Per i cognitivisti, affinché le persone apprendano, non bastava presentare loro le informazioni seguendo un preciso ordine e una certa organizzazione predefinita dal docente, ma bisognasse attirare e controllare l'attenzione, informare circa i risultati attesi, sollecitare l'ancoraggio a conoscenze pregresse, rendere i compiti interessanti, sostenerli, di saper usare diverse fonti di informazione, di presentare e difendere il proprio punto di vista, il ragionamento, la riflessione metacognitiva, la capacità di prendere decisioni. Le tecnologie che meglio "incarnano" queste esigenze sono i prodotti multimediali e ipertestuali, dove le conoscenze non sono definite in maniera rigida, ma sono esplorabili attraverso percorsi individuali. Il pensiero segue logiche di legami (link) tra concetti che si articolano in modo reticolare, non lineare. Ci sono concetti – o parole – chiave che attivano nessi con altri concetti, creando connessioni multiple. Questo modo di pensare sembra avere negli ipertesti una efficace concretizzazione. una possibile struttura di ipertesto, con concetti inseriti in schede e dove le connessioni tra i concetti sono attivate dalle cosiddette hotwords ("parole calde"), che una volta cliccate consentono di accedere a un'altra scheda, concettualmente connessa. La sostanziale similarità tra pensiero umano e ipertesto è una delle ragioni per cui tra gli anni Settanta e Ottanta del secolo scorso si assiste a una fioritura di prodotti di questo genere. Infatti, in quegli anni nascono case editrici multimediali che producono pacchetti che coprono quasi tutto lo scibile umano, non solo le normali nozioni curricolari ma anche concetti interdisciplinari che affrontano temi socialmente rilevanti, come il problema del riciclaggio (Cesareni, 1995), oppure la didattica dedicata ai diversamente abili, ad esempio i sordi.