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Tecniche e Modelli - Coggle Diagram
Tecniche e Modelli
2. PSICOTERAPIA SISTEMICO-RELAZIONALE (TSR)
Idea centrale
- Il problema non è dell’individuo, ma del sistema (famiglia, coppia, lavoro…).
- Identità = prodotto delle relazioni significative.
Obiettivo terapeutico
- Trovare modalità relazionali nuove nei sistemi di appartenenza.
Chi aiuta
- Difficoltà nei rapporti (coppia, famiglia, lavoro).
- Problemi evolutivi di bambini e adolescenti.
Concetti chiave
- Origini: USA anni ’50.
- Capiscuola: Bateson, Jackson, Haley, Watzlawick.
- “Paziente designato”: il sintomo esprime il malfunzionamento dell’intero sistema.
- Causalità circolare, non lineare.
Tecniche
- Compiti su ruoli, gerarchie, alleanze e comunicazione.
- Analisi del sistema → non si lavora sul sintomo ma sulle relazioni che lo mantengono
3. PSICOTERAPIA STRATEGICA BREVE (PSB)
Idea centrale
- l problema è mantenuto dalle tentate soluzioni fallimentari.
- Obiettivo: creare soluzioni nuove, funzionali → autonomia del paziente.
Concetti chiave
- Capiscuola: Watzlawick e in Italia Nardone.
- Diagnosi = dialogo strategico.
- Malattia = circolo vizioso tra tentate soluzioni e effetti del problema.
- Cura = rompere il circolo e ristrutturare percezioni e reazioni.
Tecniche
- “Invenzioni terapeutiche”: strategie creative per interrompere il problema.
- Comunicazione: ingiuntiva, performativa, indiretta
- Prescrizione di compiti (anche paradossali ma mai dannosi).
- Creare esperienze emozionali correttive
Durata
- Breve: meno di 20 sedute (media 7).
4. TERAPIA MULTIMODALE (Lazarus)
Idea centrale
- Ogni persona funziona attraverso 7 dimensioni BASIC-ID:
B → comportamento
A → affettività
S → sensazioni
I → immaginazione
C → cognizioni
I → relazioni interpersonali
D → dimensione somatica
Obiettivo
- Intervenire sulla persona nella sua totalità, riequilibrando tutte le dimensioni.
Diagnosi
- Valutazione sistematica di ciascuna modalità e delle interazioni tra loro.
Trattamento
- Origini nella CBT tradizionale.
- Riorganizzazione funzionale delle 7 dimensioni.
5. TERAPIA RAZIONALE EMOTIVA (REBT) – Ellis
Idea centrale
- Non sono gli eventi (A) a causare il disagio, ma la interpretazione (B).
Obiettivo
- Cambiare credenze irrazionali e pensieri disfunzionali.
Concetti chiave
- Uomo = essere attivo che può modificare pensieri, emozioni e comportamenti.
- Diagnosi: emozioni e comportamenti disfunzionali.
Tecniche
- Discussione delle convinzioni irrazionali.
- Compiti cognitivi a casa.
- Immaginazione, psicoeducazione, role playing.
Tecniche comportamentali (esposizione, training abilità).
- Accettazione incondizionata del paziente.
6. TERAPIE COGNITIVE DI TERZA GENERAZIONE
Caratteristiche generali
- Più attenzione ai processi che ai contenuti.
- Relazione terapeutica come strumento di cambiamento.
- Lavoro su temi esistenziali e funzionamenti generali.
Principali modelli
ACT – Acceptance and Commitment Therapy
- Uso della mindfulness + impegno nel cambiamento.
- Sofferenza = parte naturale dell’esperienza umana.
- Obiettivo: vivere in linea con i propri valori.
DBT – Dialectical Behavior Therapy
- Per disturbo borderline di personalità.
- Tecniche cognitive, comportamentali e mindfulness.
- Focus su:
- comportamenti suicidari/parasuicidari
- relazione terapeutica
- training di abilità (skills training)
FAP – Functional Analytic Psychotherapy
- Sofferenza come fenomeno interpersonale.
- La relazione terapeutica diventa il luogo dove modellare nuovi comportamenti.
MBCT – Mindfulness Based Cognitive Therapy
- Per prevenire ricadute depressive.
- “I pensieri non sono fatti”.
- Aumenta consapevolezza e riduce ruminazione.
- Basata su meditazione + terapia cognitiva.
PIANIFICAZIONE DEL TRATTAMENTO
1. OSSERVAZIONE E RACCOLTA DATI
Obiettivo
- Comprendere la situazione clinica del paziente.
- Raccogliere informazioni utili alla valutazione e alla formulazione del caso.
Cosa si osserva
- Comportamento e modalità relazionali.
- Emozioni espresse e reazioni agli stimoli.
- Stile comunicativo (verbale e non verbale).
- Funzionamento cognitivo: pensieri, credenze, interpretazioni.
- Contesto di vita: famiglia, lavoro, scuola, relazioni significative.
Strumenti
- Colloquio clinico.
- Test psicodiagnostici quando necessari.
- Osservazione diretta e/o indiretta (relazioni, dinamiche, pattern).
2. VALUTAZIONE CLINICA
Funzione
- Organizzare i dati raccolti.
- Identificare il tipo di problema e la sua gravità.
Componenti della valutazione
- Sintomi principali.
- Storia del problema (quando nasce, come si sviluppa).
- Fattori predisponenti, precipitanti e mantenenti.
- Livello di funzionamento psicologico attuale.
Tipi di diagnosi/valutazione
- Diagnosi descrittiva (categorie: ansia, depressione, ecc.).
- Diagnosi funzionale (cosa mantiene il problema; circoli viziosi).
- Diagnosi relazionale (ruoli, dinamiche, contesto interpersonale).
3. FORMULAZIONE DEL CASO
Cos’è
- Una “mappa” del funzionamento psicologico del paziente.
- Permette di capire:
- perché esiste il problema,
- come si mantiene,
- quali leve terapeutiche utilizzare.
Elementi chiave
- Ipotesi sui fattori causali.
- Schema del problema (pensieri → emozioni → comportamenti).
- Fattori mantenenti (evitamento, credenze rigide, conflitti relazionali).
- Punti di forza e risorse del paziente.
Funzione clinica
- Guida la scelta delle tecniche.
- Rende il trattamento coerente e mirato.
4. DEFINIZIONE DEGLI OBIETTIVI TERAPEUTICI
Caratteristiche degli obiettivi
- Chiari
- Realistici
- Condivisi col paziente
Tipologie
- Obiettivi generali: migliorare il benessere, ridurre la sofferenza.
- Obiettivi specifici: modificare un comportamento, gestire una paura, cambiare un’abitudine, ecc.
- Obiettivi a breve e lungo termine.
Importanza
- Permettono alla terapia di essere monitorabile.
- Mantengono motivazione e coinvolgimento.
5. PROGETTAZIONE DEL TRATTAMENTO
Cosa comprende
- Scelta del modello terapeutico (es. CBT, sistemico, strategico…).
- Definizione delle tecniche utili al problema.
- Pianificazione delle sedute:
- frequenza
- durata,
- andamento previsto.
Componenti del progetto
- Interventi sul comportamento.
- Ristrutturazione cognitiva.
- Lavoro sulle emozioni
- Interventi sulle relazioni significative.
- Compiti a casa, homework, monitoraggi.
6. MONITORAGGIO E REVISIONE
Perché è importante
- Il trattamento non è fisso: deve adattarsi ai cambiamenti del paziente.
Cosa si valuta
- Andamento dei sintomi.
- Cambiamenti comportamentali.
- Progressi verso gli obiettivi.
- Punti critici che richiedono aggiustamenti.
Eventuali revisioni
- Modifica degli obiettivi.
- Aggiunta o rimozione di tecniche.
- Riformulazione del caso in base ai nuovi dati.
7. CHIUSURA DEL TRATTAMENTO
Quando si conclude
- Quando gli obiettivi sono stati raggiunti.
- Quando il paziente ha acquisito autonomia sufficiente.
Fasi finali
- Valutazione dei progressi.
- Consolidamento dei cambiamenti.
- Prevenzione delle ricadute.
- Possibile follow-up.
8. LE FASI DELL’INTERVISTA PER LA FORMULAZIONE DEL CASO
Fase 1 – Definizione dei problemi
- Raccogliere la descrizione del problema.
- Chiarire obiettivi e aspettative.
- Identificare le difficoltà centrali.
Fase 2 – Esplorazione
- Generare ipotesi sul problema.
- Valutazione cognitivo-comportamentale.
- Raccolta dati aggiuntivi.
Fase 3 – Formulazione
- Definizione dell’ipotesi di funzionamento del disturbo.
- Ridefinizione degli obiettivi.
- Verifica delle ipotesi.
Fase 4 – Intervento
- Definizione delle procedure
- Contratto terapeutico.
- Applicazione e monitoraggio.
Fase 5 – Valutazione
- Valutazione dei risultati.
- Consolidamento dei progressi.
- Eventuali nuovi obiettivi.
9. SCHEMA PRATICO DI FORMULAZIONE DEL CASO
A. Descrizione del problema
- Intensità, frequenza, situazioni in cui appare.
- Diagnosi secondo DSM/ICD (quando possibile).
B. Profilo interno
- Credenze, stati mentali, scopi che regolano il disturbo.
C. Fattori di mantenimento
- Evitamento, circoli viziosi, dinamiche relazionali, meccanismi difensivi.
D. Scompenso
- Eventi che hanno aggravato il problema.
- Significato psicologico attribuito a tali eventi.
E. Vulnerabilità
- Storica: esperienze di vita e schemi appresi.
- Attuale: condizioni che favoriscono ricadute.
COMPORTAMENTISMO
1. DEFINIZIONE E ASPETTI GENERALI
- Il comportamentismo (behaviorismo) domina negli USA tra 1930–1960.
- Obiettivo: individuare la relazione causa–effetto tra stimolo (S) e risposta (R).
- L’uomo reagisce agli stimoli esterni → la psicologia studia i comportamenti osservabili.
- Nessun riferimento alla mente (considerata “scatola nera”).
- I primi comportamentisti sostenevano:
- nulla è innato → tutto è appreso.
- Progressivamente: apertura alla genetica, ma solo se misurabile.
2. WATSON – IL COMPORTAMENTISMO ORIGINARIO
- 1913: articolo “Psychology as the behaviorist views it”.
- Propone di eliminare l’introspezione → psicologia = scienza del comportamento.
- Obiettivo: prevedere e controllare il comportamento.
- Crescita dei laboratori sugli animali.
- Ogni persona ha una storia di rinforzi: associazioni tra stimoli, comportamenti e conseguenze.
3. PAVLOV – IL CONDIZIONAMENTO CLASSICO
Contributi
- Studi sui riflessi condizionati.
- Dimostra che alcune risposte hanno origine ambientale, non interna.
- Applicazioni cliniche:
- esposizione graduale,
- fobie (es. agorafobia),
- disturbi ossessivi,
- dipendenze,
- disturbi psicosomatici,
- PTSD.
Limiti
- Spiega solo risposte riflesse o semplici.
- Non spiega comportamenti complessi o cognitivi.
- È complementare, non opposto, al condizionamento operante.
4. TOLMAN – COMPORTAMENTISMO COGNITIVO
- Introduce variabili intervenienti tra stimolo e risposta.
- Posizione meno rigida di Watson.
- Avvicinamento alle idee cognitive.
5. WOLPE – TERAPIE COMPORTAMENTALI
Tecniche principali:
- Desensibilizzazione sistematica, indicata per fobie e ansia:
- rilassamento;
- gerarchia degli stimoli;
- esposizione graduale con uso del rilassamento.
- Role playing e training assertivo.
- Apertura agli aspetti cognitivi (es. SUDS: Subjective Units of Distress).
6. SKINNER – CONDIZIONAMENTO OPERANTE
Principi fondamentali:
- Il comportamento è controllato dalle conseguenze.
- Rinforzi aumentano la frequenza dei comportamenti
- L’assenza di rinforzo → estinzione.
- I diversi programmi di rinforzo influenzano enormemente il comportamento.
Applicazioni pratiche:
- Educazione: voti, premi, sanzioni.
- Aziende: sistemi motivazionali.
- Clinica
- token economy,
- time-out,
- gestione comportamentale,
- interventi su ansia ed evitamento,
- disturbi dello sviluppo.
Estensioni
- Sidman → studi sull’apprendimento complesso (discriminazioni, relazioni fra stimoli).
FORMULAZIONE DEL CASO
1. COS’È LA FORMULAZIONE DEL CASO
- È una spiegazione strutturata del problema del paziente.
- Serve a capire:
- come è nato il disturbo,
- come si è sviluppato,
- cosa lo mantiene nel tempo.
- Il terapeuta collabora col paziente per rispondere a domande come:
- Perché è nato il problema?
- Quali condizioni lo alimentano?
- Che funzione ha il sintomo nella vita del paziente?
- Utilizza tutte le fonti utili: colloquio, test, anamnesi, dati medici, storia personale.
2. LE “4 P” DELLA FORMULAZIONE DEL CASO
1) Fattori predisponenti
- Rappresentano la vulnerabilità di base.
- Possono essere:
- genetici/biologici,
- esperienze infantili,
- schemi cognitivi appresi,
- mancanza di abilità (es. abilità sociali),
- modelli familiari (es. genitori ansiosi).
- Servono a capire il terreno su cui nasce il disturbo.
2) Fattori precipitanti
- Eventi o condizioni che innescano il disturbo.
- Esempi:
- stress, separazioni, delusioni,
- ambienti o condizioni che riattivano la vulnerabilità,
- diete severe → ipoglicemia → interpretazioni catastrofiche.
3) Fattori perpetuanti
- Ciò che mantiene il problema nel tempo.
- Possono essere:
- evitamento e fuga,
- comportamenti protettivi,
- tentate soluzioni sbagliate,
- meccanismi di difesa troppo rigidi,
- rinforzi sociali (positivi o negativi),
- credenze disfunzionali (es. perfezionismo),
- dinamiche familiari che mantengono il sintomo.
4) Fattori protettivi
- Elementi che impediscono il peggioramento.
- Esempi:
- sostegno sociale,
- obblighi che impediscono l’evitamento (es. usare l’ascensore),
- routine che limitano comportamenti disfunzionali.
- Vanno rinforzati durante la terapia.
3. PERCHÉ SONO IMPORTANTI I FATTORI 4P
- Permettono di:
- capire lo sviluppo del problema,
- identificare i punti di intervento,
- personalizzare la terapia,
- distinguere fattori storici da quelli attuali,
- prevenire ricadute.
4. COINVOLGIMENTO DEL PAZIENTE
- La formulazione va condivisa con il paziente:
- spiegata in modo semplice,
- modificata in base ai nuovi dati,
- accompagnata da obiettivi chiari.
- Lo schema scritto aiuta a ricordare le dinamiche e rinforza l’alleanza terapeutica
5. DALLA FORMULAZIONE ALL’INTERVENTo
- La formulazione guida il piano terapeutico
- Il terapeuta:
- spiega il razionale dell’intervento,
- definisce obiettivi realistici,
- tiene conto di contesto familiare e relazionale,
- adatta protocolli standard alle caratteristiche del paziente,
- decide il ritmo (né troppo veloce né troppo lento).
6. ANALISI FUNZIONALE
- Obiettivo: costruire un quadro chiaro di:
- origini del problema,
- cause scatenanti,
- fattori che lo mantengono,
- risorse personali.
- Si guarda alla funzione del sintomo, non solo alla sua forma.
7. CARATTERISTICHE DI UNA BUONA FORMULAZIONE
- Chiara e semplice.
- Condivisa con il paziente.
- Flessibile (aggiornabile).
- Basata su ipotesi verificabili.
- Guida pratica per l’intervento.
- Prevede il ruolo attivo del paziente.