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Politica Italiana degli anni 60 - Coggle Diagram
Politica Italiana degli anni 60
Il 1960: L'anno della svolta e i fatti di Genova
Prima del centrosinistra, l'Italia rischiò una deriva autoritaria. Il governo di Fernando Tambroni (DC) accettò i voti del MSI (neofascisti).
La scintilla: La decisione del MSI di tenere il proprio congresso a Genova, città medaglia d'oro della Resistenza, scatenò rivolte popolari.
La repressione: A Reggio Emilia la polizia sparò sulla folla uccidendo cinque operai (i "morti di Reggio Emilia").
Conseguenza: La DC capì che un governo appoggiato dalla destra estrema era impraticabile. Si aprì ufficialmente la strada verso il PSI di Pietro Nenni.
Questo decennio è spesso diviso in due fasi: la grande speranza del riformismo (1960-1964) e la fase del "riflusso" e delle tensioni (1965-1969).
La "Grande Coalizione": Aldo Moro e il Centrosinistra
Il centrosinistra non fu solo un accordo di potere, ma un progetto di integrazione democratica.
La strategia di Moro: Aldo Moro parlava di "convergenze parallele". L'idea era che DC e PSI, pur avendo radici diverse, dovessero convergere per isolare il PCI (troppo legato all'URSS) e modernizzare il Paese.
Il primo governo organico (1963): Fu il primo in cui i socialisti entrarono direttamente nel consiglio dei ministri con ruoli di peso.
Le riforme strutturali e i loro limiti
Oltre a quelle già citate (ENEL e Scuola Media), ci furono altri tentativi di riforma cruciali:
La Riforma Urbanistica (Progetto Sullo): Fiorentino Sullo (DC) propose una legge per espropriare le aree edificabili e combattere la speculazione edilizia. La riforma fu affossata dalla destra economica e dai settori conservatori della DC, segnando il primo vero stop al riformismo del centrosinistra.
La Programmazione Economica: Si cercò di pianificare lo sviluppo industriale per ridurre il divario tra Nord e Sud (attraverso la Cassa per il Mezzogiorno), ma i risultati furono parziali, portando spesso alla creazione di "cattedrali nel deserto".
Tensioni Istituzionali e il "Piano Solo" (1964)
Nel 1964, l'Italia visse un momento di altissima tensione noto come crisi del luglio 1964.
Il sospetto golpe: Il generale dei Carabinieri, Giovanni de Lorenzo, preparò il "Piano Solo", un piano di emergenza che prevedeva l'arresto di esponenti politici e sindacali della sinistra e l'occupazione di centri nevralgici.
L'uso politico: Sebbene il piano non fu attuato, il "rumore di sciabole" servì a spaventare i socialisti, spingendoli a moderare le loro richieste riformatrici nei successivi governi Moro.
Il tramonto del decennio: Verso il '68
Mentre la politica rallentava, la società correva.
La crisi dei partiti: I giovani e gli operai iniziarono a percepire i sindacati e i partiti tradizionali (anche il PCI) come troppo burocratizzati e distanti dalle nuove realtà.
La contestazione: Nacquero i movimenti studenteschi (scintilla: l'occupazione dell'Università Cattolica e di Valle Giulia a Roma). Gli studenti contestavano l'autoritarismo accademico e la guerra in Vietnam.
L'Autunno Caldo (1969): Gli operai delle grandi fabbriche (FIAT, Pirelli) chiesero non solo aumenti salariali, ma migliori condizioni di vita e il riconoscimento del loro potere in fabbrica.