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FILMATI PER FORMARE - Coggle Diagram
FILMATI PER FORMARE
LE FASI
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Seconda fase (1956-1970): Documentari per la formazione professionale civile e documentari industriali.
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OGGI
Possibilità di produrre film e documentari di alto livello anche lontano dai grandi centri e in aree remote.
Nascita di nuove professioni, aumento di addetti e dei canali di distribuzione (rilocazione progressiva degli audiovisivi).
Passaggio da un'industria cinematografica complessa (tecnici e strumentazioni pesanti) a una frammentazione di possibilità produttive e distributive.
I 5 episodi citati sono un modello di storytelling che combina brevità, uso di vari codici e finalità pedagogiche.
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DIMENSIONI TEMPORALI
Dimensione sincronica: Quando si devono spiegare tecniche specifiche o diverse funzioni di uno strumento, il tempo si ferma.
Dimensione diacronica: Nella produzione di senso esiste un "prima" e un "dopo"; ci sono premesse e conseguenze.
FILIPPO PAOLONE = Regista e studioso attivo tra il 1947 e il 1993, autore di oltre 200 documentari e trasmissioni TV.
Studioso di comunicazione educativa, ha elaborato una teoria scientifica per rendere più efficace la comunicazione audiovisiva a fini educativi.
È l’unico in Italia ad applicare questa teoria scientifica nei propri film.
I DOCUMENTARI = Alla fine della Seconda Guerra Mondiale, Paolone entra in contatto con il modo anglosassone di usare i documenti per formare e non per manipolare (come avveniva nella propaganda del ventennio).
Si libera progressivamente della retorica per raggiungere uno stile mirato all'efficacia della comunicazione formativa.
STORYTELLING = L'efficacia comunicativa deriva dal sapiente dosaggio dei vari linguaggi (visivo, verbale e sonoro) assegnando a ogni contenuto il linguaggio giusto.
Fare storytelling significa organizzare in forma narrativa questi diversi linguaggi e i loro strumenti.
Questo garantisce sinergia e conferisce alla narrazione un senso e un significato complesso e coinvolgente.
LE GRAMMATICHE DEL LAVORO = Formato seriale di documentari per la formazione degli anni '50 e '60 con lo scopo di modernizzare la società italiana.
Obiettivo: insegnare nuovi mestieri o aggiornare quelli antichi comunicando rapidamente contenuti tecnici a una popolazione ancora semi-analfabeta.
Piano dell’opera "La grammatica del lavoro": Serie di 5 episodi del 1961, durata tra 12 e 17 minuti per puntata.
ANALISI DELL'OPERA = Coinvolge inquadratura, movimenti di macchina, recitazione, fotografia, musica, grafica e disegni animati.
MACROSTRUTTURA NARRATIVA
- Presentazione dei personaggi e ambienti (focalizzazione su Paola, la donna di casa).
- Introduzione del tema.
- Sviluppo della storia: Paola, affiancata dal marito, affronta problematiche e compiti necessari al raggiungimento di un equilibrio.
- Inserti di divulgazione che approfondiscono il tema.
- Conclusione con il nuovo equilibrio raggiunto.
LA REGIA = Predominantemente di tipo classico: struttura basata sulla logica causa-effetto, rappresentazione chiara dello spazio e riproduzione lineare del tempo.
Ogni puntata presenta soluzioni registiche innovative per veicolare il messaggio in modo efficace e originale (es. linguaggio documentaristico, fermo macchina, scene al mercato).
IL MONTAGGIO = Durate medie: Inquadrature di 5-10 secondi; dettagli di 2-3 secondi; uso di dissolvenze in nero o tendine per passaggi temporali/tematici.
Articolazione di frammenti (riprese, grafiche, disegni animati, musiche, voce fuori campo) che genera un linguaggio multisensoriale.
LA VOCE FUORI CAMPO E GLI ATTORI = La voce fuori campo è l'elemento audio preponderante; interviene sul "continuum" di realtà consegnando uno scenario meno autonomo e immediato.
La voce descrive i compiti eseguiti da Paola (interpretata da Germana Francioli), che appare come esecutrice.
Tratti psicologici: Paola è delicata nei movimenti ma si muove con determinazione nella casa e negli ambienti esterni.