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LE MANIFESTAZIONI PAROSSISTICHE EPILETTICHE;CAUSE - Coggle Diagram
LE MANIFESTAZIONI PAROSSISTICHE EPILETTICHE;CAUSE
Le manifestazioni parossistiche epilettiche hanno un ruolo importante nella morbilità infantile per la loro
incidenza e drammaticità. Infatti, l'epilessia è la più frequente delle malattie croniche dopo il Ritardo Mentale
Essa esordisce nell'infanzia e nell'adolescenza nell'80% dei casi, con conseguenze psicologiche e sociali spesso devastanti
in età evolutiva sono molto frequenti crisi occasionali che non rientrano nell'ambito dell'epilessia
Queste situazioni si verifica una crisi convulsiva, intesa come una scarica improvvisa rapida ed
ipersincrona di potenziali generati da una popolazione più o meno vasta di neuroni situati in una
determinata area corticale cerebrale, evento che è registrabile grazie all'elettroencefalogramma (EÉG)
Il tipo di crisi dipende poi direttamente dalla sede in cui ha avuto origine la scarica, dal numero di
neuroni coinvolti e dal grado di maturazione cerebrale del soggetto. Una crisi convulsiva che
come s'è detto, non di rado resta occasionale, unica, legata a situazioni cliniche contingenti, va tenuta
ben distinta dalla epilessia, che, a sua volta, rappresenta una condizione in cui si realizzano
attacchi convulsivi ricorrenti non provocati (dal greco epi-lambanein, essere colto di sorpresa, essere sopraffatti)
Ne viene di conseguenza che una crisi singola non significa epilessia
La prevalenza delle epilessie nei paesi industriali è dell'1%, mentre l'incidenza annuale è di circa lo 0.5%
In Italia vivono oltre 500.000 persone colpite da questa malattia e ogni anno si verificano circa 25.000 nuovi casi (46.7 ogni 100.000 abitanti)
Tale fenomeno assume proporzioni molto più vaste nei paesi in via di sviluppo, dove la sua prevalenza
è del 15-20% della popolazione; tutto questo è in relazione ad una più carente assistenza pre-perinatale
Dal punto di vista eziologico, le epilessie si suddividono in tre categorie principali:
-Idiopatiche:
legate a fattori familiari e genetici. Il termine “idiopatico” deriva da idios (proprio, essenziale)
e indica una condizione di origine genetica, che non deve essere considerata sinonimo di benignità
In queste forme i fattori ereditari hanno un ruolo determinante. Attualmente è confermata una
trasmissione monogenica dominante per alcune forme, come le convulsioni neonatali benigne, le
le epilessie neonatali familiari benigne e le epilessie infantili benigne. Per altre condizioni, invece, sembra
più probabile una trasmissione poligenica, come nell’epilessia fotosensibile, nella sindrome di Janz
e nell’epilessia parziale a parossismi rolandici. Nei pazienti con epilessie idiopatiche sono inoltre
frequenti una storia familiare positiva per epilessia e precedenti personali di convulsioni febbrili
-Criptogeniche:
forme in cui si presume l’esistenza di una causa lesionale, ma che
non risulta documentabile con gli attuali esami strumentali
-Lesionali (o sintomatiche):
epilessie dovute a una causa nota. Le cause vengono classificate in base al momento di comparsa:
-Prenatali:
alterazioni dello sviluppo embrionale o fetale, con malformazioni strutturali
della corteccia cerebrale o del sistema vascolare
-Perinatali:
eventi avvenuti nel periodo attorno alla nascita, come asfissia perinatale,
sindrome ipossico-ischemico-emorragica, edema cerebrale documentato, ecc
-Postnatali:
fattori insorti dopo la nascita, tra cui traumi cranici
meningo-encefaliti, tumori cerebrali, disturbi metabolici o tossici, ecc