Poco dopo la firma di questa pace scoppia in Russia una guerra civile tra l'Armata Rossa (il nuovo esercito bolscevico rivoluzionario nato dalle guardie rosse di Troskij e comandando ancora da lui) e le Armate bianche (formate da dai russi anti-comunisti, social-rivoluzionari, sostenuti da contingenti stranieri - Inghilterra, Francia, Stati Uniti, Giappone mandano uomini e mezzi a combattere contro i bolscevichi in Russia - per rimettere un governo che possa riprendere la guerra contro i tedeschi e farla pagare a questi bolscevichi che hanno tradito gli alleati: La Russia era loro alleata nella Prima guerra mondiale e Lenin aveva firmato la pace da solo con la Germania). La guerra continuò per un paio d'anni e verrà vinta dal bolscevichi - che riusciranno così a prendere definitivamente il potere in mano. Viene vinta con metodi abbastanza duri: vengono varate delle misure che rendono ormai evidente che la Russia sta andando verso la strada della dittatura vera e propria. Lenin, per esempio, dà vita a una polizia segreta (la Čeka) che serviva ad andare a cercare chi non era politicamente fedele al governo bolscevico: contro i dissidenti politici. Viene creato un tribunale rivoluzionario che deve giudicare chi è sospettato di tradimento nei confronti della rivoluzione. Vengono perseguitati menscevichi, gruppi anarchici, intellettuali. Viene re-istituita la pena di morte che era stata abolita dopo la rivoluzione di febbraio. Fra le vittime di questa ondata di violenza c'è anche la famiglia dello zar: i bolscevichi diedero l'ordine di massacrare tutta la famiglia dello zar - per evitare che qualche futuro pretendente al trono potesse prima o poi farsi avanti. In questa fase i bolscevichi cambiano nome e decidono di farsi chiamare comunisti: nasce il partito comunista russo.