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MAPPA DIPENDENZE PATOLOGICHE - Coggle Diagram
MAPPA DIPENDENZE PATOLOGICHE
Psicologia clinica e psicopatologia per l'educazione e la formazione
Capitolo 1: La psicologia clinica nella prassi educativa
Genesi e definizione
Origine del termine "clinica" (dal greco "Kline" = letto)
Obiettivi: adattamento, prevenzione, psicodiagnosi, psicoterapia
Focus sulla sofferenza e sulla relazione terapeuta-paziente
Ambiti di intervento
Prevenzione primaria e secondaria
Promozione del benessere e qualità della vita
Psicopatologia: disciplina scientifica che studia il disturbo mentale
Analisi delle domande di intervento (counselling)
Risposte psicoterapeutiche di cura
Relazione clinico-paziente
Canale verbale: colloquio, intervista
Canale non verbale: osservazione diretta
Setting: spazio accogliente e contenitivo
Tipologie di intervento
Psicoterapia
Rivolta a individui, coppie, famiglie, gruppi
Obiettivi: elaborazione disagio, gestione del Sé, miglioramento stile di vita
Counselling
Spazio-tempo di incontro e conoscenza
Obiettivi circoscritti e brevi
Differenze rispetto alla psicoterapia (campo della normalità vs cura clinica)
Fasi dell’intervento
Preliminare: accettazione del caso
Avvio relazione: costruzione fiducia
Valutazione: raccolta dati, test, osservazione
Individuazione finalità: obiettivi condivisi
Intervento vero e proprio: durata e frequenza variabili
Fase finale: conclusione o interruzione
Approcci terapeutici
Psicoanalitico: inconscio, traumi rimossi, relazione analista-paziente
Relazionale: emozioni nella relazione terapeutica
Gioco con bambini: espressione emozioni tramite gioco
Centrata sul cliente: ascolto attivo, responsabilizzazione, crescita personale
Esistenziale: consapevolezza, responsabilità, ridefinizione del Sé
Gestaltica: individuo-ambiente come sistema unico, focus sul "come" e "cosa"
Sulla crisi: interventi brevi in emergenza
Comportamentale: modifica comportamenti problematici
Cognitiva: trasformazione pensieri → cambiamento condotte
Cognitivo-comportamentale: correzione pensieri distorti, emozioni disfunzionali
Interventi di gruppo
Coppie e famiglie
Prospettiva sistemica: dinamiche relazionali, autostima, appartenenza
Prospettiva psicodinamica: conflitti intrapsichici, esperienze passate
Prospettiva comportamentale: rinforzi positivi, correzione disfunzioni
Gruppi psicoterapeutici
Sviluppo abilità sociali
Feedback sulle dinamiche comunicative
Apertura a nuovi sentimenti e comportamenti
Interventi sull’ambiente e comunità
Obiettivi: migliorare contesto di vita
Strumenti: colloquio e osservazione (non diagnostici, ma educativi)
Il colloquio educativo
Funzione: relazione educatore-persona, gestione difficoltà
Dimensioni
Controllo: autorevole, autoritario, antiautoritario
Emozioni: clima socio-affettivo positivo
Congruenza, trasparenza, autenticità
Fasi
Preparazione: ambiente sereno
Accoglienza: rassicurazione e interesse
Focalizzazione: individuare richieste e problemi
Approfondimento: definizione problemi e strategie
Conclusione: sintesi, restituzione, decisioni future
Tipologie
Consulenza: confronto su problemi e soluzioni
Progettazione: partecipazione attiva al progetto educativo
Sostegno: rinforzo motivazione e autonomia
Competenze richieste
Ascolto attivo, Comunicazione chiara, Alleanza comunicativa
L’osservazione nei contesti educativi
Funzione: supporto alla progettazione educativa
Livelli: emozionale e razionale
Modalità operative: annotazioni post‑osservazione, discussione in équipe
Tipologie
Naturalistica, Diaristica, Campionamento temporale, Descrizione campione
Partecipante, Distaccata, Critica
Tecniche per ridurre la reattività
Prolungamento osservazione, Specchio unidirezionale, Familiarizzazione, Mascheramento obiettivo
Le competenze psicologiche dell’educatore
Finalità educative
Favorire autenticità, spontaneità, costruzione autostima
Sostenere identità e speranza realistica
Gestione desideri e frustrazioni
Valorizzare comportamenti corretti
Punizioni empatiche e significative
Ruolo dell’educatore
Collaborazione con psicologo clinico
Comunicazione empatica
Realismo: evitare onnipotenza o impotenza
Contesti di intervento
Famiglia: invischiata (ruoli poco definiti), disimpegnata (legami deboli)
Gruppo: spazio di confronto e crescita sociale
Comunità: quartiere, istituzioni, associazioni
Competenze fondamentali
Comunicazione verbale e non verbale
Capacità di riconoscere emozioni e momenti critici
Conoscenza delle fasi di sviluppo (infanzia, adolescenza, età adulta, vecchiaia)
Capitolo 2: Le teorie della psicologia clinica nel percorso educativo
Importanza dell’inquadramento teorico
Teoria come chiave di lettura delle situazioni
Individuare significati, punti di forza e debolezza
Prospettare possibilità di crescita e cambiamento
Modello teorico di riferimento
Piano interpretativo dell’evento psicologico
Diversi modi di concettualizzare l’uomo
Diversificate metodologie di intervento
Differenti obiettivi di mutamento
Funzione per l’educatore
Principi guida sul funzionamento dell’uomo
Influenza dei contesti sociali
Schemi di riferimento per comprendere la realtà degli utenti
Orientamento teorico
Supporto e catalogazione dati sugli individui
Previsione condotte, problematiche, bisogni, potenzialità
Categorie teoriche
Chiave di lettura di azioni, sentimenti, pensieri
Integrazione degli orientamenti
Teorizzazione personale/professionale dell’educatore
Attenzioni dell’educatore
Adattamento cognitivo dell’utenza
Processi emotivi e aggiustamenti
Transizioni e compiti evolutivi
Le teorie della personalità
Origini: contributi filosofici e medico-biologici
Personalità come costruzione graduale
Interazioni tra caratteristiche biologiche/psicologiche e ambiente sociale/culturale
Fattori di rischio
Transitori: difficoltà e stress a breve termine
Continuativi: condizioni avverse persistenti
Fattori protettivi
Elementi di sostegno che contrastano i rischi
Principali teorie
Teorie dell’autorealizzazione
Maslow: gerarchia dei bisogni
Bisogni carenziali: fisiologici, sicurezza, appartenenza, stima
Bisogni di crescita: autorealizzazione
Rogers: approccio centrato sul cliente
Congruenza, empatia
Accettazione positiva incondizionata
Comprensione empatica
Teorie dell’apprendimento sociale
Apprendimento nel contesto sociale
Autoefficacia percepita: fiducia nelle proprie capacità
Osservazione del comportamento altrui come arricchimento cognitivo
Teorie psicodinamiche
Strutture psichiche e funzionamento
Sintomi come difese parossistiche
Disagio come condizionamento della libertà
Prospettiva psicodinamica
Paradigma centrato sulle istanze intrapsichiche
Personalità come esito di spinte bio-psichiche interne ed esterne
Origini: fine Ottocento, contrapposizione al modello medico-biologico
Teoria dell’attaccamento (Bowlby, Freud)
Legami affettivi come comportamento istintivo
Base sicura per esplorazione e sicurezza
Modelli operativi interni: rappresentazioni di sé, dell’altro e della relazione
Stabilità dei modelli nel tempo, modificabili solo da eventi significativi
Ruolo dell’educatore: promuovere riorganizzazione degli stili relazionali
Teoria freudiana
Apparato psichico: inconscio, preconscio, conscio
Strutture: Es, Io, Super-Io
Meccanismi di difesa: regressione, fissazione, rimozione, proiezione, formazione reattiva
Stadi psicosessuali: orale, anale, fallico, latenza, genitale
Pulsioni di vita e di morte
Evoluzione della psicoanalisi: dal rifiuto del controtransfert alla valorizzazione delle emozioni
Memoria implicita, amigdala, neuroni specchio
Teoria psicosociale di Erikson
8 stadi del ciclo vitale
Fiducia vs sfiducia (0-1)
Autonomia vs vergogna/dubbio (1-3)
Iniziativa vs senso di colpa (3-5)
Operosità vs inferiorità (6-11)
Identità vs dispersione (12-20)
Intimità vs isolamento (20-40)
Generatività vs stagnazione (40-65)
Integrità vs disperazione (65+)
Il paradigma cognitivo-costruttivista
Comprensione persona: condotte, motivazioni, processi conoscitivi
Ogni individuo costruisce una teoria di sé e del mondo
Stile cognitivo-affettivo e cognitivo-interpersonale
Compito del terapeuta: valutare coerenza interna
Obiettivo: sostituire sintomi con modalità comportamentali adattive
Teoria dell’attaccamento come base evolutiva del Sé
Identità personale come risultato di influenze reciproche con l’ambiente relazionale
Importanza di riesaminare esperienze precoci per costruire immagine di sé più funzionale
Il modello sistemico
Sistema: insieme di persone in relazione
Interconnessione tra sviluppo individuale e dinamiche familiari
Focus sulle relazioni con ambiente e altri
Comportamento problematico come espressione di disfunzionalità relazionale
Famiglia come unità di analisi privilegiata
Sintomo come comunicazione del sistema
Educatore partecipe nella costruzione del sistema osservato
Paradigma sistemico-relazionale: valorizzazione competenze personali e relazionali
Capitolo 3: La conoscenza della psicopatologia nel processo educativo
Psicopatologia: concetti chiave per le professioni di aiuto
Educazione come problema di crescita e questione sociale
Conoscenza del funzionamento mentale normale e patologico
Obiettivo: riconoscere precocemente segnali di disagio e intervenire in chiave educativa
Evoluzione del concetto di anormalità psichica
Antichità: interpretazioni magiche, divine, demoniache
Ippocrate: teoria della somatogenesi
Medioevo/Rinascimento: malati mentali rinchiusi
XVIII-XIX secolo: ipotesi psicogena
Relativismo teorico: assenza di definizione univoca di disturbo mentale
Modelli teorici
Organogenetico: alterazioni fisiologiche o biochimiche SNC
Sociogenetico: reazione sana a società malata
Psicogenetico
Psicoanalitico: conflitto psichico tra istanze contrapposte
Comportamentistico: comportamento inadeguato da apprendimento
Cognitivista: codificazione e processazione informazioni
Sistemico: deficit nei processi transizionali di adattamento
Biopsicosociale: fattori biologici, psicologici e sociali con uguale importanza
Criteri indicatori di psicopatologia
Ricerca di aiuto (parziale)
Irrazionalità/pericolosità (relativo)
Devianza (non assoluto)
Criteri per identificare disturbo mentale
Distress emozionale: sofferenza soggettiva
Danno: interferenza significativa nel funzionamento
Continuum normalità/patologia
Non dicotomico, permeabilità tra salute e malattia
Condizioni (Fulchieri):
Benessere psichico
Disagio psichico
Malessere psichico
Disturbo psichico
Malattia mentale cronica
Rapporto tra personalità e ambiente
Indicatori per operatore: pervasività, tempo, malessere percepito, risorse disponibili
Relativismo storico-culturale
Definizioni di normalità e patologia influenzate da contesto storico e culturale
Esempi: omosessualità nel DSM, disturbo narcisistico
Kraepelin e psicologia culturale comparata
Sindromi culturali: anoressia nervosa
Dibattito universalisti vs relativisti
Importanza per operatori: considerare fattori socioculturali e bisogni universali
Tentativi di classificazione psicopatologica
Differenze tra valutazione psicodiagnostica e prassi medica
Obiettivo: dare senso alle manifestazioni psicopatologiche
Approcci
Interpretativo-esplicativo: spiegare cause profonde
Nosografico-descrittivo: descrivere e classificare sintomi
Storia della classificazione
Ippocrate: mania, melanconia, paranoia
Pinel: malinconia, mania, mania con delirio, demenza, idiotismo
XIX secolo: Griesinger, Hecker, Kahlbaum, Kraepelin (13 sindromi)
XX secolo: sviluppo psicoanalisi e psicologia clinica
DSM (Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali)
DSM-I → DSM-IV-TR → DSM-V
Approccio ateorico
Sistema multi-assiale (5 assi: disturbi clinici, personalità/ritardo mentale, condizioni mediche, problemi psicosociali, valutazione globale)
ICD-10 (OMS)
Limiti classificazioni: rischio rigidità, perdita complessità soggettiva
Importanza dimensione relazionale e umana
Diagnosi come strumento di lettura, non verità assoluta
Conoscere la diagnosi: valore aggiunto per le professioni educative
Psicopatologo: regole generali + confronto con casi individuali
Psicopatologia: studiare esperienze vissute, percezioni, condizioni
Necessità di osservare, riflettere, analizzare in modo psicopatologico
Per educatori:
Capire significato comportamenti e sentimenti
Riconoscere segni di disagio
Intervenire tempestivamente
Prevedere e gestire condotte aggressive
Coglier segni di malessere (ansia, confusione, conflittualità, ambivalenza)
Approccio multiprofessionale: lavoro di squadra, setting ad hoc
Educatore: cogliere disagio emotivo, fornire relazione terapeutica di base
Comunicazione adeguata ai bisogni del soggetto
Sensibilità per distinguere comportamenti adolescenziali normali da segnali di disagio
Chiarimento: educatore non fa diagnosi, ma conosce l’altro e possiede competenze psicologiche
Capitolo 5: L’educatore e il disagio psichico dell’adolescente
Compiti evolutivi dell’adolescente
Stanley Hall: adolescenza come fase drammatica, instabilità affettiva
Havighurst: compiti di sviluppo
Relazioni nuove e mature
Ruolo sociale maschile/femminile
Accettare e utilizzare il corpo
Indipendenza emotiva ed economica
Orientamento professionale
Matrimonio e famiglia
Competenza civica
Comportamento socialmente responsabile
Valori e coscienza etica
Adolescenza come periodo di transizione (11-25 anni)
Continuità vs rottura con la famiglia
Valorizzazione relazioni private, svalorizzazione ruoli sociali
Identità: equilibrio tra continuità e cambiamento
Compiti universali
Pubertà e maturazione sessuale
Allargamento interessi personali/sociali
Pensiero ipotetico-deduttivo
Costruzione progetto di crescita e valori
Identità sociale e separazione dai genitori
Cautela nella diagnosi in adolescenza
DSM-III: inserimento sezione disturbi infanzia/adolescenza
Psicopatologia adolescenziale
Sintomi come soluzioni controproducenti
Necessità di contestualizzare nel processo maturativo
Prudenza diagnostica: ragazzi problematici non sempre evolvono negativamente
Patologie frequenti: disturbi alimentari, identità, dipendenze
Significato psicoanalitico dei sintomi
Anna Freud: ascetismo e intellettualizzazione come difese
Adolescente vulnerabile all’immagine sociale
Sintomi come compromesso tra dipendenza e autonomia
Corpo come mezzo di comunicazione
Disturbi alimentari, autolesionismo, aggressività, devianza
Rifiuto del corpo: tensione verso corpo idealizzato → somatizzazioni, dismorfofobie
Sintomo come soluzione di compromesso
Nasconde conflitti e debolezze
Imprigiona e crea immagine negativa di sé
Educatore: aiuta a riprogettare esperienza bloccata dal sintomo
Intervento su malesseri meno gravi (isolamento, aggressività, false richieste)
Adolescenza, devianza e delinquenza
Distinzione tra trasgressione fisiologica e devianza patologica
Mediazione tra realtà interna ed esterna
Comportamenti devianti come segnali di transizione
Rischi: asocialità, isolamento, marginalità, tossicodipendenza, disturbi di personalità
Adolescente antisociale vs giovane adattato a contesto antisociale
Continuità comportamento dissociale influenzata da esperienze di vita
Possibilità di cambiamento con fattori ambientali positivi
Disturbi di personalità e altri disturbi psichici
Disturbi di personalità
Definizione: modelli rigidi e disadattivi
DSM-5: cluster A, B, C
Cluster A: paranoide, schizoide, schizotipico
Cluster B: borderline, narcisista, antisociale, istrionico
Cluster C: dipendente, evitante, ossessivo-compulsivo
Borderline: instabilità identità, affetti, impulsività
Disturbo dell’identità: blocco evolutivo, ansia e depressione
Narcisistico: grandiosità, scarsa empatia, insicurezza
Dissociativo: scissione verticale, coscienze parallele
Nevrosi
Disturbi d’ansia: panico, fobie, DOC, PTSD, ansia generalizzata
Psicosi
Schizofrenia, paranoia, disturbi dell’umore
Sintomi positivi (deliri, allucinazioni), negativi (apatia)
Esordi psicotici difficili da distinguere da comportamenti adolescenziali
Disturbi affettivi: depressione maggiore, disturbo bipolare
Disturbi del comportamento
Uso di sostanze, disturbi alimentari, perversioni/parafilie
Educatore: valutare caso per caso, approccio multidisciplinare
Uso e abuso di sostanze
Diffusione sostanze legali e illegali
Rapporto con sostanze: credenze, atteggiamenti, condotte
Consumo vs dipendenza
Consumo: uso saltuario/regolare sotto controllo
Dipendenza: perdita di controllo, dominanza, tolleranza, astinenza
Fattori cognitivi: atteggiamento favorevole, sottovalutazione rischi
Fattori motivazionali: ricerca emozioni forti, regolazione emozioni, appartenenza al gruppo
Compulsioni e dipendenze da comportamento
Addiction: disturbo mentale legato a comportamenti gratificanti
Dipendenze comportamentali: gioco d’azzardo, shopping compulsivo, internet
Caratteristiche comuni: compulsività, perdita di controllo, problemi sociali e familiari
Dipendenza come fuga dalla realtà
Rischi: isolamento, depressione, scarso rendimento scolastico
Innovazione tecnologica come fattore di rischio
Capitolo 8: Promozione del benessere e prevenzione
Interventi educativi, formativi e riabilitativi
Figure professionali
Operatore sociosanitario
Operatore socioeducativo
Ambiti di intervento
Servizi sociosanitari e di prevenzione
Politico-sociali, formativi, culturali, lavorativi
Multiprofessionali e multi-istituzionali
Ruolo dell’educatore
Mediatore di significati tra teoria e pratica
Agente di cambiamento
Considera l’utente nella globalità (psicologica, relazionale, ambientale)
Responsabilità
Verso se stesso: auto-osservazione, cura di sé, consapevolezza limiti
Verso l’utenza: promuovere autonomia, riservatezza, empatia
Verso la professione: impegno per affermazione ed evoluzione
Verso colleghi: rispetto, collaborazione, integrazione multidisciplinare
Verso comunità: conoscenza risorse territoriali, attivazione reti di solidarietà
Competenze educative
Personali: motivazionali e attitudinali
Metodologiche: progettazione, valutazione interventi
Cognitivo-disciplinari: conoscenze per analisi del reale
Funzioni dell’intervento
Dirette: relazione educativa → cambiamento
Indirette: organizzazione e procedimenti
Progettazione e programmazione
Progettare: definire obiettivi e fini
Programmare: attuare progetto con fasi, contenuti, tempi
Protocollo metodologico operativo
Preparazione progetto e programma
Formulazione finalità
Intervento educativo
Conoscenza utenza
Scelta strumenti di lavoro
Valutazione e autovalutazione
Tipologie di intervento
Individuale: relazione diretta con singolo
Di gruppo: osservazione interazioni
Familiare: ristrutturazione stili interattivi disfunzionali
Rete sociale: integrazione scolastica, attività collaborative
Setting: residenziale, semiresidenziale, diurno
Consulenza e formazione
Servizi per infanzia, sostegno scolastico, disabilità gravi
Risposta emotiva dell’educatore
Contesti multipli → competenze psicologiche necessarie
Transfert: sentimenti dell’utente verso operatore
Controtransfert: sentimenti dell’operatore verso utente
Relazione asimmetrica → dipendenza dell’utente
Risposta emotiva come risorsa professionale
Capacità di cogliere effetti emozionali e verificarne impatto sulla risposta professionale
Rilevanza della supervisione
Funzioni principali
Riattivare riflessione comune
Facilitare sospensione giudizio
Favorire coesione e appartenenza
Deflusso emozioni intense
Obiettivi
Visione globale attività educative
Miglioramento organizzativo e competenze professionali
Crescita personale e professionale
Esperienza di supervisione
Condivisione e solidarietà
Identificazione con l’altro
Osservazione relazioni educatore-utente, educatore-colleghi, educatore-istituzione
Educatore come strumento di comprensione e aiuto
Prevenzione del burnout
Relazione di aiuto → rischio squilibrio emotivo
Burnout: sindrome di esaurimento emozionale, spersonalizzazione, ridotta realizzazione personale
Cause
Stress cronico da relazione diretta con utenza disagiata
Squilibrio tra risorse e richieste
Mancanza di partecipazione decisionale
Fasi evolutive
Squilibrio risorse/richieste
Stanchezza, demotivazione, irritabilità
Distacco emotivo, cinismo, rigidità
Fattori
Esterni: organizzazione, contesto
Interni: autostima, valori, motivazioni
Profilo a rischio
Debolezza, scarsa assertività
Intolleranza, impazienza
Bassa fiducia in sé, ansia
Sintomi
Fisici: stanchezza, insonnia, tensione
Psicologici: depressione, perdita autostima, negatività
Relazionali: avversione verso altri, danni vita personale
Strategie di prevenzione
Cura di sé, pause, riposo regolare
Equilibrio tra coinvolgimento e distanza
Interesse autentico per utenti senza sopraffazione emotiva
Capitolo 9: Lavoro di équipe e importanza del gruppo
Nozioni di base per lavorare con i gruppi
Gruppo come totalità dinamica: interdipendenza tra membri
Attrattori positivi: capacità di auto-organizzarsi e autoregolarsi
Gruppo = microcosmo sociale con proprietà terapeutiche
Potenzialità del lavoro di gruppo: formazione, qualità intervento, prevenzione, riabilitazione
Tipologie di gruppo: formali, informali, strutturati
Educatore come conduttore del gruppo
Definizione: almeno due persone con norme, comportamenti attesi, obiettivo comune
Piccolo gruppo (max 12 persone) → contesti educativi
Elementi universali
Obiettivo: risultato atteso, motivazione, cooperazione
Metodo: criteri che guidano attività
Ruoli: interdipendenza, flessibilità, trasparenza
Leadership: influenza, fiducia, comunicazione, decisioni
Comunicazione aperta
Clima: sostegno, calore, riconoscimento ruoli
Composizione gruppo: colloqui preliminari, bilanciamento omogeneità/eterogeneità
Setting: contratto iniziale, regole, obiettivi, durata, frequenza
Stadi del gruppo
Orientamento: insicurezza, ansia, diffidenza → costruzione fiducia
Conflitto: iniziative personali, sottogruppi → confronto
Collaborazione: obiettivi comuni, fiducia, comunicazione aperta
Ogni gruppo ha una storia unica
Educatore e importanza del lavoro di équipe
Équipe = collaborazione tra professionisti per progetti di aiuto
Necessità di approccio multidisciplinare
Benefici
Risorsa sociale nei servizi
Prevenzione isolamento e burnout
Verifica operato, sostegno nelle difficoltà
Requisiti per lavorare in équipe
Confronto e collaborazione
Superamento modelli individualistici
Flessibilità intellettuale, emotiva, comportamentale
Cultura condivisa e linguaggio comune
Obiettivi équipe
Valenza terapeutica e riabilitativa
Massima autonomia dell’utente
Progetto globale → lavoro di rete
Esempio: comunità terapeutica
Valutazione diagnostica
Profilo funzionale
Progetto personalizzato
Riunioni periodiche per verifiche e obiettivi
Burnout: sindrome multifattoriale
Caratteristiche: esaurimento emotivo, depersonalizzazione, ridotta realizzazione personale
Campanelli d’allarme: atteggiamento burocratico, assenteismo
Sintomi: stanchezza, isolamento, cinismo, conflitti familiari, rigidità
Interventi organizzativi
Limitare numero utenti
Suddividere lavoro complesso
Alternare impegni gratificanti e meno
Proporre nuove attività
Momenti di riposo e vacanze
Orari flessibili, part-time
Importanza intelligenza emotiva
Fattore di protezione sulla salute
Bambini/ragazzi con competenze emotive → migliore adattamento scolastico e sociale
Training formativi per docenti, educatori, operatori socio-sanitari
Formazione dell’educatore attraverso il gruppo
Educatori: lavorano con disagio psichico, handicap, psicopatologia, condotte devianti
Obiettivo formazione: attivare risorse soggettive, prevenire malessere demotivante
Educatore come destinatario di formazione continua
Formazione = trasformazione professionale soggettiva
Rischio razionalizzazione eccessiva se solo teoria
Formazione come apprendimento dall’esperienza
Gruppo come laboratorio esperienziale
Comprensione reciprocità e circolarità rapporti
Apprendimento processi relazionali e comunicativi
Miglioramento lavoro in équipe
Gestione rabbia e ansia
Gruppi di formazione
Legami ideologici, volontari
Durata prestabilita
Piccolo-medio gruppo
Obiettivo: cocostruzione attiva della conoscenza
Esempio: gruppo di formazione con psicodramma analitico
Psicodramma analitico: psicoterapia di gruppo basata sul gioco
Condotto da professionisti
Gioco come esperienza clinica → apprendimento diretto
Assunzione ruoli diversi → accrescimento conoscenza
Situazioni simulate → decisioni comuni
Obiettivo: migliorare stato d’animo, modificare ruolo in base al contesto
Gioco come filtro tra conscio e inconscio → metabolizzazione esperienza