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PARALISI CEREBRALI DISCINETICHE; PARALISI CEREBRALI ATASSICHE
Le PC discinetiche sono caratterizzate da difficoltà nell’eseguire movimenti intenzionali
nel coordinare reazioni automatiche e nel mantenere la postura, a causa di lesioni delle strutture extrapiramidali
Queste forme comprendono due sottogruppi principali
Forme atetoidi:
presentano movimenti involontari lenti e tentacolari agli arti distali e alla muscolatura facciale,
evidenti soprattutto durante movimenti intenzionali o nel mantenimento della postura
La maggior parte dei casi deriva da sofferenza perinatale. I primi segni compaiono dai 2-3 mesi
con fluttuazioni del tono e successivamente, intorno ai 2 anni, si evidenziano movimenti involontari
Neurologicamente dominano i segni extrapiramidali come rigidità, tono fluttuante e ipercinesie, mentre i
riflessi tendinei risultano solo moderatamente aumentati. Il linguaggio è compromesso per
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Forme distoniche:
mostrano brusche modificazioni del tono del tronco, spesso provocate da stimoli emotivi
o movimenti del capo, con massiva interferenza sulla postura e sui movimenti volontari
Le PC atassiche, o atassia cerebellare non progressiva, costituiscono circa il 10-15% dei casi
Sono caratterizzate da manifestazioni atassiche dovute a lesioni del sistema cerebellare
prevalentemente di origine prenatale, anche se spesso non si riscontra alcuna causa evidente
Le lesioni possono essere displasiche o atrofiche e la corrispondenza tra reperti neuroradiologici e
sintomi clinici è spesso scarsa. Le prime manifestazioni cliniche sono ipotonia diffusa, oscillazioni del tronco nella
posizione seduta, asinergia tra tronco e arti inferiori, tremori intenzionali e difficoltà nei movimenti di presa, generalmente evidenti dopo il primo anno di vita
L’atassia può variare per localizzazione e gravità: in alcuni bambini interessa solo gli arti con tremori
e dismetria, consentendo la deambulazione autonoma ma instabile, spesso associata a lieve deficit intellettivo
in altri l’atassia è grave, compromette equilibrio e tono posturale, determina cadute frequenti
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La diagnosi differenziale delle paralisi cerebrali richiede una attenta distinzione dalle
encefalopatie eredodegenerative, che sono progressive, mentre le paralisi cerebrali sono per definizione "fisse"
Nella maggioranza dei casi, l’anamnesi e la ricostruzione del decorso dello sviluppo permettono
di orientare la diagnosi, soprattutto distinguendo forme progressive da forme stabili
Le paralisi cerebrali atassiche pongono maggiori problemi di diagnosi differenziale, poiché l’atassia
può comparire anche in altre condizioni come processi espansivi endocranici, malattie metaboliche o encefalopatie genetiche.
Un aspetto importante della diagnosi precoce è la neuroevoluzione: spesso il danno anatomico non è
immediatamente evidente sul piano funzionale, perché il Sistema Nervoso Centrale dei neonati
è ancora in gran parte elementare, con funzionalità limitata ai centri vitali (respirazione, suzione, deglutizione, termoregolazione)
Il danno a centri non essenziali resta inizialmente silente e si manifesta solo quando tali aree sono chiamate a svolgere le loro funzioni.
Sul piano motorio, ciò si traduce in persistenza abnorme dei riflessi arcaici, motricità sottocorticale disorganizzata e comportamenti motori non coordinati
Per seguire lo sviluppo e confermare la diagnosi, si programmando controlli periodici nelle età-chiave dello sviluppo psicomotorio:
1° mese: età del sospetto; si osservano anomalie del pianto, disturbi del ritmo sonno-veglia,
ipereccitabilità, asimmetrie, posture obbligate e dissociazione tra tono assiale e degli arti
4° mese: età di orientamento; si aggiungono persistenza e vivacità dei riflessi arcaici
inadeguato controllo del capo, tremori, disturbi del tono e indifferenza per l’oggetto
9° mese: età della certezza; il ritardo delle acquisizioni posturali e i segni
neurologici (piramidali, extrapiramidali o cerebellari) indicano un danno funzionale
12° mese: età della diagnosi; il quadro semeiologico consente di definire il tipo di paralisi cerebrale
18° mese: età della prognosi; si valuta l’entità della compromissione
e il possibile impatto sulle future capacità adattive del bambino
La terapia delle paralisi cerebrali richiede un progetto terapeutico personalizzato, poiché si tratta di
condizioni croniche che accompagnano lo sviluppo del bambino e richiedono interventi sia diretti
sul bambino sia sull’ambiente. Gli interventi devono essere periodicamente rivisti e adattati alle
esigenze emergenti, considerando la riduzione delle capacità motorie, le ripercussioni emotive
e materiali sulla famiglia e l’impegno richiesto alle strutture sanitarie e al contesto educativo