il diritto biblico prevedeva la pena di morte per l’omicidio
premeditato, per il rapimento o la vendita della persona, per la
stregoneria e per i sacrifici umani, per l’adulterio, l’idolatria, ecc..
con il passaggio del diritto dalle forme consuetudinarie alle codificazioni scritte, la pena capitale viene prevista in tutti i codici
delle società antiche. La prima testimonianza scritta dell’uso della
pena di morte è rappresentata dal codice di hammurabi, una raccolta di leggi redatte durante il regno del re babilonese (1792–1750
a.c.); esso prevedeva, nella maggior parte dei casi, che la pena per
i vari reati fosse identica al male provocato – c.d. legge del taglione (“occhio per occhio, dente per dente”). il discorso sulla giustizia nell’antico egitto riporta, invece, alla dea Maat che rappresentava la giustizia e l’ordine cosmico inteso come equilibrio,
verità e armonia; la pena di morte, prevista per i delitti comuni,
veniva irrogata raramente.
nelle civiltà precolombiane del Sud America (incas, maya,
Aztechi) non esistevano le prigioni
2 e la pena capitale era prevista
per l’omicidio3 – se il colpevole non era in grado di risarcire adeguatamente i parenti della vittima – e per l’adulterio considerato
come un reato contro la proprietà.
La pena di morte era operante anche nell’antica Grecia. Ad
Atene si iniziava a concepire la pena stessa non più come vendetta
ma con finalità educativa verso l’insieme della società superando
la stessa tragedia greca che, nelle sue espressioni più arcaiche, intendeva la giustizia essenzialmente come obbligo di vendetta