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Giosue Carducci (1835-1907) - Coggle Diagram
Giosue Carducci (1835-1907)
La vita
Nasce a Valdicastello (Lucca) nel 1835.
Studia a Firenze presso i padri Scolopi e si laurea poi alla Scuola Normale di Pisa in lettere.
Insegna al ginnasio ma è costretto a interrompere l’insegnamento a causa dei suoi ideali repubblicani.
Ottiene la cattedra di “eloquenza italiana” all’università di Bologna (1860).
Muore a tre anni l’ultimo dei suoi quattro figli, l’unico maschio (1870).
Negli anni ’70 diventa conservatore e monarchico.
Nei primi del ’900 diviene poeta-vate dell’Italia umbertina.
Muore a Bologna nel 1907.
Il pensiero e la poetica
Adesione ai principi del Positivismo.
Adesione all’ideologia repubblicana, giacobina e anticlericale.
Adesione agli ideali risorgimentali.
Dopo l’unità d’Italia svolta conservatrice e monarchica
Poesia di impegno civile.
Poesia ispirata a un rigoroso classicismo.
Esaltazione del passato, di nobili idealità eroiche.
Sul piano biografico, nostalgica rievocazione della giovinezza.
Le opere
Produzione in prosa
Confessioni e battaglie (1882-1884), scritti di carattere polemico, di argomento politico, letterario, biografico.
Epistolario, pubblicato postumo.
Saggi di critica letteraria.
Raccolte poetiche
Giambi ed epodi (1882), sono versi caratterizzati da una forte e dissacrante vena polemica
Rime nuove (1861-1887), rappresentano la maturità artistica carducciana, accolgono motivi più intimi e temi ispirati alla rilettura della storia e del passato.
Pianto antico
di Giosuè Carducci è una breve poesia dedicata al dolore per la morte del figlio Dante.Attraverso immagini semplici e simboliche, come l’albero fiorito contrapposto alla tomba, il poeta esprime un lutto intimo e composto, dove la natura continua a vivere mentre il cuore del padre resta fermo nel dolore.
Odi barbare (1877-1893), raccoglie versi connotati da sperimentalismo metrico.
Rime e ritmi (1887-1899), traducono l’ideologia nazionalista del poeta-vate, ma contengono anche liriche più intimiste legate al tema dell’imminenza della morte.
Juvenilia (1850-1860) e Levia Gravia (1861-1871)raccolgono versi ispirati ai modelli letterari della classicità latina e italiana. Di questo periodo è anche l’Inno a Satana (1863), esaltazione della modernità e del progresso.