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donne registe - Coggle Diagram
donne registe
Il Concetto di "Differenza Irriducibile" e il Potere
Luce Irigaray: La filosofa sostiene che maschile e femminile non siano opposti, ma differenze irriducibili che rappresentano una forza definitoria superiore all'omologazione.
Minoranza Qualitativa: Nonostante il valore artistico, le donne sono storicamente trascurate nei libri di storia del cinema e pensate come singolarità solo se riconducibili al "maschile" o a ruoli di cura.
Il soffitto di cristallo dei premi: Solo tre donne hanno vinto i massimi premi alla regia fino alla pubblicazione del volume: Jane Campion (Cannes 1993), Kathryn Bigelow (Oscar 2010) e Chloé Zhao (Oscar 2021).
Le Origini e le Pioniere (Muto e Hollywood Classica)
le donne che hanno sfidato i limiti tecnici e industriali del primo Novecento.
Elvira Notari (Italia, 1875-1946)
Contesto: Opera a Napoli con la casa di produzione Dora Film la Dora Film of America per le comunità italoamericane.
Innovazioni: Brevetta tecnologie per la coloritura delle pellicole.
Stile: "Crudo realismo", anticipa il neorealismo usando attori non professionisti.
Opere chiave:
È piccerella (1922): L'amore ossessivo di Tore per la crudele Margaretella.
’A Santanotte (1922): Storia di sfruttamento familiare e povertà.
Temi: Melodrammi popolari, passionalità, follia e suicidio (spesso censurati).
Lo Stile "Realista": Usa attori non professionisti e fonda una Scuola d’arte cinematografica.
Censura: Colpita dal fascismo per la rappresentazione di temi "scabrosi" come follia, suicidio e passioni crude.
Dorothy Arzner (USA, 1897-1979)
Primati: Prima donna a dirigere per una major (Paramount) e prima nella Directors Guild of America.
Innovazione Tecnica: Inventa il microfono ad asta (boom) introdotta nel 1929 per facilitare il sonoro.
Temi: Critica sociale, sessismo dell'alta borghesia, ambizione femminile.
Opere chiave: The Wild Party (1929), Anybody’s Woman (1930), Dance, Girl, Dance (1940) quest'ultimo incentrato sull'ambizione femminile nel mondo dello spettacolo.
Carriera: Inizia come dattilografa e montatrice (Sangue e arena) prima di diventare la prima donna regista per una major (Paramount).
Ida Lupino (USA, 1914-1995)
Transizione: Da attrice di successo a regista indipendente con la sua The Filmakers.
Stile: Unione di melodramma e noir; cinema a basso costo (B-movies) di alto pregio.
Temi Scomodi: Violenza sessuale (Outrage), malattia/poliomielite (Never Fear), bigamia e colpa (The Bigamist).
Stile Noir: Uso magistrale di ombre e composizioni per suggerire la violenza senza mostrarla.
Outrage (1950): Affrontò lo stupro con una "franchezza rara", usando la tecnica cinematografica per suggerire il dramma psicologico attraverso la composizione scenica.
The Bigamist (1953): Esplorò la colpa e il sacrificio attraverso un finale aperto che non offriva soluzioni morali semplici.
Le "Nuove Ondate" e il Cinema Sperimentale
rinnovamento del linguaggio cinematografico tra gli anni '60 e '70.
Věra Chytilová (Cecoslovacchia)
Movimento: Esponente di punta della Nová Vlna.
Linguaggio: Sperimentazione estrema, rottura delle logiche narrative, uso dell'assurdo e colori vivaci.
Opere chiave: Le margheritine (1966) – attacco al materialismo e sessismo. dove due ragazze smascherano il materialismo della società tramite provocazioni.
Estetica: Cinema slapstick, esplosione di colori e approccio assurdo.
Temi: La vacuità dell'esistenza e le dinamiche impietose tra uomo e donna.
Chantal Akerman (Belgio)
Stile: Cinema radicale, minimalista, uso di lunghi piani-sequenza e tempo reale.
Opere chiave: Jeanne Dielman, 23, Quai du Commerce, 1080 Bruxelles (1975).
Temi: Alienazione domestica, routine come esperienza sensoriale, ossessione e controllo.
Rapporto Tempo/Azione: Azioni quotidiane ripetitive (cucinare, lavare) filmate in tempo reale per generare tensione.
Capolavoro: Jeanne Dielman (1975), durata 3 ore e mezza; segue azioni banali che caricano di tensione il finale violento, asettico e meccanico. Una riflessione filosofica sulla solitudine e l'alienazione.
Simbologia: L'uso del vetro smerigliato ne La Captive come barriera insormontabile tra maschile e femminile.
La Captive (2000): Utilizza simboli visivi, come il vetro smerigliato, per rappresentare l'incomunicabilità tra l'universo femminile "enigmatico" e quello maschile "ossessivo".
Liliana Cavani (Italia)
Temi: Rapporti di potere, desiderio, dipendenza psicologica, spazi claustrofobici.
Opera simbolo: Il portiere di notte (1974) – relazione tra vittima e carnefice post-lager. Esplora il legame tra vittima (Lucia) e aguzzino (Maximilian) come "amour fou" che scardina la morale comune.
Ambienti: Spazi chiusi e claustrofobici dove i muri sono sia prigione che rifugio.
Focus: Donne che si riappropriano della propria volontà anche in situazioni disumanizzanti.