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La poetica del Pascoli - Coggle Diagram
La poetica del Pascoli
- Il Fanciullino è un saggio in 20 paragrafi - importantissimo per comprendere la poetica del Pascoli e la sua visione del mondo.
Pascoli parte da un’idea centrale: dentro ogni persona vive un “fanciullino”, una parte infantile fatta di stupore, sensibilità e intuizioni spontanee.
Nell'età infantile è più facile sentirlo: confonde la sua voce con la nostra (ci dice Pascoli). Mentre quando diventiamo adulti le difficoltà della vita stessa non ci permettono di ascoltarlo: come se non riuscissimo più ad individuare la sua voce.
Il fanciullino:
-osserva il mondo con meraviglia;
-coglie legami nascosti tra le cose;
-capovolge le proporzioni (ad esempio può dare un nome grande a una cosa piccola e viceversa);
-“sente” più che ragionare, affidandosi all’intuizione e alla fantasia.
Questo fanciullino coincide esattamente con il sentimento poetico: il poeta (come il fanciullo) ha la capacità di individuare nel mondo dei significati meravigliosi, con sorpresa.
Negli adulti questa parte viene normalmente soffocata, mentre nel poeta rimane viva e gli permette di vedere ciò che gli altri non notano.
Per Pascoli la poesia nasce proprio dalla voce del fanciullino: è una voce non razionale, infantile, misteriosa, che permette all’uomo di ritrovare un po’ di tenerezza, bontà e solidarietà. La poesia, quindi, ha un valore consolatorio: cura le ferite, calma, rassicura.
C’è però una contraddizione interessante:
il fanciullino sembra umile, semplice, quasi in opposizione al “superuomo” di d’Annunzio…
ma allo stesso tempo solo il poeta è davvero capace di farlo parlare. Questo dà al poeta una sorta di ruolo “superiore”, quasi sacerdotale: un privilegio che porta Pascoli a entrare in competizione con d’Annunzio sul terreno della poesia civile.
- Il simbolismo pascoliano -
Quando si parla di simbolismo in Pascoli non bisogna pensare subito al simbolismo francese (Baudelaire, Mallarmé, Verlaine): Pascoli si ispira a quell’atmosfera, ma costruisce un suo simbolismo personale, molto diverso.
- Punto di partenza: la realtà non è solo ciò che vediamo - Per Pascoli il mondo nasconde un significato segreto, che gli adulti di solito non riescono a percepire. La realtà è piena di segnali, richiami, indizi… ma l’uomo comune passa oltre senza accorgersene.
- Solo il poeta può cogliere il “mistero”: Il poeta, grazie al fanciullino che porta dentro di sé, conserva una sensibilità più pura: non guarda le cose “come sono”, ma come parlano. Il poeta è quindi: un interprete privilegiato; un “decifratore di simboli”; l’unico che riesce a trasformare una cosa piccola in qualcosa di grande e carico di significato.
- Da dove nasce il simbolo? Dal particolare. Questa è la cosa più originale di Pascoli:
i simbolisti francesi cercavano corrispondenze grandi e astratte (profumo–pensiero, musica–anima…).
Pascoli invece parte sempre dal particolare concreto: un rumore; un colore; un oggetto piccolissimo; un animale, un gesto quotidiano.
È come se dentro ogni dettaglio ci fosse una “scintilla” di verità nascosta.
Per esempio: il lampo può diventare il simbolo improvviso della rivelazione;la siepe può diventare il limite tra protezione e minaccia; il nido diventa il simbolo della famiglia, della sicurezza e del bisogno di amore; un semplice fruscio può evocare un mondo interiore fatto di paura o stupore.
- Come si crea il simbolo: suono + immagine-
Per accedere a questo mistero Pascoli usa molto:
onomatopee → parole che imitano i suoni ("tintinnìo", "fru fru", "chiù")
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- Dove porta il simbolismo pascoliano?
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dietro il mondo visibile c’è un’ombra, un mistero
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- Utilità sociale della poesia: Per Pascoli la poesia non è solo bellezza o emozione: deve avere un’utilità sociale, cioè servire a qualcosa nella vita delle persone.
Secondo lui la poesia deve:
-consolare gli uomini,
-calmarne le paure,
-rasserenare le tensioni,
-tenere unite le persone della società,
-aiutare ognuno a sentirsi al proprio posto.
In altre parole, la poesia ha la funzione di rendere più sopportabile la vita quotidiana, soprattutto a chi vive nella piccola borghesia (artigiani, impiegati, maestri, piccoli proprietari, ecc.), cioè il ceto sociale che teme il cambiamento e desidera stabilità.
La poesia, quindi, è un “balsamo” che calma tutti e aiuta a mantenere l’ordine sociale.
Questa visione è perfettamente in linea con la mentalità piccolo-borghese dell’Italia dell’epoca:
paura del nuovo, bisogno di sicurezza, centralità della famiglia, amore per il nido domestico.
“La grande Proletaria si è mossa” (spiegazione semplice)
Nel 1911, poco prima di morire, Pascoli tiene un discorso pubblico intitolato La grande Proletaria si è mossa, con cui appoggia l’impresa coloniale italiana in Libia.
Che cosa sostiene Pascoli in questo discorso?
- Gli italiani poveri emigrano troppo (vanno in America, in Argentina, in Francia…).
Per lui questo è un problema: l’Italia “perde i suoi figli”.
- La soluzione, secondo Pascoli, è che lo Stato conquisti nuove terre dove gli italiani possano lavorare senza dover andare all’estero.
3.Pascoli arriva a dire che la cultura italiana è superiore a quella dei popoli colonizzati: quindi conquistarli e “civilizzarli” sarebbe quasi un gesto nobile.
👉 In sostanza, giustifica il colonialismo come “aiuto” agli italiani poveri e come missione civile.
Perché è importante questo discorso?
Perché mostra come Pascoli, negli ultimi anni, abbia abbracciato completamente la mentalità piccolo-borghese e nazionalista della sua epoca:
un Paese che voleva sentirsi grande, ma aveva paura della modernità e dei cambiamenti sociali.
È anche un grande contrasto rispetto al giovane Pascoli socialista: da ribelle diventa un poeta che sostiene lo Stato e l’ordine costituito.
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