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EVOLUZIONE DELLO STATO LIBERALE TRA OTTO E NOVECENTO (Meriggi) - Coggle…
EVOLUZIONE DELLO STATO LIBERALE TRA OTTO E NOVECENTO (Meriggi)
Meriggi sottolinea come, nonostante l’adozione di costituzioni liberali, in molti Stati europei dell’800 il potere dei sovrani rimase centrale. Questa caratteristica risultò accentuata nell’Impero tedesco, asburgico e Spagna.
2 Il primato monarchico
Hintze definì questo assetto un “costituzionalismo zoppicante”, poiché il principio monarchico prevaleva sulla rappresentanza popolare.
Tale impostazione derivava dal carattere militare dello Stato tedesco, privilegiava l’unità e disciplina rispetto al pluralismo della società civile e dei partiti.
In Germania, il sovrano si collocava al di sopra degli altri poteri: i governi potevano governare per anni senza il sostegno di una maggioranza parlamentare, rispondendo esclusivamente all’imperatore.
3 Il caso italiano
in Italia l’ingerenza del sovrano restò significativa e venne giustificata come funzione di garanzia dell’interesse generale contro il particolarismo dei partiti.
Il re esercitava questa influenza attraverso:
la nomina dei senatori, usata per orientare la Camera alta
la sanzione regia, necessaria per l’entrata in vigore delle leggi (di fatto strumento di moral suasion);
un ruolo nella formazione dei governi, per i ministeri chiave (Esteri, Guerra, Marina), affidati fino all’età giolittiana a militari.
il potere di proroga, chiusura e scioglimento della Camera elettiva;
L’ampio peso delle spese militari nel bilancio statale e limitato controllo parlamentare su di esse non costituivano un abuso, ma l’applicazione dello Statuto
7 Le contraddizioni della democratizzazione
Secondo Meriggi, la transizione dal liberalismo alla democrazia presentò una contraddizione :
da un lato, l’allargamento della cittadinanza rese i Parlamenti più rappresentativi;
dall’altro, l’espansione dell’amministrazione, dipendente dall’esecutivo, creò spazi decisionali sottratti al controllo parlamentare, giustificati dal loro carattere tecnico.
L’amministrazione divenne uno spazio di mediazione sociale, dialogando direttamente con sindacati, associazioni imprenditoriali e corpi intermedi.
Accanto al circuito della rappresentanza politica si formò un secondo circuito decisionale, composto da burocrazie tecniche e interessi organizzati, più stabile dei governi parlamentari.
5 Parlamento, magistratura e amministrazione
Con la crisi del modello liberale-notabiliare e l’allargamento del suffragio, la magistratura e burocrazia furono investite da un processo di professionalizzazione, rese i giudici più autonomi e specializzati.
La magistratura era inizialmente composta dalle stesse élite sociali che dominavano politica e amministrazione.
Tra Otto e Novecento mutarono la rappresentatività sociale del Parlamento, ma i suoi rapporti con gli altri poteri.
Vi era una forte osmosi tra carriere politiche, amministrative e giudiziarie, favoriva una solidarietà di gruppo tra le classi dirigenti.
6 Dallo Stato minimo allo Stato interventista
Il passaggio dallo Stato monoclasse allo Stato pluriclasse comportò l’abbandono del modello di Stato “astensionista” a favore di uno interventista.
Crebbero quindi:
la complessità degli apparati statali.
le funzioni amministrative;
il numero dei funzionari pubblici;
L’amministrazione si arricchì di competenze tecniche e divenne lo strumento principale attraverso cui lo Stato interagiva stabilmente con la società.
Tra fine Ottocento e primo Novecento, la burocrazia aumentò in Europa; in Italia il numero degli impiegati pubblici triplicò.
4 Una forma di governo solo “tendenzialmente parlamentare”
Merlini osserva la forma di governo liberale italiana fu solo parlamentare
Il sistema si reggeva su una sorta di “non sfiducia”.
Nei momenti di crisi, i governi erano spesso guidati da uomini di fiducia della Corona e mancò a lungo un elemento decisivo del parlamentarismo: la fiducia preventiva.
Fino al 1906 il Parlamento non votava sul programma del governo, si limitava ad ascoltarne le dichiarazioni, secondo la logica del “sincero esperimento”.
Conclusione
La crescita degli apparati amministrativi fu una conseguenza della svolta sociale e democratica, al tempo stesso ne rappresentò il limite: essa contribuì a indebolire il ruolo del Parlamento, esautorando la rappresentanza generale a favore di una mediazione amministrativa tra interessi particolari.