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Dalla televisione ai social media – Comunicazione politica e ICT
1.1 Discesa in campo di Berlusconi (1994) – ascesa della televisione
Televisione obbliga i politici a confrontarsi visivamente con il pubblico.
Dà visibilità anche a partiti prima sconosciuti, aumentando la competenza politica degli elettori.
Funzione culturale:
diffusione dell’ideologia commerciale
intrattenimento → politica come spettacolo
Rai:
costretta a divertire più che educare
causa concorrenza pubblicitaria
Legge Mammì (1990):
obbligo di fare informazione anche alle reti private
Reti Berlusconi:
preferenza per infotainment
tv come estensione del corpo del leader
Risultato:
svolta pop e populista della comunicazione politica
1.2 Diffusione del World Wide Web
Rete si diffonde contemporaneamente, ma:
accesso di massa solo oltre un decennio dopo
Mass media tradizionali:
continuano
contenuti disponibili anche online
Cambia il rapporto politici–pubblico:
politici vogliono bypassare media tradizionali
riconquista del potere di agenda politica
Ipotesi sociologiche sulla rete:
Equalizzazione
visibilità a partiti marginali
Normalizzazione
grandi partiti mantengono dominio
1.3 Fenomeno Grillo
2005:
Blog di Beppe Grillo
voce al malcontento popolare
mobilitazione offline
2009:
creazione del Movimento 5 Stelle
attivismo online → offline
2018:
M5S partito più votato
Strategia:
democrazia disintermediata
tramite piattaforma Rousseau