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LA TRASFORMAZIONE DELLE ISTITUZIONI NELLA GRANDE GUERRA - Coggle Diagram
LA TRASFORMAZIONE DELLE ISTITUZIONI NELLA GRANDE GUERRA
1 Le celebrazioni del centenario della 1 guerra mondiale hanno rilanciato il dibattito storiografico sul significato della Grande Guerra come spartiacque epocale.
Sacco osserva, gli storici si dividono tra chi sottolinea la radicale discontinuità prodotta dal conflitto e chi, invece, ne evidenzia le premesse presenti nei decenni precedenti.
2 Secondo Mosse, la Grande Guerra va compresa come esito di processi di lunga durata iniziati con le guerre della Rivoluzione francese, che crearono il “mito dell’esperienza bellica”:
una guerra combattuta da eserciti di cittadini, portatori di valori nazionali e patriottici.
Questo mito contribuì, nel dopoguerra, alla brutalizzazione della politica, favorendo l’ascesa dei regimi autoritari.
3 Le masse europee furono al tempo stesso vittime e protagoniste del conflitto, mobilitate e manipolate da ideologie nazional-patriottiche che sacralizzavano la guerra.
Come mostrano Audoin-Rouzeau e Becker, l’egemonia culturale di tali valori impedì ai soldati di esprimere un’opposizione collettiva al conflitto (con l’eccezione della Russia, dove la guerra innescò la rivoluzione).
La guerra produsse trasformazioni profonde non solo sul piano politico, economico e sociale, ma anche sulle coscienze individuali (Eric Leed), imponendo una complessa elaborazione del lutto collettivo.
Per Janz, essa rappresentò una tappa fondativa della globalizzazione.
4 Essendo una guerra totale, la 1 guerra mondiale investì tutte le dimensioni della vita collettiva, comprese le istituzioni politiche.
In questo ambito, l’Italia presentò una peculiarità: l’ingresso tardivo nel conflitto, deciso da una minoranza interventista, sostenuta dalla Corona, contro la maggioranza parlamentare e dell’opinione pubblica.
Le ragioni furono sia interne (rivolta antigiolittiana contro il liberalismo tradizionale) sia internazionali (aspirazione a diventare una grande potenza).
5 La guerra segnò il passaggio dallo Stato liberale a una fase che avrebbe favorito l’affermazione di assetti autoritari, attraverso una gestione della cosa pubblica in regime di stato di eccezione.
Si assistette a un trasferimento di poteri dalle autorità civili a quelle militari e all’attribuzione allo Stato di funzioni nuove, nella direzione dell’economia, della produzione e dell’approvvigionamento alimentare.
6 Tra il 1915 - 1918 l’amministrazione pubblica italiana subì una trasformazione (Melis): crebbe il numero dei dipendenti pubblici, si moltiplicarono ministeri, commissariati e uffici speciali, vennero introdotte ampie deroghe ai controlli contabili e aumentò l’autonomia e la discrezionalità dell’apparato amministrativo.
l’attribuzione dei pieni poteri all’esecutivo determinò una emarginazione del Parlamento, più marcata che in altri paesi europei.
7 Il confronto con Gran Bretagna e Francia mostra come, durante la guerra, il Parlamento italiano ridusse la propria attività: rispetto al periodo prebellico, il numero delle sedute diminuì, mentre nei paesi anglosassoni la flessione fu molto contenuta.
I parlamentari italiani accettarono un ruolo secondario, rinunciando alle funzioni legislative e di controllo, dopo l’approvazione delle leggi che consentivano al Governo di emanare decreti di legge.
L’uso della decretazione d’urgenza e delegata divenne massiccio e disordinato, con una media di 12-14 decreti al giorno, anche in assenza di reali motivi di urgenza.
9 Nel dopoguerra, la riforma elettorale proporzionale del 1919 aprì una nuova fase.
La nuova Camera vide l’ingresso di due grandi gruppi parlamentari organizzati – socialisti e popolari – per la prima volta resero minoritarie le tradizionali forze liberali.
Tuttavia, la loro contrapposizione consentì a queste ultime di mantenere il controllo dell’esecutivo.
Sul piano istituzionale, il Parlamento cambiò: si passò dal governo di gabinetto al governo dei gruppi parlamentari, dal sistema degli uffici a quello delle commissioni permanenti, segnando una trasformazione strutturale del funzionamento parlamentare.
8 L’uso della decretazione d’urgenza e delegata divenne massiccio e disordinato, con una media di 12-14 decreti al giorno, anche in assenza di reali motivi di urgenza.