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Panoramica storica degli studi di antropologia - cap.2 - Coggle Diagram
Panoramica storica degli studi di antropologia - cap.2
le origini evoluzioniste (1860-1900)
in antropologia, l'evoluzionismo era visto come una filosofia secondo cui, in un arco di tempo breve, l'uomo era passato da condizioni di vita primitive e selvagge a sviluppare civiltà di grande complessità, per giungere infine al vertice della propria storia evolutiva
rimaneva un dilemma:
se la specie umana e' unitaria e fondata sul progresso, perche' non tutte le culture sono progredite allo stesso modo e con la stessa velocità?
per rispondere al dilemma, gli antropologi ripresero le tesi del filosofo Montesquieu
la storia evolutiva umana si divideva in tre stadi ->
selvaggi, barbari e civiltà
non tutti i gruppi umani si trovavano nello stesso stadio. alcuni erano rimasti ad uno stadio primitivo per ragioni ambientali, storiche, biologiche e razziali
i gruppi rimasti ad uno stadio precedente erano delle "sopravvivenze"
nonostante cio', la vita umana e' sempre sociale e culturale, anche se secondo livelli di maggiore o minore complessità
a formulare queste tesi e a condurre gli studi erano sempre antropologi euro-americani (in particolare inglesi, francesi e statunitensi)
il concetto di stadi primitivi risultava quindi comodo per legittimare la campagna di colonizzazione degli altri Paesi
Lewis Henry Morgan :star:
scrive "The League of the Ho de no Sau nee or Iroquois" (1851), la prima monografia di interesse scientifico esplicitamente dedicata allo studio dell'organizzazione politica e sociale di una comunita' di nativi americani e fondata su un prolungato contatto diretto tra l'autore e gli esseri umani dei quali scrive
scrive "Systems of Consanguneity and Affinity of the Human Family" (1871), dove individua alcuni tratti strutturali dei sistemi di parentela praticati dai diversi gruppi umani
uno dei piu' moderni tra gli studiosi evoluzionisti
il diffusionismo
alla fine del XIX secolo, la teoria evoluzionista entra in crisi e per un breve periodo si afferma la corrente del diffusionismo
il diffusionismo si concentra sulla ricerca di come singoli tratti culturali si siano diffusi nel pianeta
secondo il diffusionismo, lo sviluppo delle culture e delle società non era una questione di evoluzione ma di contatto
la presenza di elementi simili tra gruppi diversi segnalava la presenza di un contatto, di un cerchio culturale e quindi di una diffusione
alcuni esponenti del diffusionismo furono
Wilhelm Schmidt :star: in Austria, Leo Frobenius :star: e Fritz Graebner :star: in Germania
svilupparono la teoria dei cicli o strati culturali
diversi cicli potevano interessare la stessa area in epoche differenti
Clark Wissler :star: negli Stati Uniti
sviluppo' l'idea di area culturale
un'area in cui si possono trovare tratti comuni in culture differenti. piu' questi tratti erano distanti dal centro di irradiazione, piu' erano antichi
il novecento e il nuovo paradigma sistemico (1890-1914)
le scienze sociali impongono un nuovo paradigma di ricerca
l'importante non e' piu' comprendere la storia umana, ma studiare i modi di organizzarsi e di funzionare della sua vita culturale e sociale
cambiamento importante in tutte le discipline
in linguistica con Ferdinand de Saussure :star:
individua il sistema della "langue", ovvero il modo in cui le lingue organizzano inconsapevolmente le proprie regole linguistiche. l'obiettivo non e' piu' studiare la storia delle lingue (diacronico) ma come le lingue si organizzano oggi (sincronico)
in psicologia con Sigmund Freud :star:
la storia continua ad avere un ruolo importante, ma si da risalto anche alla struttura psichica che organizza sistematicamente le pulsioni e i desideri umani
In sociologia con Emile Durkheim :star:
si pone quesiti sulla coesione sociale: come fanno gli esseri umani a vivere in società? come fanno società complesse a restare coese? cosa provoca il disordine e la disgregazione sociale e dove si localizza?
quindi, Durkheim :star::
programma di ricerca
definizione dell'oggetto e dei metodi della nuova scienza sociale
analisi delle diverse forme di coesione sociale e dei loro rapporti con il mondo del lavoro
studio delle dimensioni apparentemente non razionali che pure giocano un ruolo decisivo nella costruzione della società (es. religione)
decide di analizzare gruppi non occidentali, non perche' portano una rappresentazione arcaica ma perche' sono meno complessi nella loro struttura e organizzazione
passaggio da "primitivo" a "elementare"
per lui,
i fatti sociali
sono contemporaneamente cose e rappresentazioni
le rappresentazioni sono l'idea che ciascun individuo ha di un fatto. queste rappresentazioni, pero', sono collettive perche' anche gli altri individui avranno una rappresentazione simile alla mia del fatto che si ha in mente. questo vuol dire che, per quanto siano separati, i concetti di rappresentazione e cosa non sono cosi' lontani tra loro
coesione sociale
due grandi tipologie di solidarietà
solidarietà meccanica
forma di coesione che si da prevalentemente nelle società di piccole dimensioni nelle quali l'adesione ai rapporti sociali e' automatica e non ragionata
solidarietà organica
forma di coesione che si da prevalentemente nelle società piu' articolate nelle quali si da la possibilità di scelta individuale nell'adesione e nella costruzione del legame sociale
intuisce che in ogni società esistono sia vincoli sociali meccanici (parentela), sia organici, ma il loro rapporto varia in base alla divisione sociale del lavoro
divisione sociale del lavoro meno complessa -> piu' solidarietà
divisione sociale del lavoro piu' complessa -> meno solidarietà
nella costruzione del legame sociale i fattori emotivi giocano un ruolo decisivo
la religione e' quella dimensione della vita sociale che in ogni società (semplice o complessa), mette in scena delle rappresentazioni condivise della propria organizzazione che consentono la produzione di emozioni e sentimenti collettivi
i fatti sociali appartengono a una dimensione sui generis (unica nel suo genere) che richiede una specifica scienza per essere esplorata
=la sociologia
la nascita dell'antropologia contemporanea (1910-1930)
nel XX secolo, come abbiamo visto, la corrente evoluzionista entra in crisi
negli Stati Uniti
Franz Boas :star:
con i suoi allievi introduce il
particolarismo storico
l'obiettivo era ricostruire la storia specifica di singole culture umane, cercando di coglierne coerenze interne e connessioni con altre culture presenti nella stessa area
per lui, già dagli inizi del secolo era chiaro che i fatti culturali di base fossero coerentemente organizzati, sistematici e regolati da regole non consapevoli
rivolge i suoi studi in particolare ai nativi. Scrive "L'organizzazione sociale e le società segrete degli indiani Kwakiutl", dove analizza il rituale del potlatch
anche i suoi allievi, tra cui Robert Lowie :star:, Ruth Benedict :star:, Alfred Kroeber :star: e Clyde Kluckhohn :star:, svolgono importanti studi sui nativi americani
statunitense di origini tedesche, scrive "Limiti del metodo comparativo in antropologia", in cui critica le generalizzazioni della teoria evoluzionista
possiamo dire che, nei primi decenni del XX secolo, si afferma ufficialmente la disciplina dell'antropologia
e' finalmente strutturata a livello teorico concettuale, secondo i principi del particolarismo storico, del relativismo culturale, della nozione di cultura e alla ricerca volta a preservare la cultura dei nativi americani
il ruolo degli antropologi diventa sempre piu' riconosciuto e la disciplina sempre piu' importante (vicenda del nativo americano Ishi)
in Francia
l'erede di Durkheim :star: e' Marcel Mauss :star:
si occupa delle societa' del mondo classico e di quelle non occidentali
sviluppa la nozione di
fatto sociale totale
consiste nell'applicazione dei caratteri sistematico e integrato delle societa' umane a importanti fenomeni sociali (come il sacrificio, la magia, il dono...)
non svolge mai ricerca sul campo e scrive le etnografie basandosi sui dati raccolti da altri grandi antropologi come Boas :star: e Malinowski :star:. scrive "Saggio sul dono"
al termine della Seconda Guerra Mondiale si impone l'antropologia strutturale di Levi-Strauss :star:
Van Gennep :star:, allievo di Durkheim :star: che pero' non seguiva i suoi presupposti teorici, scrive "I riti di passaggio", in cui spiega la struttura tripartita dei rituali praticati dai gruppi umani
riti di separazione -> separano la persona dal suo status precedente
fase di margine -> in cui non si e' definiti da nessuno status
riti di aggregazione -> conferiscono alla persona il suo nuovo status
nel Regno Unito
critica teorica di Artur Reginald Radcliffe-Brown :star:
critica all'evoluzionismo ma anche al particolarismo storico di Boas
per lui, l'antropologia sociale deve impostarsi come scienza empiricamente fondata sulla ricerca etnografica ma anche essere comparativa e generalizzante
l'obiettivo era quello di formulare leggi generali relative alla struttura, al funzionamento sociale e ai processi di cambiamento strutturale, attraverso la comparazione di "case studies" su aspetti specifici
critica empirica e metodologica di Bronislaw Malinowski :star:
nonostante non fosse il primo a svolgere lunghi periodi di ricerca sul campo, e' sicuramente il primo a ricavare una disciplina dall'osservazione partecipante
svolge i suoi studi alle Trobriand per studiare il kula
particolare circuito di scambi tra indigeni di isole molto lontane. venivano scambiati soulava (collane) e mwali (bracciali). la finalita' non era trattenere l'oggetto a lungo ma poterlo scambiare nuovamente all'interno del circuito. gli oggetti non avevano alcun valore materiale ma servivano a rafforzare i legami interni in una catena indissolubile (once in the kula, for ever in the kula)
nell'analisi di tutti gli aspetti legati alle isole, segue uno schema interpretativo olistico e sistematico
Malinowski :star: e' uno dei padri del funzionalismo antropologico
uno stile etnografico
Malinowski :star: e Radcliffe-Brown :star: imposero uno stile etnografico
sia nel senso di raccolta dei dati sul campo, sia nel senso di costruzione di un testo etnografico
ricerca etnografica
soggiorno lungo e continuativo di almeno un anno
il periodo di un anno permetteva, sempre secondo l'idea olistica, di osservare tutti gli aspetti legati a tutti i periodi e stagioni
studio di uno specifico gruppo, visto come un insieme coerente e isolato
non era possibile studiare piu' di un gruppo alla volta
lettura interna delle funzioni dei vari istituti culturali
le monografie devono comprendere capitoli sulla parentela, vita economica, religione...
uso del presente etnografico
si scrive al presente come se le azioni fossero costanti nel tempo. questo tratto ha subito molte critiche negli ultimi decenni
gli sviluppi del funzionalismo (1930-1950)
la situazione nella prima parte del XX secolo vede
la posizione di Malinowski :star:, con la sua ricerca incentrata sull'importanza dell'analisi degli aspetti che coinvolgono i singoli gruppi
la posizione di Radcliffe-Brown :star:, con la sua ricerca incentrata sull'elaborazione di generalizzazioni e analisi formali
entrambi questi modelli si basavano sul funzionalismo
si inserisce una terza posizione, che possiamo considerare una via di mezzo tra le due precedenti
Edward E. Evans-Pritchard :star:
allievo di Malinowski :star:, scrive "Stregoneria, oracoli e magia tra gli Azande", sul tema della stregoneria
gli Azande attribuiscono a qualsiasi forma di morte l'azione della stregoneria. Evans-Pritchard :star: allora si domanda come mai una società razionale possa ancora avvalersi di questi ragionamenti. cio' che scopre e' che la stregoneria, per gli Azande, e' un commentario sociale alle avversità e alla sfortuna
distinzione tra
witchcraft (stregoneria) -> forza spirituale degli individui che agisce in maniera volontaria
sorcery (fattucchiera) -> azione cosciente dell'individuo attraverso, ad esempio, la costruzione di amuleti malefici
scrive "The Nuer: a description of the modes of livelihood and political institutions of a Nilotic people"
come si mantiene l'equilibrio e l'ordine sociale nelle società acefale (ovvero senza capi)? scopre che l'equilibrio e' mantenuto dall'intreccio degli assi familiari, tribali e quelli delle classi di eta'
si aprono gli studi sulle società senza gerarchia riconosciuta
il lavoro di ricerca sui Nuer gli fu commissionato per capire come interagire e dominare questa popolazione. i coloni scoprono che il lavoro degli antropologi e' molto utile nelle loro campagne, specialmente davanti a popolazioni rivoltose proprio come quella dei Nuer
nonostante cioè, Evans-Pritchard :star: ci presenta sempre monografie pure sui dati raccolti, senza citare il potere coloniale o, come averra' successivamente, denunciandolo
critica alla teoria di Radcliffe-Brown :star:
Evans-Pritchard :star: sostiene che l'antropologia sociale non possa essere una scienza naturale della societa', ma piuttosto una scienza storica capace di raggiungere importanti livelli di comprensione della realtà attraverso processi interpretativi e non tramite comparazione e generalizzazione induttiva
la Scuola di Manchester
un gruppo di antropologi, tra cui Max Gluckman :star:, Victor Turner :star:, Clyde Mitchell :star: e Elizabeth Bott :star:, posero particolare attenzione sui cambiamenti politico-economici che i bianchi attuavano forzatamente nei confronti dei Paesi africani
si apri' un nuovo dipartimento di antropologia, chiamato poi Scuola di Manchester, in contrasto al sistema coloniale e in favore delle lotte per l'indipendenza
le loro lotte sul campo divennero l'oggetto dei loro studi. questi pero' decisero di non applicare il modello funzionalista di Radcliffe-Brown :star: e di Malinowski :star:
la scuola dinamista in Francia
anche in Francia, Georges Balandier :star: e la scuola dinamista si occupano dei mutamenti delle società africane
lui sottolinea il carattere dinamico di tutte le societa', non solo quindi quelle coloniali ma anche quelle considerate tradizionali. i cambiamenti avvengono sia per dinamiche endogene sia per dinamiche esogene
studio dei fenomeni sincretici, ovvero della dinamica di fusione culturale tra elementi di una società con elementi di altre società esterne
Bastide :star:
studia i culti cristiani afro-brasiliani
Vittorio Lanternari :star:
studia come i movimenti religiosi in ambito coloniale abbiano aperto la strada verso la liberazione
il culturalismo
negli Stati Uniti tra il 1930 e il 1950
come abbiamo visto, la scuola boasiana con i suoi allievi (tra cui Margaret Mead :star:, Ruth Benedict :star:, Abram Kardiner :star:) sono esponenti del culturalismo
Margaret Mead :star: scrive "Coming of Age in Samoa", in cui studia il rapporto tra natura e cultura nella costruzione della personalità degli adolescenti delle isole Samoa
secondo le sue analisi, il difficoltoso rito di passaggio tra adolescenti e adulti era solo un concetto insito tra i statunitensi e non un tratto innato. questo libro provoco' molte critiche
gli allievi concentrano i loro studi su vari campi andando poi a formare
la Scuola di Cultura e personalità
Ruth Benedict :star: scrive "Modelli di Cultura", uno dei lavori piu' conosciuti e importanti dell'epoca, che tratta proprio delle tematiche che coinvolgono la Scuola di Cultura e personalità
questi due personaggi con i loro lavori delinearono i cardini della Scuola di Cultura e personalità
i loro atteggiamenti radical e marginalisti le resero due personaggi di spicco
la loro notorietà fu uno svantaggio nell'ambito lavorativo
Abram Kardiner :star: sviluppo' la nozione di
personalità di base
la personalità di base e' la personalità media che si incontra in una data società
questa nozione confutava l'idea di un inconscio universale. e' la cultura a plasmare la personalità della maggioranza delle persone di un determinato gruppo sociale
Gregory Bareson :star: scrive "Naven", in cui analizza un rito degli Iatmul, popolazione della Nuova Guinea
definisce la schismogenesi, ovvero il processo di differenziazione nelle norme del comportamento individuale risultante dall'interazione comulativa tra gli individui. essa può essere complementare, quando due individui assumono comportamenti opposti, o simmetrica, quando due individui assumono un comportamento simile
il suo lavoro, etnograficamente molto diverso da quelli che si erano visti fino a quel momento, inizialmente non fu compreso. solo piu' avanti, verso la fine del secolo, venne accettato
altre linee guida, diverse da quelle boasiane
Leslie White :star:
non appoggiava il rifiuto che Boas :star: ebbe nei confronti dell'evoluzionismo. secondo White :star:, piu' alto era il livello di energia che una cultura era in grado di accumulare e consumare, piu' elevato era il suo livello evolutivo raggiunto
Julian Steward :star:
non immaginava un'evoluzione universale della cultura umana ma sosteneva che, a parità di condizioni ecologiche e tecnologiche le diverse culture umane tendessero a seguire linee evolutive simili
loro sono sostenitori del pensiero ecologico-materialista della cultura
in Francia lo strutturalismo
la ricerca empirica, come veniva intesa da Durkheim, continuo' a riproporsi. ne e' esempio la missione Dakar-Gibuti
la Francia, e in particolare modo i parigini, iniziarono ad interessarsi alle culture africane, cosi organizzarono una spedizione
vennero raccolti oggetti della cultura materiale come statue e sculture che vennero poi portati in Francia
per la prima volta, gli oggetti raccolti vennero esposti nei musei e non tenuti nascosti per essere studiati
questa esposizione ebbe una forte influenza nello sviluppo delle forme d'arte francesi
Claude Levi-Strauss :star:
padre dello strutturalismo antropologico, considerato il piu' importante antropologo del secondo Novecento
scrive "La vita familiare e sociale degli indiani Nambikwara", "Tristi tropici" e "Le strutture elementari della parentela"
il suo lavoro sul campo era molto diverso da quello lungo e prolungato e incentrato su un solo gruppo che svolgevano gli inglesi. Levi-Strauss :star: condusse brevi periodi a contatto con tanti gruppi indigeni diversi, e dalla raccolta di questi dati sviluppo' le sue etnografie
era figlio della sua epoca, e risiedevano in lui tutte le correnti con cui ebbe contatto: antropologiche (da Durkheim :star: a Boas :star:), linguistiche (da De Saussure :star: a Jakobson :star:), filosofiche e artistiche (dopo tutto, era parigino)
analisi rivoluzionaria sulla parentela e sul matrimonio
nelle sue etnografie sui gruppi indigeni, dimostra come le forme piu' elementari di matrimonio siano quelle che avvengono tra coniugi che siano tra loro cugini incrociati
prima applicazione dell'approccio strutturale ai fatti sociali culturali
principio strutturale della reciprocità
il fatto che io non possa sposare mia sorella (incesto) non mi vieta di concederla agli altri in sposa. questo mi assicura di ricevere da qualcun altro (reciprocità) la propria sorella in sposa
strutturalismo
la struttura sociale e' data da quei principi inconsapevoli a partire dai quali le regole e le relazioni sociali possono darsi
scrive "Il pensiero selvaggio"
per lui, il pensiero selvaggio non e' certamente il pensiero dei selvaggi, ma e' una qualità propria del pensiero umano presente in ogni cultura. e' una forma di pensiero logica ma diversa da quella analitica propria della scienza occidentale. quello selvaggio e' un pensiero simbolico e allo stesso tempo concreto
i gruppi che vivono in culture di tradizione orale sono piu' attente a cogliere i dettagli dell'ambiente naturale che li circonda, mentre gli occidentali hanno mantenuto questa caratteristica solo nel linguaggio artistico
sull'antropologia italiana: Gramsci e de Martino
premessa: una prospettiva antropologica italiana
quando oggi nella comunicazione pubblica si parla di antropologia si fa quasi riferimento ad uno dei suoi elementi contrari, ovvero la ricerca delle differenziazioni tra le razze
sia Gramsci :star: sia la Costituzione italiana all'articolo 3 utilizzano il termine "razza" pur ripudiando il suo significato. il fatto di utilizzare questo termine in qualche modo lo neutralizza
che cos'è l'antropologia sociale e culturale? due risposte:
e' lo studio delle differenti culture umane
e' una critica dell'ovvio
Michael Herfeld :star: ci da una definizione simile: e' lo studio del senso comune
Gramsci :star: non si accontentava delle definizioni teoriche. il suo obiettivo era l'unita' tra teoria e pratica
egemonia e presenza: Gramsci :star: e de Martino :star:
Antonio Gramsci :star:
nasce in Sardegna; fu soprattutto un politico; cofondo' il Partito comunista; venne arrestato dalla polizia fascista; trascorse la maggior parte della sua vita in carcere; mori' giovanissimo poco dopo la sua liberazione
possiamo suddividere le sue opere in
opere precarcerarie
quaderni del carcere
lettere dal carcere
Ernesto de Martino :star:
nasce a Napoli; fu soprattutto un antropologo o, come preferiva lui, un etnologo; si interesso' alla sfera religiosa dell'essere umano; in un primo momento aderì al fascismo per poi invece diventare comunista; anche lui mori' molto giovane; i suoi lavori sono molto noti all'estero, soprattutto negli Stati Uniti
l'asse tra queste due figure
essi costituiscono un'antropologia a vocazione marxiana e costitutivamente antifascista
l'egemonia di Gramsci :star:
egemonia
indica la direzione morale di intere moltitudini popolari e nazionali attraverso la costruzione di un consenso popolare nei confronti dello Stato prodotto proprio da questa istituzione attraverso la sua permanente attività culturale
Gramsci :star: fonda l'antropologia dello Stato
lo studio della capacita' statuale di costruire consenso e dimensioni abitudinarie facendo apparire tutto questo come una produzione spontanea di quelle moltitudini che dallo Stato stesso sono governate
costruzione del senso comune
l'opinione della maggioranza
per Gramsci :star:, l'egemonia e' una direzione intellettuale e morale
la presenza di de Martino :star:
presenza
esprime la capacita' umana di affrontare il rapporto con il mondo esterno trascendendolo e oggettivandolo
la presenza puoi subire una crisi
tutto cio' che e' negativo prende il sopravvento e non puo' essere piu' trasceso
l'antropologia di de Martino :star: si basa sulla presenza e sulla sua crisi
presenza=esserci -> "ci" assume molta importanza
declinando la presenza nella sua forma piu' concreta, emerge la sua dimensione politica
e' la capacita' di agire
l'indole politica della presenza demartiniana
ne "Il mondo magico", Ernesto de Martino :star: definisce l'indole politica della presenza umana, concentrandosi sempre sulla sfera religiosa
con il concetto di presenza capovolge le questioni
non si dice che la realtà e' unica, ma si introduce una molteplicità per aprire cosi' alla pluralità la categoria occidentale di realtà
es: per gli psichiatri dell'epoca, gli sciamani dell'Asia erano degli epilettici. de Martino si chiede invece, se gli epilettici europei non fossero altro che degli sciamani
la presenza umana nel mondo e la sua crisi sono definite da de Martino :star: in rapporto alla dimensione della magia, rapporto rappresentato in massima parte dallo sciamanismo. nel mondo magico la presenza non e' ancora data e la magia assume su di se' questo compito, garantendola
il lavoro di de Martino :star:, connesso al precedente lavoro di Gramsci :star:, furono molto importanti per l'Italia. purtroppo, pero', la prematura morte di de Martino :star: non gli permise di diventare tanto importante quanto fu Levi-Strauss per la Francia (di fatto erano coetanei)
Gramsci :star: e de Martino :star: sono considerati da molti il cuore dell'antropologia politica contemporanea dell'Italia
la presenza e la sua crisi: un'antropologia politica?
l'antropologia politica, nell'ambito di Gramsci :star: e de Martino :star:, indica una particolare declinazione critica dell'antropologia sociale e culturale
rapporti di controllo tra Stato e corpo, ovvero i modi in cui lo Stato incide sulle persone
crisi della presenza
rifiuto di divenire o difficoltà di accettarlo
la nozione di persona
dopo aver rivolto diverse critiche alla filosofia (specie a quella di Immanuel Kant :star:), de Martino :star: ci si riconnette per formulare la nozione di persona, in connessione al concetto di presenza
il mito della politica e il tarantismo democratico
de Martino studia il tarantismo, particolare danza che serviva a guarire dal morso della tarantola
oggi si e' generato un mito politico: con o contro il pensiero demartiniano
tarantismo democratico
Georges Sorel :star: studia la genesi del mito politico
individua un mito politico nello sciopero generale
per lui, lo sciopero generale costituiva un mito politico perche' si era rivelato in grado di unire l'azione politica alla mobilitazione delle moltitudini, in senso progressivo
critica da parte di altri studiosi, ma de Martino :star:, cosi' come altri (Charles De Gaulle) lo confermano
anche Gramsci :star: al suo tempo aveva sostenuto questa tesi
studio antropologico della teologia politica
cesure epocali
i fatti riportati ci servono a capire come de Martino :star: colleghi le riflessioni di antropologia religiosa a quelle di antropologia politica
come abbiamo visto, anche Gramsci :star: pur essendo vissuto qualche anno prima condivideva alcuni suoi ragionamenti
per Gramsci :star:
Sorel sta a Machiavelli come il mito dello sciopero generale sta al mito del principe
cio' che separa Gramsci :star: da de Martino :star: e' la grande cesura che irrompe con la Seconda Guerra Mondiale
Gramsci :star: svolge i suoi studi nel periodo antecedente la guerra ed ha la possibilità di vivere un momento molto importante sia per lo sviluppo della disciplina, sia per le idee che gravitavano (marxismo)
de Martino :star:svolge i suoi studi nel periodo successivo alla guerra ed e' vittima del suo contesto (pensiero americanista)
notiamo queste differenze, per esempio, nell'opinione che i due hanno di Durkheim. Gramsci :star: lo ammirava, de Martino :star: lo criticava
l'ethos del trascendimento
e' cio' che garantisce la propria presenza nel mondo
dover esserci
diplomazia vitale: le politiche della presenza
il connubio tra religione, politica ed etnografia e' necessario per comprendere appieno i concetti esposti
diplomazia vitale
rapporto dialettico tra se' e il mondo esterno
decolonizzazione, contestazione, differenziazione, crisi (1950-1980)
nel 1957, la prima colonia ottenne l'indipendenza prendendo il nome di Ghana. il suo presidente era uno dei padri del panafricanismo. nel suo ufficio si trovava un dipinto in cui un nero si liberava dalle catene e gettava un libro. quel libro era "African Political Systems" di Fortes :star: ed Evans-Pritchard :star:
negli anni, molti antropologi di erano schierati a favore della liberazione delle colonie africane
almeno fino agli anni Settanta, pero', non ci fu alcuna azione concreta da parte loro
fino ad allora gli studi degli antropologi francesi e inglesi si erano concentrati su tutt'altri aspetti della vita degli africani ma mai sulla questione politica
negli anni Sessanta emergono i primi sforzi
Mary Douglas :star:, studiosa di società centro africane
allievi di Evans-Pritchard :star:
Scuola di Manchester
de-africanizzazione
gli antropologi cercano altri contesti di analisi, tra cui il Mediterraneo, l'Asia e l'Oceania
questo porto' alla produzione di nuovi materiali e alla scoperta di nuovi concetti
anche gli statunitensi abbandorano i classici studi sui nativi per spostarsi verso l'Asia
Stati Uniti
con l'espandersi del potere politico economico degli Stati Uniti, si espande anche la sua antropologia culturale
si moltiplicano gli interessi di ricerca e le specializzazioni nella disciplina
cultura umana come
sistemi ecologico adattivi
materialismo culturale, ecologia culturale...
sistemi di idee
antropologia cognitiva
prospettiva etica
prospettiva emica
etnoscienza
area di ricerca interessata a raccogliere, analizzare e comparare i sistemi di conoscenza indigeni, le scienze dei gruppi umani non alfabetizzati
antropologia cognitiva
tra gli esponenti c'e' Goodenough :star:, a cui si deve la riformulazione della nozione di cultura
si appoggiava alle teorie di Chomsy :star: in linguistica
Clifford Geertz :star:
propone una prospettiva di ricerca diversa sia dallo strutturalismo francese sia da cognitivismo statunitense
scrive "Interpretation of Cultures", una serie di saggi. il saggio che antepone a questi chiarisce la sua visione
come Evans-Pritchard :star:, anche Geertz :star: ritiene che
l'antropologia sia una scienza ermeneutica il cui principale obiettivo consiste nell'interpretare i significati culturali che gli essere umani attribuiscono alle proprie interazioni sociali
la cultura e' come un testo, formato da trame di tessitura piu' o meno fitte. e' compito dell'antropologo interpretarla e contestualizzarla
il significato culturale e' sempre interno alle pratiche sociali e non puo' essere separato da esso
in antropologia non si generalizza attraverso i casi, ma all'interno del processo di descrizione densa di ogni caso
tra gli anni Sessanta e Settanta
si conclude il periodo della decolonizzazione
i giovani europei e statunitensi aprono un periodo di rivolte
cresce l'interesse per il tema del potere e della politica, che diventa centrale anche in antropologia
in Francia
gli allievi di Levi-Strauss :star:
Pierre Clastres :star:
studia gruppi di cacciatori raccoglitori che evitano l'accumulo di risorse nelle mani di uno, cosi' da evitare che un potere centralizzato
Maurice Godelier :star:
studia l'antropologia economica, i rapporti di parentela e la coniugazione tra marxismo e strutturalismo
in Gran Bretagna
gli studi si concentrano sulle forme di potere politico ed economico assunte dalle diverse società, senza lasciare spazio alla dottrina marxista
solo con Maurice Bloch :star: anche in Gran Bretagna il marxismo diventa una fonte di ispirazione per la costruzione di modelli teorici e interpretativi delle dimensioni del potere
negli Stati Uniti
le concezioni ecologico-materialiste sviluppate da White :star: e Steward :star: erano state ormai oltrepassate
si diffonde un nuovo modello esplicativo delle dinamiche storico economiche e politiche mondiali
Andre' Gunder Frank :star: la propone con il nome di teoria della dipendenza, Immanuel Wallerstein :star: la trasforma in teoria del sistema mondo, ma in antropologia viene recepita come
political economy
questa teoria conteneva anche tutte quelle tradizioni materialiste, e quindi marxiste, che in quegli anni venivano sempre applicate nella disciplina
Eric Wolf :star:, allievo di Steward :star:, scrive "Europe and the People Whitout History" in cui si approccia al political system e lo definisce
novita' dialogiche
già da tempo gli antropologi ritenevano fosse necessario un cambiamento nella rappresentazione e nelle forme di narrazione
le etnografie classiche risultavano cariche di presupposti ideologici ed etnocentrici e troppo monologanti
negli anni Ottanta, dopo lunghi dibattiti sulla questione, si assiste ad un radicale cambiamento nei modi di scrivere l'etnografia