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capitolo 3 ATTO E DURATA - Coggle Diagram
capitolo 3 ATTO E DURATA
L’intuizione della durata: nel saggio sui dati immediati parla di durata, libertà e tempo (“non poteva
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l’essenza del cambiamento, ciò che il movimento sarà stato una volta compiuto, e sarà sparito
come movimento che si sta facendo. Continuità è atto semplice e indiviso del passare. C’è il passato
del passare , ma non il presente indiviso dello star passando, è un presente senza spessore ,
desostanzializzato, cioè sovraessenziale \= non formalizzabile , un atto che non può essere incluso
nel sistema che genera. C’è un aporia del tempo, esso è nell’essere dell’istante ma non nel passato
e nel futuro, istante si scoglie ogni volta che cerchi di afferrarlo. Quindi se qualcosa cambia quando
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creatrice. Quindi è un atto non presente, non essenza, non sostanza, ma costantemente in atto, si
manifesta in ciò che è dato, dunque ciò che era assente nel disegno di Bergson era l’atto
sovraessenziale del passare. (concetto del tempo spazializzato , come atto sostanzializzato cioè
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- Il problema del divenire: le proprietà del divenire non sono desumibili dal divenuto, altrimenti in ciò
qualcosa andrebbe perduto, differenza è minima. Ma la filosofia scienza della verità indica verum
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- Il mouvant: intraducibile: o movente, o movimento, o mobilità. E’ puro atto presente del divenire
distinto da ciò che diviene, non c’è divenire senza divenuto. L’atto si risolve nel suo stesso attuarsi ,
nel suo aver luogo, nel suo evento. Quindi dove cerchiamo? Il segmento della lavagna gli fa capire
che non è rappresentato l’atto sovraessenziale e che non ha altra consistenza di quello che c’è li,
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- La durata come processo di individuazione: Il continuo va declinato al presente, cioè presente
progressivo, la divisione è un dividersi . non è totalità data ma un tutto aperto, in via di formazione.
In realtà l piega è pur sempre piega di altra piega, è creatrice di quanto prima dell’atto di piegatura
che la crea non era nemmeno possibile, una specie di passato che comincia ad essere solo con quel
presente. Ripiegandosi il continuo si individua, realizza quella unità che alla fine apparirà come
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l’individuo individuato, ma la sua individuazione, cioè la sua durata creatrice. Finchè esiste
l’individuo si differenzia da se e in se, quando muore (cessa di essere in atto) allora diventa identità
astratta, da cui parte riflessione. Simondon fa riflessioni molt simili a Bergson. L’individuo è sistema
di individuazione. Esseno atto in atto, mouvant, il sistema non è mai completamente individuto. C’è
omologia strutturale tra ontogenesi e trasduzione, è accadere della differenza che investe di nuovo
senso, effort intellectuel, esitazione della mano che traccia il segmento è cuore pulsante della
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Molteplicità di giustapposizione \ di compenetrazione: molt. Di giust. È oggettiva, numerica, sulle
cose , quindi è interamente data esempio: in un mucchio di sabbia i granelli sono tutti presenti
sebbene non siano ancora numerati , le differenze realizzate o no sono sempre attuali; di compe. È
soggettiva, in rapporto al numero, agli atti e processi, vera continuità non è data, il tutto dura, non
ci sono come sue parti finchè un atto non le definisce come tali, c’è continuità dove c’è progresso
come differenziazione interna e sfasatura, dove individuazione in corso. Quindi le parti non sono, al
massimo saranno state una volta ce la differenza avrà avuto luogo, ma del divenire in atto non ne
sarà più nulla . In quella di giustapposizione la differenza è effettivamente divisione, non crea ma
esplicita , in quella di compenetrazione la differenza è posizione del reale e del suo possibile
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suppone il tutto come dato e attribuisce al conoscere valore di adeguazione al eterno trascendente,
il soggetto è fuori dal fenomeno di cui è solo spettatore scopritore. Se il tutto invece è emergente e
la verità è immanente al pensiero e la conoscenza si fa interpretazione, è creazione. MA dal tutto
resta fuori comunque qualcosa ,cioè l’atto che lo fonda come tale , il darsi del dato, l’evento stesso
del mondo. Visto dall’interno l’assoluto è semplice, da fuori diviene, quindi essendo allo stesso
tempo apprensione indivisibile e enumerazione inesauribile è, per definizione, infinito.