Please enable JavaScript.
Coggle requires JavaScript to display documents.
CAPITOLO 4 LA CRITICA DEL LINGUAGGIO - Coggle Diagram
CAPITOLO 4 LA CRITICA DEL LINGUAGGIO
L’essere nell’orizzonte del linguaggio: nella prefazione all’Essai parla di connessione stretta tra
linguaggio e tempo omogeneo: spazializzazione della durata è opera del linguaggio, parlando
spazializziamo. I termini che designano il tempo sono presi in prestito dalla lingua dello spazio,
invocando il tempo risponde lo spazio. Difficoltà dei problemi filosofici derivano dal fatto che si
obbligano i fenomeni che non occupano spazio nello spazio. Problemi metafisici sono causati da
conformarsi alle abitudini del linguaggio; attività filosofica consiste nel dissolvere i problemi
metafisici come tali. Bisognerebbe risolversi in una esperienza pura non infettata dal linguaggio,
quindi inserire nell’essere in quanto detto la verità dell’essere. La metafisica è analisi della cosa che
dimentica la sua umilissima origine pragmatica. Funzione del linguaggio non è quindi
fenomenologica, ma strumento con cui operare nel continuum del reale. (libertà emerge, nel terzo
capitolo essai, solo fuoriuscendo dallo spazio del linguaggio)
- La genesi grammaticale della metafisica: spesso radicale positivismo Bergsoniano a causa della sua
ingenua pretesa di poter afferrare la cosa senza il segno che la esprime. Quindi serve una
decostruzione dell’oggetto linguaggio caratterizzato da struttura soggetto-predicato e come mezzo
di comunicazione. Bisogna ristrutturare grammaticalmente l’esperienza, esperienza pura del fatto
non starà mai nel reticolo lineare. I problemi della metafisica sono nati nel momento in cui non più
atto ma fatto compiuto quindi si intendeva linguaggio come linea di significanti che rimandano a
significato ultrasensibile.
- Simboli e lettere: è possibile accesso all’assoluto come tale facendo a meno dei simboli. I simboli
sono segni che traducono la cosa in base ai nostri bisogni, trasforma continuum della voce, della
sua durata, in una molteplicità discontinua e lineare di segni, che non sono in ultima istanza parti
componenti, ma espressioni parziali. Non ci deve interessare significato da trasmettere ma senso
singolare da esprimere ; dato immediato è dunque senso che si sta facendo e che si esprime
diventando segno, come dimensione espressiva dove dunque non è compreso. Linguaggio risulta
un assoluto con 2 vi di accesso: dall’interno con atto espressivo come senso intuito si è
nell’assoluto, dall’esterno ricostruendolo con elementi astratti dalla situazione comunicativa
concreta si è dunque nel relativo