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CAPITOLO 3 PAROLE IN DIRETTA - Coggle Diagram
CAPITOLO 3 PAROLE IN DIRETTA
Il parlato come la musica è l'altro ingrediente fondamentale della radio, ogni
emittente chi più chi meno ha al proprio interno una parte di parlato. La voce a differenza della
musica è sempre in diretta live oppure cerca di simularla. Ciò implica che ogni frase e commento
ha origine sul momento e questa sua dimensione reale ne fa un elemento imprevedibile, ma non nel
senso che sia improvvisato.
L'obiettivo fondamentale del parlato radiofonico è la comprensibilità. La propria
efficacia è direttamente proporzionale alla comprensibilità, che a sua volta dipende dalla
semplicità del discorso e dalle capacità discorsive di pronuncia dello speaker.
LA VOCE AL MICROFONO:
La personalità di uno speaker nasce e si sviluppa in base al modo in cui egli utilizza
la propria voce, che possono variare a seconda del pubblico a cui si rivolge, della fascia oraria in
cui va in onda (es. se si trova in una diretta notturna lo speaker cercherà di usare un tono più caldo
e intimo) e del tipo di programma in cui lavora. Tutti gli effetti vengono fuori da una lunga
esercitazione e capacità di padronanza della propria voce nelle sue cinque parti.
UNA “VECCHIA” LEZIONE DI PARLATO RADIOFONICO
Nel parlato radiofonico è fondamentale la semplicità, ciò vuol dire essere brevi,
usare termini comuni, limitare gli argomenti e circoscrivere la portata di ogni frase nel
momento in cui viene espressa.
Carlo Emilio Gadda giornalista del Terzo programma (così chiamata l’attuale Radio Tre)
suggerisce:
⁃ Mettere a proprio agio l'ascoltatore con la semplicità del nostro parlato
senza presentarsi come maestro evitando citazioni dotte o argomenti poco conosciuti, per evitare
di apparire arroganti al pubblico. È importante iniziare in medias res senza dilungarsi in
troppi preamboli inutili;
⁃ Costruire frasi brevi e periodi semplici per controllare la propria
composizione e facilitare l’ascolto.
⁃ Sistemare un concetto dietro l’altro per una migliore esposizione,
selezionare gli argomenti e ordine di esposizione e se necessario un taglio.
⁃ Sottolineare i momenti di transizione per mantenere l'attenzione, attraverso
cambiamenti di tono, ritmo, voce o con jingle e stacchi musicali.
⁃ Usare un lessico accessibile a tutti, la radio deve perseguire una ricchezza
lessicale, stimolare l’ascolto ed evitare la ripetitività e la sciatteria a cui tendono altri media. Si
evitano modi di dire complessi, parole in dialetto, forme verbali inutilizzate.
⁃ Usare un lessico comune. Non usare rime, allitterazioni e cacofonie
poiché tutto ciò che suona strano aumenta la possibilità di errore e svia l’attenzione
dell’ascoltatore dal contenuto.
⁃ Evitare le forme tipiche dello scritto poiché leggendo ci sono regole
che permettono di saltare pezzi e comprendere lo stesso il significato evitando pronomi
indefiniti, determinativi, numerali
LA SCRITTURA DEL PARLATO, PREPARARE LA SCALETTA:
Il parlato deve essere accompagnato dallo scritto, in radio si parla di una scaletta
che permette di sapere ogni evento in programma della trasmissione. La scaletta ai tempi
di Gadda veniva creata da apposite figure professionali, oggi si trovano soltanto nella produzione
informativa e documentaristica. Non potendo né leggere un testo preparato né improvvisare lo
speaker redige una scaletta che è un testo scritto di uso e consumo, nel quale sono
definiti degli elementi precisi:
-I TEMPI: quando bisogna parlare, chi deve parlare, le interruzioni previste come
musica, pubblicità ecc., la distribuzione dei vari contenuti nel tempo segnando quindi la
ripartizione prevista dal clock.
-CONTENUTI: il tema di fondo della trasmissione, solitamente derivante dal formato
della radio o del singolo programma.
-FORMA: entro i margini previsti dal clock è possibile per lo speaker approfondire un
argomento come vuole, che sia nella forma del gioco, della lettura dei messaggi o tramite
intervista.
LA PERFORMANCE DELLO SPEAKER:
L'esito della trasmissione dipende principalmente dal lavoro dello speaker il cui
obiettivo finale è l'improvvisazione, che deve trarre dagli elementi che trova nella scaletta. Le
regole per uno speaker sono:
non pensare all'elevato numero di ascoltatori, piuttosto deve
immaginare di conversare con uno solo di essi;
non deve recitare un ruolo in modo stereotipato ma raggiungere gli
ascoltatori e attrarli;
non deve usare un lessico troppo elevato, né usare frasi fatte o dire
banalità.
La radio è un flusso continuo e costante e lo speaker non può permettersi soste nel parlato,
perciò:
deve utilizzare le formatics, ovvero le informazioni contestualizzanti
indicando l'ora, il luogo, la radio, i contatti per intervenire e i prossimi notiziari;
deve avere a disposizione formule personali che funzionino in ogni
momento della trasmissione per evitare qualsiasi momento morto, ma che non vengano
usate come frasi a memoria(es: quando si passa dal parlato ad un brano musicale, esaurimento di
un argomento, problemi tecnici);
sviluppare un repertorio di espressioni efficaci per esprimere sinteticamente
dei concetti;
le stesse formule possono servire per raccordare il momento della
trasmissione con quello che c'è stato prima o ci sarà dopo, costruire una costellazione di
rimandi intertestuali tra quello che accade in diretta e quello che l’emittente offre sulle
altre piattaforme per poter avvicinare ancora di più gli ascoltatori.
Gli speaker essendo animatori della radio non devono solo indirizzare i pubblici
sulle varie piattaforme mediali ma devono anche attrarli con la loro presenza in essi.
Devono entrare in sintonia con loro:
⁃ Rivolgendosi ai singoli ascoltatori perché ciascuno di essi ascolta
come singolo, e trattandoli come se fossero vicini e visibili simulando una co-presenza;
⁃ Anticipando pensieri e bisogni di chi ascolta per farsi ascoltare, non è
importante la quantità delle informazioni ma la loro precisione e l’utilità immediata per il
pubblico.