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ESORDIO DELLA DISABILITÀ INTELLETTIVA NELLE PRIME FASI DELLO SVILUPPO;…
ESORDIO DELLA DISABILITÀ INTELLETTIVA NELLE PRIME FASI DELLO SVILUPPO; INCIDENZA E CAUSE
L'inclusione del criterio dell'esordio "prima dei 18 anni" ha diverse implicazioni concettuali. In primo luogo, si
intende evidenziare che le condizioni cliniche caratterizzate da significative limitazioni nel funzionamento intellettivo e
nel comportamento adattivo che si manifestano "in età adulta" non possono essere classificate come Disabilità Intellettiva
Queste condizioni devono invece essere denominate Demenze o, come suggerito dal DSM-5, Disturbi Neurocognitivi
Si tratta, infatti, di processi di disorganizzazione di funzioni che si erano sviluppate in modo adeguato nel corso della crescita.
Un'altra importante implicazione dell'attribuzione dell'esordio della disabilità prima dei 18 anni è quella
di conferire a tale disabilità le caratteristiche tipiche dei Disturbi del Neurosviluppo. In questa ottica l'intelligenza
è vista come una funzione complessa che si sviluppa progressivamente durante l'età evolutiva
Quando fattori di natura genetica e/o acquisita—spesso ancora "sconosciuti"—interferiscono con questo processo di organizzazione
ne deriva un'inadeguatezza della "macchina-cervello", che si configura come una condizione permanente, accompagnando il soggetto per tutta la vita.
È chiaro che questa modalità deficitaria si manifesta in modo variabile nelle diverse fasi dello sviluppo,
in relazione alla maturazione e ai cambiamenti nel tempo delle circostanze interne ed esterne al soggetto
A livello clinico-comportamentale, ciò che si osserva è il risultato di un costante divario tra le aspettative su
ciò che un bambino dovrebbe essere in grado di fare in base alla sua età (come parlare, conversare, ragionare,
risolvere problemi, comprendere e adattarsi a diverse situazioni sociali) e ciò che il bambino effettivamente
riesce a fare in relazione alle sue capacità di elaborazione delle informazioni riguardanti la realtà fisica e sociale
Tra i vari quadri clinici di interesse neuropsichiatrico infantile, la Disabilità Intellettiva è uno dei più comuni
Secondo stime provenienti da diverse ricerche, la sua prevalenza è compresa tra il 2 e il 5% della popolazione
Un'analisi differenziata in base all'entità della compromissione intellettiva evidenzia una netta
delle forme lievi rispetto a quelle "gravi", le quali nel loro complesso si attestano attorno allo 0,3%
La Disabilità Intellettiva può derivare da una varietà di cause. I fattori etiologici vengono suddivisi in due grandi categorie:
Fattori Genetici e Fattori Acquisiti. Nella categoria dei Fattori Genetici rientrano le alterazioni geniche e le aberrazioni cromosomiche
La categoria dei Fattori Acquisiti, invece, è suddivisa in base al periodo in cui agiscono le noxae patogene
Nelle forme lievi di Disabilità Intellettiva, l'etiologia è accertata solo nel 45% dei casi, mentre nel restante 55%
la causa risulta difficile da definire. Al contrario, nelle forme "gravi", l'etiologia può essere identificata nella
maggior parte dei casi, con solo circa il 18% di essa che rimane "sconosciuta". All'interno del gruppo delle
forme lievi con etiologia sconosciuta, si distingue un sotto-gruppo di pazienti per i quali si ipotizza un'ereditarietà
di tipo poligenico. Questi sono i casi in cui uno o entrambi i genitori presentano un QI ai limiti inferiori della norma
I genitori con un livello intellettivo basso potrebbero trasmettere al figlio un insieme di geni che colloca il
bambino in una fascia borderline. Questa condizione deve essere interpretata come una forma di
"vulnerabilità", che, in relazione all'influenza di fattori ambientali, può evolvere in modi diversi. Questo
gruppo comprende anche quelle situazioni che in passato venivano definite "ritardo culturale-familiare"