Il romanzo si apre con una descrizione ampia e suggestiva del paesaggio lombardo: il ramo orientale del Lago di Como, vicino a Lecco, nella Lombardia del Seicento sotto il dominio spagnolo. Manzoni descrive il lago, le montagne, i villaggi, le strade che costeggiano la riva e i sentieri che salgono verso i monti, creando un’atmosfera tranquilla e pittoresca. Dopo questa introduzione, la narrazione si concentra su Don Abbondio, il curato del paese, che sta tornando a casa lungo una strada di campagna leggendo il suo breviario. È sera, il percorso è tranquillo, ma giunto a un bivio, Don Abbondio vede due uomini armati che lo aspettano: sono i bravi di don Rodrigo. I bravi lo fermano e, con tono minaccioso, gli intimano di non celebrare il matrimonio tra Renzo Tramaglino e Lucia Mondella, usando la frase: “Questo matrimonio non s’ha da fare, né domani, né mai!”. Don Abbondio cerca di giustificarsi, dicendo che non è colpa sua, che lui è solo un povero prete, ma i bravi lo zittiscono e lo minacciano di morte se non obbedisce. Gli ordinano di non parlare con nessuno e se ne vanno. Dopo l’incontro, il curato prosegue sconvolto, pensando alla sua vita tranquilla che ora è turbata. Arrivato a casa, chiude la porta, si sfoga con la sua serva Perpetua, raccontandole l’accaduto, e le raccomanda di non dire nulla a nessuno. Poi va a dormire angosciato, tormentato dai pensieri e dalla paura, chiedendosi come uscire da quella situazione.