Esempio: la Convenzione contro il genocidio
La Convenzione contro il genocidio, adottata nel 1948, definisce giuridicamente il genocidio
e vieta atti come l’uccisione o il causare gravi lesioni a un gruppo. La Convenzione prevede che le controversie sulla sua applicazione possano essere sottoposte alla Corte Internazionale di Giustizia su richiesta di una sola delle parti, senza necessità di
consenso ulteriore. Ratificando la Convenzione, uno Stato accetta preventivamente di poter essere citato davanti
alla Corte. È questo il presupposto che ha reso possibile, ad esempio, il ricorso del Sudafrica contro Israele in relazione al conflitto israelo-palestinese.
Entrata in vigore e denuncia dei trattati - Nei trattati bilaterali, l’accordo entra in vigore quando entrambi gli Stati ratificano. Nei trattati multilaterali, è previsto un numero minimo di ratifiche. Per la Convenzione di Parigi, ad esempio, era necessario il consenso di almeno 40 Stati. Uno Stato può anche decidere di ritirarsi da un trattato, se questo lo consente, attraverso la denuncia del trattato.
È il caso degli Stati Uniti nella Convenzione di Parigi, ratificata sotto Obama, denunciata sotto Trump, ripristinata sotto Biden e nuovamente denunciata dopo la successiva elezione di Trump. Dopo la denuncia, lo Stato non può più essere giudicato per violazioni future, ma rimane responsabile per quelle avvenute prima della denuncia