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CAPITOLO 2: LA STRUTTURA DEL VIVENTE - Coggle Diagram
CAPITOLO 2: LA STRUTTURA DEL VIVENTE
La vita e il vivente: confini semantici indefiniti, confusi. Filosofia del vivente, espressione della vita
che vive; vivente è un mouvant, cioè progresso, quindi un evento ; vita è uno stato , un fatto, o un
insieme di fatti ad esempio fisico chimici, quindi proprietà ; Gentile fa una distinzione che Bergson
riprende : vita non è atto, ma semplice ed infinito atto del vivere, divenire inteso come energeia,
diverso dal divenuto a cui è sempre legato ma mai ridotto
- Lo slancio vitale: Dio è il nome per il vivente; potenza vitale non è potenza di qualcosa, ma atto in
atto del suo stesso svilupparsi , creando direzioni diverse in cui lo slancio si divide. Es : istinto ed
intelligenza non si separeranno mai pur differendo radicalmente per natura .
Quindi bisogna concentrarsi non su cosa si differenzia, ma al differire della differenza che
cancellandosi pone i differenti, differenziarsi in atto è il differire; es: una soglia divide un dentro da
un fuori , ma non è reperibile nel campo che inaugura , non è nulla di quello che costituisce.
Però si pone il problema: come assoluto partecipa al sapere mantenendo la sua assolutezza, come
alterità rappresenta l’unità stessa?
Essere ideale fatto coincidere con atto semplice infinito, un atto che non è neanche più suo perché
essere è atto in atto, è differenza con lo statuto ontologico del differenziarsi
- Il grafo del vivente: grafo è icona che rimanda a un processo non a un oggetto, è indicazione per
ricostruire le immagini
Lo schema dinamico: lo sforzo intelettuale coincide con l’operazione della vita; durata non è fiume
del divenire , scorre sul piano P dove punto S, durata è caratterizzata da continuità e indivisibilità
del flusso , nell’evoluzione creatrice , se si vuole creare il nuovo deve distinguersi dall’antico da cui
proviene; nella nostra vita quanto prima fluiva su di un piano , si dispone verticalmente su più
piani , a modo di sezioni di un cono che si stringono verso il vertice, per il lavoro intelettuale
bisogna porsi in quel punto inesteso e immateriale .
Da idea viene un romanzo, non c’è nulla di meno lineare di questo processo, ma dove parti nella
ricerca, dal passato ma dove esattamente , non in un momento particolare ma nel passato puro;
lavoro intelettuale si presenta sempre come progresso.
Operazione della vita ricalca il processo del lavoro int. , quindi nel vivente quando c’è una
esitazione si diventa durata creatrice , quindi passato che incalza il presente verso forma nuova
incommensurabile rispetto al precedente, Durata è quindi verticale. Nello schema la progressiva
dilatazione verso la base (romanzo compiuto) ne rappresenta la dinamicità, le molte sezioni sono i
diversi gradi di realizzazione del progresso creatore.
Lo spirito: nelle sezioni del cono ognuna ha la causa nel precedente di cui rappresenta lo sviluppo, e
tute si originano dal punto S, ciò che tutti hanno in comune, dal pdv della spazialità del grafo.
Tale causalità struttura il vivente, viene prima di quelle efficiente e finale.
Lo spirito è dinamicità e creatività del vivente , cioè energia , quindi causalità creatrice, caus.
Dinamica diventa necessità che il tutto non sia dato, in quanto il tutto è perfetto non essendo dato
non viene compiuto e delimitato; niente è in potenza pima di essere reale, perché l’atto che resta
dopo la potenza non è fatto ma atto in atto, energia spirituale
- Lo slancio come origine: qualcosa del tutto deve pur sussistere nelle parti , ciò che persiste
nell’evoluzione , quindi lo slancio primitivo de tutto, non è un ciò, è cambiamento senza sostrato ,
evoluzione memoria revisionista. Quindi ciò che sussiste nelle parti è lo slancio primitivo, che è atto
stesso del vivere; ne risulta che S in quanto tale non sarà mai raggiungibile (S come origine), sarà
sempre implicato in una sua espressione; intuizione filosofica porta alla luce materiali sempre nuovi
, ma mai sufficienti, assoluto rimarrà sempre un infinitamente semplice che non cessa di
comunicarsi restando inafferrabile nei molti in cui transita.
- Lo slancio come disgiunzione in atto: Essendo S inesteso e immateriale non può neanche dividersi
(embrione cfr.) , si pone il problema, come può esser presente senza che ciò significhi qualche
forma di attualità che dunque annullerebbe la creatività del tempo? Deve essere supposta reale
senza mai essere attuale, poiché se lo fosse non sarebbe possibile alcuna autentica creazione di
novità. Deleuze a riguardo dice che ogni cosa si apre e dischiude nell’infinito dei predicati in cui
transita; es. il romanzo che scrivo sta nel percorso che mi ci ha portato. Quindi della cosa che si
suppone essere il sostrato del divenire non ne è letteralmente più nulla, ci sono cambiamenti senza
che ci sia bisogno di un supporto per tale cambiamento. Virtualità che sempre sul punto di
precipitare verso una determinazione sarà fatta in quel momento impercettibile. Quindi il filosofare
deve invertire la direzione abituale del lavoro del pensiero.