la fine del XII secolo e i primi decenni del XIII
Sono scuole superiori che non dipendono direttamente dalle autorità ecclesiastiche, come invece accadeva per le scuole monastiche e cattedrali
Per questo, pur essendo frequentate da chierici, nelle Università si sviluppa una cultura più
“secolare”
,
orientata non solo alla formazione religiosa ma anche a quella di professioni alte come i medici e i giuristi, figure sempre più necessarie in una società che sta diventando più complessa e più borghese.
Il secondo fenomeno è l’arrivo nell’Occidente latino del
"Corpus Aristotelicum"
, tra la seconda metà del XII secolo e la prima del XIII
Le opere di Aristotele, soprattutto quelle di fisica, cosmologia, la
"Metaphysica, l’Ethica Nicomachea e la Politica"
entrano per la prima volta nel mondo latino grazie alle
traduzioni dal greco e dall’arabo, insieme ai commenti dei filosofi arabo‑islamici (come Al‑Kindi, Al‑Farabi
)
La loro diffusione nelle Università provoca una vera
“rottura epistemologica”(filosofica)
rispetto al modello precedente, che era soprattutto
platonico‑agostiniano (+ latino)
La crescita del sapere non avviene più sostituendo una teoria con un’altra, ma in modo accumulativo:
la nuova teoria si aggiunge alle precedenti e le amplia
Nasce così un modello di scienza più efficiente, basato su tre momenti:
2.
la coerenza logica dei risultati
3.
il ricorso all’auctoritas del Filosofo, cioè Aristotele, come verifica di razionalità e di verità
1.
l’esperienza come osservazione sistematica (che comprende anche l’esperimento mentale)
Questo atteggiamento non è molto diverso da quello degli scienziati moderni, che difendono il modello attuale finché non viene davvero rifiutato.
Accanto a questa diffusione dell’aristotelismo, però, c’è un terzo fenomeno:
la resistenza delle autorità ecclesiastiche
Le opere naturali di Aristotele e l’aristotelismo vengono percepiti come forme di neopaganesimo
Nonostante i divieti papali del 1210, i nuovi Statuti dell’Università di Parigi rendono obbligatorio lo studio di Aristotele, che diventa così il Filosofo per eccellenza nella cultura europea
Il contrasto tra aristotelici e anti‑aristotelici ritorna spesso nella storia dell’Occidente latino ed è alimentato, nella prima metà del XIII secolo, dai maestri francescani della Facoltà teologica di Parigi
Essi insistono sulla superiorità della sapienza sulla scienza e sull’interiorità come via di ascesa spirituale
È significativo che il platonismo, che pochi decenni prima era guardato con sospetto dai tradizionalisti, diventi ora per loro la filosofia più compatibile con il cristianesimo
Il confronto tra fede e ragione che caratterizza la riflessione di Tommaso si sviluppa in un contesto in cui la tradizione culturale sta vivendo una trasformazione profonda
Il terzo fenomeno che contribuisce a questa trasformazione è la nascita, alla fine del XII secolo, e l’affermazione, all’inizio del XIII, degli ordini mendicanti (classi secondarie),
soprattutto Francescani e Domenicani
.
Sono ordini urbani, che vivono delle offerte dei fedeli e partecipano alle attività della società “borghese”, sia manuali sia intellettuali
In questo modo si aprono alla parte più dinamica della società feudale e contribuiscono al suo rinnovamento, in contrasto con la tradizione monastica benedettina, basata su un’economia chiusa e autosufficiente.
Dal punto di vista della Chiesa istituzionale, questi ordini rappresentano una risposta efficace alla diffusione, negli strati più popolari, di idee dottrinalmente deviate e di movimenti pratici che chiedono riforme
Allo stesso tempo esprimono ideali di spiritualità e povertà e una sensibilità verso il bisogno di una distribuzione più equa dei beni e dei poteri
Questi fenomeni (Università, ordini mendicanti ecc.), sono così legati tra loro da formare un unico grande movimento culturale. I nuovi ordini assumono un ruolo decisivo nelle Università, dove i loro membri dialogano con l’aristotelismo (soprattutto nella Facoltà delle Arti) oppure lo contrastano direttamente (più spesso nella Teologia)
Diventano un filtro attraverso cui le discussioni e i conflitti dei due secoli precedenti arrivano fino all’età di Tommaso, trasformati ma non indeboliti, sia per chi vuole difendere i valori del passato sia per chi sostiene le innovazioni
Per capire tutto questo, è utile ricordare i tratti fondamentali delle posizioni che si confrontano nel cosiddetto
“secolo breve
” della riforma ecclesiastica
Tutti gli autori della tradizione platonico‑agostiniana condividono l’idea che l’oggetto della dialettica appartenga interamente allo “spazio teorico” della fede, ma si distinguono per la fonte e per il metodo:
ratio nel primo caso: metodo razionale per la teologia come
“filosofia prima”
voluntas nel secondo: metodo esegetico per l’approccio più fideistico alla Verità
In entrambi i casi, però, il nodo centrale è la
"ratio fidei"
, cioè il rapporto tra approccio razionale e approccio spirituale alla Verità dei Misteri, soprattutto alla Trinità
Su questo punto si crea una divisione netta tra i restauratori dell’autorità ecclesiastica, per i quali la ratio è ancilla fidei ("la ragione della fede": la fede viene prima, la ragione deve solo confermare e spiegare ciò che la fede dice e non può mai metterla in discussione), e i novatores, che interpretano la ratio fidei agostiniana come una collaborazione necessaria e paritaria:
la ragione senza la fede è vuota, la fede senza la scienza è cieca. Da qui nasce il dibattito, spesso conflittuale, che attraversa gli ambienti culturali latini fino alla metà del XIII secolo
ma cosa resti di questo dibattito nella produzione di Tommaso tra la sua prima reggenza parigina e il soggiorno a Orvieto, periodo in cui compone la Summa contra Gentiles?
La risposta introduce direttamente al tema dell’uso teologico degli strumenti della scienza in Tommaso, perché quest’opera mostra chiaramente la sua percezione dell’alterità culturale e la necessità di trovare un terreno comune di confronto
In questo quadro emergono i “residui” della razionalizzazione della tradizione agostiniana e platonizzante, sviluppata durante la riforma ecclesiastica e ancora presenti nella pratica scolastica dei secoli XIII‑XIV
Il primo elemento è l’identità tra oggetto della ratio e campo delle arti linguistiche
Questa identità non impedisce però la distinzione, nel metodo e nei contenuti, tra filosofia , (che comprende anche la conoscenza razionale del divino), per quanto possibile ( e ambito della fede)
In questo contesto si afferma l’idea di una relazione paritaria tra ragione e fede e si sviluppa la pratica della quaestio e della lectio cursoria, rielaborate attraverso l’insegnamento universitario
Queste pratiche si basano sul confronto tra sentenze autorevoli, anche quando sono diverse o in contrasto tra loro, e sull’esercizio della dialettica
Nel caso di Tommaso, questo processo produce risultati più ricchi e articolati, perché la sua formazione e la sua attività culturale hanno una funzione sia apologetica(religiosa) sia militante(stare in mezzo, vuole risolvere): da un lato partecipa all’“assedio” contro l’aristotelismo radicale, dall’altro è sotto “assedio” da parte dei tradizionalisti
Il primo risultato è la consapevolezza che il confronto con l’alterità culturale è più efficace quando avviene sul terreno della ratio, che tutti gli uomini condividono e attraverso cui possono comprendersi, anche se ciascuno cerca di difendere la propria cultura
Il secondo risultato è la ricerca di conciliazione tra scienza naturale e praeambula fidei nell’area di intersezione tra sapere razionale e teologia spirituale. Se la teologia verifica la Verità, la scienza verifica la coerenza e la ragionevolezza di ciò che è oggetto di fede
Se la teologia verifica la Verità, la scienza verifica la coerenza e la ragionevolezza di ciò che è oggetto di fede
Lo strumento principale di questa integrazione è la valorizzazione del lato razionalizzante della tradizione platonico‑agostiniana. L’esito è un equilibrio tra il primato della fede e il contributo paritario della ragione alla comprensione dei contenuti della fede