Negli anni successivi emerse che il vero colpevole era un altro ufficiale, Ferdinand Walsin Esterhazy, ma l’esercito e le alte autorità militari decisero di coprire l’errore per difendere il prestigio dell’istituzione e dello Stato. Il caso divise profondamente la Francia: da una parte i dreyfusardi, che difendevano i principi di giustizia, legalità e diritti individuali; dall’altra gli antidreyfusardi, sostenuti da ambienti nazionalisti, conservatori e spesso apertamente antisemiti, che vedevano in Dreyfus un capro espiatorio.