Please enable JavaScript.
Coggle requires JavaScript to display documents.
Il Positivismo e Giovanni Verga - Coggle Diagram
Il Positivismo e Giovanni Verga
Il Positivismo si impose nella cultura europea della seconda metà dell'Ottocento come un indirizzo di pensiero fondato sulla fiducia incondizionata nella scienza e sul metodo sperimentale.
Nato in Francia con Henri de Saint-Simon e sistematizzato da Auguste Comte, questo movimento sosteneva che l'unica conoscenza valida derivasse dall'osservazione dei fenomeni reali e dalla verifica dei fatti.
Questo approccio segnò il passaggio dell'umanità dallo stadio metafisico a quello scientifico, portando alla nascita di nuove discipline come la sociologia, la statistica e la psicologia, che applicavano il rigore delle scienze naturali allo studio dell'uomo.
Un pilastro fondamentale di questo periodo fu la teoria dell'evoluzione di Charles Darwin, che dimostrò come le specie si modifichino attraverso la selezione naturale e l'adattamento all'ambiente.
In ambito letterario, il Positivismo diede vita al Naturalismo. Influenzato dal determinismo di Hippolyte Taine, il movimento vedeva lo scrittore come uno scienziato il cui compito era documentare la realtà con oggettività.
Émile Zola sosteneva che il comportamento umano fosse determinato dall'ereditarietà e dall'ambiente sociale.
Attraverso il romanzo sperimentale, i naturalisti analizzavano le degradate condizioni del proletariato urbano con l'obiettivo morale di denunciare le ingiustizie e stimolare un miglioramento della società.
In Italia, le suggestioni del Naturalismo portarono alla nascita del Verismo, con Luigi Capuana come teorico e Giovanni Verga come massimo esponente.
Le opere si focalizzarono sulla questione meridionale, ritraendo la vita di contadini e pescatori del Sud come vinti schiacciati da un progresso inarrestabile e crudele.
Giovanni Verga nacque a Catania nel 1840 in una famiglia di proprietari terrieri dalle solide tradizioni liberali. La sua giovinezza fu segnata da un profondo patriottismo, che lo portò a scrivere romanzi storici e ad arruolarsi nella Guardia Nazionale dopo l'arrivo di Garibaldi.
La vera svolta avvenne però a Milano nel 1872; nella città più moderna d'Italia, Verga entrò in contatto con gli Scapigliati e con la narrativa naturalista francese di Zola e Flaubert.
Dopo un ventennio milanese di grandi capolavori, nel 1893 tornò definitivamente a Catania, dove trascorse gli ultimi anni in una sorta di isolamento creativo e conservatorismo politico, morendo nel 1922.
L'attività letteraria di Verga si divide in tre fasi distinte. La prima è quella preverista, caratterizzata da romanzi patriottici e storie d'amore tormentate ambientate nei salotti borghesi, come Eva ed Eros, che gli garantirono un grande successo di pubblico.
La seconda fase, quella verista, ebbe inizio con la novella Rosso Malpelo, dove l'autore abbandonò le passioni eleganti per studiare la miseria e lo sfruttamento.
In questo periodo concepì il Ciclo dei Vinti, un progetto di cinque romanzi che avrebbe dovuto risalire la scala sociale dai pescatore ai nobili.
L'ultima fase comprende opere teatrali e novelle più cupe, che riflettono la sua definitiva sfiducia nel progresso.
Verga riuscì a completare I Malavoglia, epopea di una famiglia di pescatori travolta dal desiderio di benessere materiale, e Mastro-don Gesualdo, incentrato sull'ascesa di un muratore che accumula ricchezze, la roba, ma finisce solo e disprezzato da tutti.
La visione del mondo di Verga è profondamente pessimistica e influenzata dalle teorie di Darwin sulla selezione naturale.
Questa filosofia è riassunta nell'ideale dell'ostrica. proprio come l'ostrica vive sicura finché resta attaccata allo scoglio, così gli umili sono protetti finché restano legati alle loro tradizioni e alla loro famiglia.
Chi prova a staccarsi per ambizione o desiderio di miglioramento finisce inevitabilmente per perdersi o essere sconfitto. A differenza dei naturalisti francesi, Verga non crede che la letteratura possa cambiare la società
Per rendere la narrazione un documento umano oggettivo, Verga adottò tecniche rivoluzionarie basate sull'eclissi dell'autore.
Per ottenere questo effetto, utilizzò l'artificio della regressione. il narratore non è più l'autore colto, ma un'anonima voce popolare che condivide i pregiudizi e la mentalità del mondo descritto.
Accanto a ciò, usò lo straniamento per evidenziare come, in una società dominata dall'interesse economico
Infine, perfezionò il discorso indiretto libero, che permette di riportare i pensieri dei personaggi direttamente nella narrazione