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SUFFRAGIO, BICAMERALISMO E CAMERE ALTE NELL’EUROPA LIBERALE (XIX–XX…
SUFFRAGIO, BICAMERALISMO E CAMERE ALTE NELL’EUROPA LIBERALE (XIX–XX SECOLO)
Dopo aver analizzato l’evoluzione del sistema elettorale inglese, Meriggi invita ad allargare lo sguardo comparativo agli altri Stati europei, mettendo in evidenza i limiti della rappresentanza parlamentare anche nei regimi liberali.
2 Suffragio e rappresentanza in Europa
Nell’Impero germanico, dal 1871 vigeva il suffragio universale maschile solo per il Parlamento federale (Reichstag); nei singoli Stati rimanevano sistemi elettorali restrittivi, favorevoli ai ceti elevati.
all’inizio del 900 si affermò il suffragio universale a livello statale.
il protagonismo della cittadinanza risultava attenuato dalla presenza di istituzioni che rispondevano a logiche diverse da quella elettiva: le Camere alte, definite da Meriggi come “ombre del passato”.
3 Il ruolo delle Camere alte
I Parlamenti liberali erano quasi bicamerali:
la camera alta svolgeva una funzione conservativa, di contenimento degli eccessi democratici.
la camera bassa, elettiva, esprimeva (in modo più o meno ampio) la sovranità popolare;
4 Il Senato italiano
Il re poteva nominare un numero illimitato di senatori, scegliendoli entro categorie che comprendevano:
ex deputati,
alti magistrati, militari e funzionari,
alte cariche ecclesiastiche,
aristocratici e grandi contribuenti.
aumentò il peso degli ex deputati, segno di una parziale “politicizzazione” del Senato.
5 Assenteismo e funzionamento del Senato
Studi basati sui registri di presenza mostrano un alto tasso di assenteismo:
la maggioranza aveva una presenza saltuaria.
solo una minoranza di senatori partecipava regolarmente ai lavori;
Le cause principali:
concezione del senato come riconoscimento di prestigio sociale più che come funzione legislativa
discontinuità dei lavori parlamentari, spesso subordinati ai tempi della Camera dei deputati.
età avanzata e longevità della carica (nomina vitalizia)
Si parlava così di:
un “Piccolo Senato”, ristretto gruppo attivo e costante;
un “Gran Senato”, che si riuniva solo in occasioni
7 Crisi delle Camere alte
Con l’allargamento del suffragio, la camera bassa divenne rappresentativa di una società di massa, mentre le Camere alte apparvero anacronistiche. Da qui i numerosi tentativi di riforma, sia in Gran Bretagna sia in Italia, tutti falliti.
6 Conflitti tra Camera e Senato
In Gran Bretagna, lo scontro sul People’s Budget (1909) portò al Parliament Act del 1911, ridusse il potere di veto della House of Lords a un potere di sospensione.
L’art. 10 dello Statuto, attribuiva alla Camera dei deputati la priorità sulle leggi finanziarie, fu interpretato come uno strumento per limitare il ruolo del Senato. Ne derivò un continuo conflitto tra le due Camere, analogo a quello britannico sui money bills.
8 I tentativi di riforma del Senato italiano
Commissione del 1919: si collocava in un contesto politico e sociale profondamente mutato dopo la guerra.
Commissione Arcoleo (1910): proponeva di rafforzare la rappresentatività del Senato senza intaccare la nomina regia e il sistema delle categorie, introducendo “collegi speciali” per la selezione delle candidature.
9 La rappresentanza degli interessi
Ruffini propose di trasformare il Senato in un organo di rappresentanza degli interessi sociali, capace di bilanciare la rappresentanza “quantitativa” della Camera elettiva.
Marucco osserva questa idea, era una “mina vagante” perché metteva in discussione l’intero assetto costituzionale.
CONCLUSIONE
i progetti di riforma del Senato furono tentativi difensivi, volti a salvaguardare l’esistenza e la funzione di un’istituzione nata in un contesto ottocentesco e sempre difficoltà di fronte alla democratizzazione della politica.