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PSICOLOGIA DEI GRUPPI CONCETTI CHIAVE 5 - Coggle Diagram
PSICOLOGIA DEI GRUPPI CONCETTI CHIAVE 5
Stereotipi e relazioni intergruppi
Funzioni sociali degli stereotipi
Spiegare eventi sociali: semplificano la realtà complessa.
Giustificare comportamenti contro l'outgroup: legittimano discriminazione o violenza.
Differenziare gruppi e mantenere lo status quo: rafforzano l'identità dell'ingroup; funzionano solo se condivisi internamente.
Contenuto degli stereotipi: evidenze
Campi estivi: aumento di stereotipi denigratori che rafforzano coesione ingroup e giustificano ostilità.
Guerra e stereotipi storici (Seago, 1947): cambiamenti rapidi degli stereotipi in contesti di conflitto (es. peggioramento della percezione di tedeschi/giapponesi dopo Pearl Harbor; stereotipi razziali sugli afroamericani che giustificavano la supremazia bianca). «subdoli» e «infidi»
Queste etichette, usate per descrivere i giapponesi nel contesto bellico, mostrano come stereotipi fortemente negativi possano legittimare misure estreme (es. internamento).
Stereotipi e contesto competitivo
Qualità oggettivamente positive (ambizione, competenza) possono essere reinterpretate come minaccia in contesti competitivi (es. studio su «sandiriani» — Esses et al., 1998).
La valenza degli stereotipi dipende dalle relazioni socio-strutturali (competizione → basso calore; status → competenza).
Modelli strutturali del contenuto stereotipico
Stereotype Content Model (SCM) — Fiske et al.
Dimensione/ Determinante/ Effetto
Calore/Livello di competizione percepito/ Gruppi in competizione → percepiti come freddi
Competenza/Status del gruppo/ Alto status → percepito come competente
Categoria/Caratteristiche/ Esempi
Invidia/Alta competenza, basso calore/ Asiatici, ebrei (stereotipo di competenza ma minaccia)
Paternalistico/ Alto calore, bassa competenza/ Anziani, donne in ruoli tradizionali
Teoria dell'immagine (image theory) e immagini stereotipiche
Tre dimensioni fondamentali: Competizione, Potere, Status.
Immagini risultanti e conseguenze pratiche:
Immagine/ Caratteristiche/ Implicazione
Alleato/ Alto status, alto potere, bassa competizione/ Collaborazione e fiducia
Nemico/ Alta competizione, alto potere/ Giustificazione di azioni difensive/offensive
Deumanizzazione dell'outgroup
Forme e meccanismi
Deumanizzazione esplicita: paragoni animali e linguaggio degradante (es. propaganda nazista, genocidio in Rwanda, retorica coloniale).
Deumanizzazione implicita/associativa: associazioni automatiche (es. priming di Goff et al., 2008 che collega volti afroamericani a scimmie).
Negazione delle qualità umane (Haslam, 2006):
Animalizzazione: attribuzione di emozioni semplici, mancanza di complessità cognitiva.
Oggettificazione: percepire l'outgroup come oggetto senza calore emotivo (es. oggettificazione sessuale delle donne).
Evidenze neurocognitive
fMRI (Harris & Fiske, 2006): minore attivazione della corteccia prefrontale mediale per tossicodipendenti/senzatetto (mancanza di riconoscimento di persone); attivazione di aree del disgusto (amigdala, insula).
Misurazione
Scala evolutiva visiva (Kteily et al., 2015): colloca gruppi su una scala figurativa da “più primitivo” a “più evoluto” per misurare deumanizzazione implicita/esplicita.
Funzione socio-strutturale
La deumanizzazione facilita violenza e giustificazioni morali, rafforza la coesione ingroup e si associa a gruppi percepiti come privi di calore e competenza (categoria SCM vulnerabile: tossicodipendenti, senzatetto).
Gerarchia, oppressione e meccanismi di giustificazione del sistema
Divide et impara
Strategia di frammentazione dei subordinati per impedire resistenza collettiva (es. violenza anti-immigrati in Sudafrica: agricoltori bianchi manipolano conflitti tra braccianti locali e migranti per mantenere controllo salariale).
Istituzionalizzazione dell'interdipendenza negativa mantiene divisioni percepite come inevitabili.
Discriminazione consensuale
I subordinati possono accettare o sostenere il sistema che li opprime (Kay Jackman). Esempio: ruoli di genere mantenuti tramite paternalismo e premi per conformità.
Quando il potere dominante non è minacciato, la violenza diretta è rara; si preferiscono forme sottili di controllo.
Sessismo ambivalente (Glick & Fiske)
Due componenti:
Sessismo ostile: donne viste come manipolatrici/minacciose.
Sessismo benevolo: atteggiamenti paternalistici che esaltano le donne ma le ritraggono come fragili/dipendenti.
Il sessismo benevolo può essere approvato dalle stesse donne e danneggiare autostima, performance e giustificare violenza domestica
Favoritismo per l'outgroup e giustificazione del sistema (System Justification)
I membri subordinati a volte interiorizzano l'ideologia dominante e mostrano favoritismo per l'outgroup.
Motivazioni psicologiche (Jost & Banaji):
Bisogni epistemici (ridurre incertezza)
Bisogni esistenziali (gestire minacce)
Bisogni relazionali (appartenenza a un ordine percepito come giusto)
Critiche: non spiega adeguatamente casi di ribellione attiva (Moscovici).
Teoria della dominanza sociale (SDT) e SDO
Struttura della SDT
Asse di gerarchia Esempio
Genere Supremazia maschile
Età Supremazia adulti su giovani
Insiemi arbitrari Razza, classe, casta (variabili culturalmente)
Meccanismi di mantenimento delle disuguaglianze:
Discriminazione individuale aggregata
Discriminazione istituzionale
Asimmetria comportamentale (dominanti più efficaci nel discriminare)
Miti di legittimazione:
HE‑LM (hierarchy‑enhancing): razzismo, sessismo, meritocrazia.
HA‑LM (hierarchy‑attenuating): ideologie egualitarie (es. femminismo).
Orientamento alla dominanza sociale (SDO)
Disposizione individuale a favore delle gerarchie tra gruppi.
Predittore di sostegno a ideologie pro-gerarchia (razzismo, sessismo, guerra).
Variabilità dell'SDO influenzata da personalità, status gruppo e contesto situazionale.
Critiche alla SDT
Contraddizioni interne (consenso vs conflitto).
Concepzione statica del potere; difficoltà a spiegare cambiamento sociale e resistenza.
Identità sociale e approcci dinamici integrano prospettive mancanti.
SDO e RWA (autoritarismo di destra)
RWA (Altemeyer): Convenzionalismo, Sottomissione autoritaria, Aggressività autoritaria.
Dual-Process Model (Duckitt):
SDO ↔ visione del mondo come competizione "giungla".
RWA ↔ visione del mondo come luogo pericoloso che richiede ordine.
Entrambi correlano col pregiudizio, ma in modi differenti a seconda del contesto (es. disoccupazione → SDO; minaccia alla sicurezza → RWA).
Teoria dell'identità sociale: strategie per i gruppi subordinati
Principi base (Tajfel & Turner)
Persone cercano un sé positivo derivante dall'appartenenza di gruppo.
Valutazione comparativa dei gruppi motiva a perseguire un'identità sociale positiva.
Tre strategie di risposta dei gruppi svantaggiati: Mobilità individuale, Creatività sociale, Competizione sociale.
Mobilità individuale
Tentativo di lasciare il gruppo svantaggiato per unirsi a uno di status superiore.
Condizioni favorevoli: confini percepiti come permeabili, bassa identificazione con ingroup.
Effetto: indebolisce coesione e azione collettiva (es. "ape regina" tra donne in posizioni di potere).
Creatività sociale
Rivalutazione collettiva del gruppo senza sfidare direttamente la gerarchia.
Sottostrategie:
Cambiare dimensione del confronto: enfatizzare aspetti in cui l'ingroup è superiore (es. moralità, felicità).
Confronto verso il basso: paragonarsi a gruppi ancora più svantaggiati.
Ridefinire attributi svalorizzati: trasformare uno stigma in orgoglio (es. Black is Beautiful).
Risultato: rafforza unità e può promuovere azione collettiva non direttamente conflittuale.
Competizione sociale
Confronto diretto per cambiare lo status quo; richiede confini impermeabili, alta identificazione e percezione di ingiustizia.
Favorisce mobilitazione collettiva e azione collettiva organizzata (es. proteste, rivendicazioni politiche).
Rabbia e rifiuto dello status quo: deprivazione relativa e mobilitazione
Quando nasce il rifiuto dello status quo
Il cambiamento sociale emerge spesso non dalla disperazione massima, ma da una discrepanza tra aspettative crescenti e successivo peggioramento (ipotesi della curva a J, Davies, 1962).
Esempio storico: Rivoluzione russa (aspettative alte seguite da collasso).
Deprivazione relativa
Si tratta della percezione di un divario tra ciò che si ha e ciò che si ritiene giusto o meritevole.
Distinzione tra deprivazione relativa personale e collettiva — quest'ultima è più importante per la mobilitazione collettiva.
Emozioni collettive (es. rabbia) derivanti dalla deprivazione relativa facilitano il passaggio dall'insoddisfazione individuale all'azione collettiva.
(La trattazione prosegue con i meccanismi attraverso cui la deprivazione relativa si traduce in rabbia collettiva e in mobilitazione politica.)
Il rifiuto dello status quo ⚖️
Quando e perché avviene
Il cambiamento collettivo non scaturisce quasi mai dalla deprivazione assoluta, ma dalla discrepanza percepita tra ciò che si ritiene di meritare e ciò che si possiede — dinamica nota come ipotesi della curva a J (es.: Rivoluzione russa 1917).
Momentanee migliorie seguite da un peggioramento brusco generano forti aspettative disattese e quindi malcontento.
Deprivazione relativa: tipi e conseguenze
Deprivazione relativa egoistica (personale): confronto individuo vs individuo; produce stress e insoddisfazione personale ma raramente porta a proteste collettive.
Deprivazione relativa fraterna (collettiva): confronto tra gruppi; genera un senso d'ingiustizia condiviso che può trasformarsi in mobilitazione collettiva.
Esempi empirici: militanza tra la minoranza surinamese nei Paesi Bassi; studi su disoccupati australiani mostrano correlazione tra deprivazione fraterna e azione collettiva.
Emozioni e azione collettiva
Ruolo delle emozioni
Le emozioni mediano la trasformazione della percezione di ingiustizia in azione: non basta sentirsi svantaggiati, serve uno stato emotivo (soprattutto rabbia) che renda l'ingiustizia percepita illegittima e ingeneri desiderio d'azione.
Studi sperimentali indicano che la rabbia è un predittore più forte dell'azione collettiva rispetto alla sola percezione cognitiva di ingiustizia.
Rabbia vs. disprezzo
Rabbia: motiva comportamenti conflittuali non violenti, volti a cambiare il comportamento dell’“altro” e ristabilire equità; quando condivisa e diretta verso un responsabile identificabile, facilita la mobilitazione.
Disprezzo: conduce a comportamenti ostili e violenti, mira all’esclusione o annientamento dell’altro senza possibilità di riconciliazione.
Evidenze: partecipazione a proteste simulate aumenta rabbia e propensione a mobilitarsi (es.: proteste studentesche contro aumenti delle tasse — livelli maggiori di rabbia nei partecipanti).
Reazioni dei gruppi privilegiati
Riconoscimento del privilegio e normalizzazione
Primo passo cruciale: il riconoscimento del proprio privilegio; spesso ostacolato dalla normalizzazione del privilegio (considerarlo naturale o meritato).
Esempi storici di sostegno da parte di gruppi avvantaggiati: movimento abolizionista, opposizione all’apartheid.
Risentimento e controreazione
Le richieste di uguaglianza possono attivare resistenza nei privilegiati, giustificata tramite stereotipi che delegittimano le rivendicazioni dei gruppi svantaggiati.
Deprivazione relativa inversa: percezione dei privilegiati di una perdita o minaccia ai propri diritti, che alimenta risentimento e reazioni ostili (anche violente).
Esempio sperimentale: maggiore aggressività maschile verso donne descritte come femministe (minaccia al dominio maschile).
Emozioni che favoriscono la solidarietà
Senso di colpa: spinge al riconoscimento ma spesso è disforico e poco propulsivo per l’azione concreta.
Compassione ed empatia: più efficaci nel motivare azioni per alleviare la sofferenza e costruire alleanze.
Indignazione morale: rabbia rivolta contro terze parti responsabili dell'ingiustizia; energizzante e orientata all'azione (facilita l'affronto dei responsabili e l'alleanza con i gruppi svantaggiati).
Esempio: alleanze eterosessuali nel movimento per la legalizzazione del matrimonio egualitario.
Contatto intergruppi e azione collettiva
Effetti "sedativi" del contatto
Perché il contatto può ridurre la motivazione all'azione collettiva dei gruppi svantaggiati:
Riduzione della percezione di ingiustizia: il contatto enfatizza affinità e può far apparire l’outgroup dominante meno responsabile dell'ingiustizia.
Promozione della mobilità individuale: il contatto può incentivare strategie individuali di miglioramento piuttosto che azioni collettive.
Esempi: arabi israeliani e neri sudafricani in maggiore contatto con membri dominanti percepiscono meno ingiustizie; studenti latino-americani negli USA orientati all’avanzamento individuale dopo contatto con studenti bianchi.
Usare il contatto per costruire alleanze
Il contatto può anche favorire alleanze autentiche quando coinvolge membri dei gruppi privilegiati disposti a riconoscere l’ingiustizia e ad agire come alleati.
Sfida centrale: progettare contesti di contatto che mantengano la percezione delle ingiustizie reali e promuovano solidarietà strutturale, non solo armonia superficiale.
Conseguenze dell'azione collettiva
Partecipare a una protesta può rafforzare l’identificazione di gruppo, i sentimenti di ingiustizia condivisa e la percezione di efficacia collettiva, generando un ciclo di mobilitazione continuativa.
Il successo aumenta il senso di efficacia; gli insuccessi possono alimentare rabbia e spingere a nuove mobilitazioni.
Confronti diretti con outgroup potenti (es.: polizia) possono creare empowerment e "auto-oggettivazione collettiva" — la realizzazione pratica di un’identità condivisa che sostiene azioni future.