Questo potere può diventare così forte da mettere in difficoltà persino lo Stato, e allo stesso tempo rischia di influire negativamente sulle nostre libertà fondamentali, cioè quei diritti che la Costituzione ha sempre difeso (libertà personale, privacy, libertà di pensiero, ecc.). Per questo, la protezione dei dati personali e della identità digitale non è più solo una questione privata del singolo individuo, ma è diventata una questione universale, che riguarda tutta la società e il modo in cui funzionano le democrazie moderne.
Per quanto riguarda il diritto alla riservatezza ( viene molto studiato e anallizzaro e indica il diritto di tenere private alcune informazioni personali) si può facilmente osservare come esso
presenti fin dal suo apparire un qualche legame con il progresso tecnologico
A partire dagli anni ’70, con l’arrivo dei primi computer e delle prime banche dati, il diritto alla riservatezza cambia profondamente, Prima la privacy riguardava soprattutto la vita privata: non essere spiati, non far diffondere informazioni intime, ecc.
Con l’informatica nasce invece un problema nuovo: le informazioni personali possono essere raccolte, archiviate e rielaborate in grandi quantità.
Per questo nasce l’idea della protezione dei dati personali, cioè il diritto per ogni persona di controllare come i propri dati vengono usati da altri.
Anche se le banche dati degli anni ’70 erano minuscole rispetto ai Big Data di oggi, erano comunque abbastanza potenti da permettere a chi le gestiva di raccogliere le informazioni su molte persone e di creare dei profili di quell'utente
Ad oggi lo sviluppo dell'epoca digitale riguarda i social network, dalla diffusione di internet e AI, dove i nostri dati sono ancor piu facilmente reperibili cosi che creare un profilo personalizzato per ognuno di noi e creare pubblicità apposta per noi oppure attraverso i like dai video far capire cosa ci piace e le nostre abitudini
Il diritto all’identità personale è il diritto di ogni individuo a essere rappresentato per ciò che è davvero, nella società, significa che nessuno può presentarti agli altri in modo falso, distorto o diverso dalla tua vera identità e questo diritto non è nato con la tecnologia infatti le prime volte i giudici ne parlavano in casi tradizionali come ad esempio articoli di giornale che raccontavano una versione distorta o sbagliata della realtà.
Quando usiamo Internet lasciamo online tanti piccoli pezzi della nostra vita, per questo oggi non si parla più solo di identità personale (chi siamo nella vita vera), ma anche di identità digitale, cioè come appariamo online. Tuttavia l'identità digitale non sostituisce quella personale non è una sua copia ma è un profilo aggiuntivo creato a pezzi dalla nostra attività su rete, il problema però è che questi pezzi vengono frammentati e poi ricomposti ricreando un immagine parziale di noi che è legata ad un singolo contesto (social, lavoro, commenti pubblici), e non sempre questa immagine è veritiera con la nostra persona e perciò serve un diritto che protegga l'identità personale.
Il diritto all’oblio è il diritto di una persona a far sì che informazioni vecchie, non più rilevanti o dannose sul proprio passato non continuino a circolare o a comparire facilmente online, quando non c’è un interesse pubblico a mantenerle visibili.
le informazioni vengono copiate, archiviate, ripubblicate non stano mai ferme quindi oggi l’oblio non può più limitarsi al semplice “vietare la ripubblicazione” di fatti del passato perche magari se cerco una notizia Google mi fornisce il link e quindi è facilmente reperibile, perciò il diritto all'oblio comprende anche il diritto alla deindicizzazione, cioè la possibilità di chiedere che certi link non compaiano più nei motori di ricerca.
La notizia può anche rimanere nel sito originale, ma non deve più essere rintracciabile ovunque digitando il nome della persona.