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Cap.1.2, Uno dei punti è il ruolo del cervello nell'evoluzione…
Cap.1.2
Geertz
Afferma che la cultura è un insieme di <<fonti estrinseche di informazione>>, nel senso che <<si trovano all'esterno dei confini dell'organismo umano come tale>>
In Geertz questo rifiuto appare compiutamente argomentato, ed è significativo che in questa argomentazione riemerga la metafora dell'abbigliamento --> Si tratta di valutare la consistenza e il peso degli "abiti" che gli uomini indossano per affrontare il mondo
L'accrescimento e l'espansione della cultura, aldi la dei confini con l'organico, sono in primo luogo dovuti allo smantellamento della visione stratigrafica --> Geertz attivo sostenitore
c'è da dubitare che le riflessioni di Geertz, sull'incidenza più profonda della cultura, si svolgano negli stessi primi anni Sessanta del Novecento in cui Leroi-Gourhan pubblica il suo saggio --> non vi sono tra i due autori riconoscimenti reciproci ma è importante per entrambi lo sfondo delle scoperte paleoantropologiche ed entrambi giungono, su alcuni punti, a conclusioni simili.
scarta l'ipotesi kroeberiana dell'origine della cultura come coincidente con un punto critico, nonchè l'idea del passaggio dal livello organico a quello culturale come se fosse un salto. egli sottolinea che <<ci fu una sovrapposizione di forse più di un milione di anni tra l'inizio delle cultura e la comparsa dell'uomo che conosciamo oggi>>. questo dato cronologico inconfutabile induce a scartare qualsiasi concezione che applichi l'etichetta "uomo" a un determinato momento dell'evoluzione organica senza, o comunque a prescindere, dalla componente culturale.
la Componente Culturale ha profondamente caratterizzato l'ambiente entro il quale si è svola la maggior parte di quella stessa evoluzione organica che ha prodotto l'uomo attuale e che continua a modificarlo.
Alfred Kroeber
Al fine di illustrare il concetto antropologico di cultura, nel suo saggio, fa un esempio significativo: si tratta del diverso modo di adattamento a un mabiente artico da parte di gruppi umani e di altri animali. A differenza degli animali artici l'uomo non ha un folto pelo e si copre con pellicce sottratte ad altri animali.
L'adattamento degli animali ha interessato un numero molto elevato di generazioni mentre l'adattamento umano è più rapido --> questa differenza di velocità nei processi di adattamento si collega a un'altra differenza, ovvero al fatto che le modificazioni nel caso degli altri mammiferi sono organiche mentre nel caso dell'uomo lasciano inalterato il suo corpo.
L'adattamento animale è più lento proprio in perchè coinvolge gli organismi, mentre la rapidità dell'adattamento culturale umano è consentita dalla circostanza per cui gli organismi rimangono esclusi dal processo.
Il non coinvolgimento dell'organismo nei processi e nelle forme di adattamento culturale è la ragione del carattere di esteriorità della cultura --> fin dalle manifestazioni più rudimentali e primitive la cultura si configura come un insieme di forme e processi che si collocano tra gli organismi umani e il mondo esterno
Assai pertinenti appaiono anche le analisi di Leroi-Gourhan--> tutti gli utensili di cui gli esseri umani si sono avvalsi, a cominciare dalle epoche più lontane, costituiscono un prolungamento nell'esterno di potenzialità e facoltà sia fisiche sia mentali.
Entrambi non si limitano a fornire esemplificazioni tecnologiche ma anche sul LINGUAGGIO.
Per Kroeber il linguaggio è qualcosa di completamente acquisito e non ereditario, di completamente eserno e non interno, cioè un prodotto sociale e non il frutto di uno sviluppo organico. (esempio neonato francese)
Leroi-Gourhan nota come non solo la mano ma anche la parola e l'attività simbolica conoscano un processo di esteriorizzazione che si rende del tutto evidente con l'invenzione dei mitogrammi e dei vari sistemi si scrittura.
Costumi
Con gli sviluppi più recenti della teoria antropologica della cultura, il peso della realtà umana si sposta decisamente sul versante dei costumi e delle abitudini --> si predica l'irreperibilità dell'uomo al di la delle sue usanze, l'impossinilità di scoprirlo nudo nella sua "purezza" originaria
I costumi non nascondono di certo l'uomo, e nemmeno si limitano a completarne e a perfezionarne la figura, bensì foggiano direttamente quella variegata e strana realtà che sono gli uomini nelle loro differenze culturali
I costumi sono la realtà dell'uomo e << la sua seconda natura>> (Pascal).
L'essenza dell'uomo va ricercata tra i costumi. Appellarsi ai costumi e alle usanze per ricercare in essi il senso più profondo dell'umanità significa sottrarli alla superficializzazione e marginalizzazione prodotte dalla prospettiva stratrigrafica tipica della filosofia moderna, ma comporta anche non obliare e non sottovalutare la loro variabilità
Con questi sviluppi teorici i costumi acquisiscono il peso maggiore nella configurazione della realtà umana, in tal modo l'essenza "uomo" viene separata dal principio dell'unità e della stabilità e considerata compatibile con la variabilità
In questa prospettiva i costumi, gli abiti, la cultura conservano pur sempre il carattere dell'eseriorità, ma ciò che è al di qua dell'esteriorità perde la sua autonomia --> l'esteriorità della cultura non è però segno o prodotto della superficialità dei costumi. Il permanere del carattere dell'esteriorità della cultura è indice dell'importanza che la stessa esteriorità viene ad assumere
L'esteriorità della cultura può essere concepita in una pluralità di modi e nterpretata in una pluralità di prospettive
Per Kroeber il carattere esteriore della cultura si oppone al carattere interiore dell'istinto --> quest'ultimo è qualcosa di inciso interiormente, quasi fosse un modello inalterabile, in quanto prodotto dell'eredità organica. La Cultura, in quanto tradizione, è qualcosa che viene dato attraverso, passato di mano in mano e si risolve in un messaggio trasmesso di generazione in generazione.
Vi è estreneità tra la sostanza del messaggio e coloro che sono destinati a portarlo.
La concezione dell'estraneità della cultura si coniuga in Kroeber con una visione stratigrafica della realtà umana: vi è prima di tutto <<l'uomo come sostanza organica che può essere considerata in quanto tale e vi è poi l'uomo come portatore di cultura>>. L'essere umano è quindi <<anche una tavola su cui si può scrivere>>.
Sul piano della realtà organica umana si deposita la realtà culturale --> si tratta di due piani distinti, paralleli, sovrapposti e autonomi.
L'esteriorità della cultura sta a significare esattamente questa autonomia, traduce la separazione dei due livelli, indica il "salto" che vi è da un piano all'altro.
Keesing
Afferma che gli stessi individui, in quanto attori sociali, percepiscono spesso la propria cultura come una realà esterna e quindi come potenzialmente costrittiva e frustrante
Troviamo la condanna netta dell'idea che si possano sollevare gli strati culturali per trovare al di sotto di essi "l'Uomo Primigenio"
L'elaborazione in ambito etnografico del concetto di cultura ha appesantito molto lo strato dei costumi
Nella prospettiva di Kroeber, il peso della realtà umana viene equamente ripartito tra la sua componente o livello organico e la sua componente o livello culturale.
Gli abiti culurali non sono più stranezze senza sesno ma sono strumentali o funzionali e soprattutto sono forme e modelli
In questo stadio l'impego del concetto etnografico di cultura ha reso i costumi elementi ineliminabili di una corretta visione antropologica, consentendo di scorgere in essi l'ordine di modelli, il valore e il senso di forme.
Per diversi momenti della filosofia occidentale la natura umana risulta nascosta da uno strato di costumi che la ricoprono l'obiettivo è di eliminare analiticamente lo strato dei costumi per scoprire ciò che l'uomo effettivamente è.
Interpretata como coscienza questa natura si rivela nella sua purezza e autenticità soltanto quando è liberata dall'impurità dei costumi. La natura umana si concentra del tutto nelle sue strutture permanenti, sono queste la sostanza pesante, l'essenza inalterabile dell'umanità
Uno dei punti è il ruolo del cervello nell'evoluzione biologica e culturale dell'uomo.
Secondo a una visione stratigrafica e di successione lineare si è spesso indoti ad attribuire al cervello una posizione prioritaria e una funzione trainante, o addirittura creativa, rispetto alla formazione della cultura.
Leroi-Gourhan scombina questo schema ponendo il cervello nelle ultime posizioni dello sviluppo organico anzichè nelle prime.
Per Leroi-Gourhan è quasi inevitabile scorgere nell'evoluzione dell'uomo il "trionfo del cervello", ed è impossibile non attribuire al cervello la posizione di ultimo arrivato.
non si tratta di ribaltare delle fasi in successione ma si tratta di riconoscere un'interazione più profonda e complessa di quanto lo schema stratigrafico sia in grado di laaciar scorgere. --> non si tratta di far intervenire il cervello soltanto alla fine del processo ma si trata di riconoscere che l'impressionante sviluppo celebrale che caratterizza l'evoluzione umana è avvenuto in un ambiente già culturale
Con lo smantellamento della visione stratigrafica il modello interattivo concepisce l'icidenza della cultura non in termini di utilità per un animale indifeso ma di indispensabiltà per un essere la cui formazione e il cui sviluppo dipendono sempre più dalla sua esteriorizzazione culturale. --> in questa prospettiva la cultura non si limita a fornire comodità ma viene rappresentata come un elemento indispensabile per la loro stessa vita. privati della cultura gli uomini sarebbero animali che incotrerebbero maggiori difficoltà nel loro adattamento all'ambiente
il Modello Interattivo non soltnto ritiene che il nostro sistema nervoso centrale sia cresciuto in gran parte in interazione con la cultura ma da ciò trae una grave conseguenza, ossia l'incapacità del nostro apparato nervoso e centrale di dirigere il nostro comportamento e di organizzare la nostra esperienza senza la guida fornita dal sistema di simboli significanti in cui consiste propriamente la cultura
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La cultura appare come qualcosa di esterno rispetto agli organismi individuali ma essa interviene ben prima che l'evoluzione organica produca l'uomo quale esso è attualmente.
E' la paleontologia a mettere in crisi i rapporti di successione lineare tra l'evoluzione organica e l'evoluzione culturale --> come non è più pensabile che l'evoluzione culturale prenda piede soltanto dopo che l'evoluzione organica ha prodotto l'uomo attuale, non è accettabile uno schema di isovrapposizione di piani paralleli costituenti la realtà umana.
il rifiuto dell'ordine temporale e diacronico costituito da un "prima" (evoluzione organica) e da un "dopo" (evoluzione culturale) comporta il rifiuto dell'ordine gerarchico e sincronico di un "sotto" (base organica) e di un "sopra" (sovrastruttura culturale).
Non si tratta di ribaltare con un gesto meccanico l'ordine delle fasi in successione o la gerarchia dei livelli, si tratta di concepire i rapporti tra le due componenti in modo meno semplicistico e secondo un'interazione assai più profonda tale per cui la cultura non interviene a cose fatte sul piano organico, bensì si innesta direttamente nell'evoluzione organica quale la sua componente imprescindibile.
Il coinvolgimento dell'organismo nei processi di adattamento è per un verso un vincolo frenante, ma per un altro verso è una garanzia di perpetuità.
Puntare su forme non organiche di adattamento ha certamente assicurato maggiore rapidità, versatilità, mobilità e revocabilità delle forme di adattamento, ma ha pure significato un accontentarsi di forme prive di garanzia di autoperpetuazione
Per Kroeber, prima l'evoluzione biologica porta a compimento la sua opera (nel senso che produce la realtà organica che noi stessi siamo) e poi su questa s'innesta l'evoluzione culturale
Il mantenimeto dell'esteriorità si coniuga in questi teorici con il rifiuto esplicito di una "concezione stratigrafica" della cultura e della realtà umana
Costumi, Abitudini e Usanze appaiono, in questa prospettiva, come stravaganze la cui incidenza in una ricerca antropologica si rivela quasi del tutto nagativa. --> in questo contesto, se il concetto di cultura viene impiegato, esso è cultura animi (cultura della ragione o dello spirito)
Se l'esteriorità culturale concentra il senso dell'umanità ciò significa che il centro di gravità dell'essere umano è esattamente in questa esteriorità