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SEMIOTICA DELLA PORTA (8) - Coggle Diagram
SEMIOTICA DELLA PORTA
(8)
ANIMALITA' ATTRAVERSO LA FOTOGRAFIA
Gli animali diventano “conosciuti” per noi solo tramite le foto.
Nei social li vediamo umanizzati (espressioni, emozioni).
Il compito del semiologo: capire come il linguaggio fotografico costruisce l’animalità, non solo come mostra un animale.
L’animalità è quindi fotografica, non solo etica o estetica.
FOTOGRAFIA TECNICA
Nasce con il teleobiettivo e il fucile fotografico: la foto come “caccia senza morte”.
Conta la precisione tecnica: nitidezza, luce, colore.
È una visione scientifica e documentaria, ma costruita.
FOTOGRAFIA ARTISTICA
non importa catturare “bene” l’animale, ma interpretarlo.
Il bianco e nero toglie realismo e fa emergere forme e composizioni.
È una fotografia riflessiva, che mostra un modo diverso di guardare la natura.
FOTOGRAFIA TESTIMONIALE
È la fotografia quotidiana e spontanea, tipica del dilettante.
Il fotografo non vuole “fare arte”, ma testimoniare la realtà (es. animali domestici).
È la più “vera”, ma anche la più umana: cerca emozioni e familiarità.
FOTOGRAFIA LUDICA
È la fotografia “giocosa” e virale (es. foto buffe di gatti su Internet).
Non vuole documentare o riflettere, ma divertire.
SEMIOTICA DELLA PORTA
L’obiettivo non è capire cosa significa l’architettura, ma come produce significato
(effetti di senso, estetici o pratici).
La porta è vista come un segno all’interno del linguaggio architettonico.
Seguendo Saussure, il suo valore deriva per differenza: ciò che una porta è dipende da ciò che non è (es. open space).
L’assenza della porta (open space) diventa così un modo per capire meglio la sua funzione semiotica.
LA PORTA NON CE', LIMITI E SOGLIE
Togliere una porta non significa eliminare la sua funzione
: resta sempre una differenza tra spazi (interno/esterno, privato/pubblico).
Si parla di soglia o limite, a seconda di quanto è marcata la distinzione.
Le porte scorrevoli mostrano la porta nella sua essenza funzionale.
Negli open space rimangono solo due porte: ingresso e bagno, quelle che separano pubblico e privato.
si può rappresentare con un quadrato semiotico
(pubblico / privato / non pubblico / non privato)
.
IL MITO DEL LOFT E LA VITA QUOTIDIANA
Gli open space derivano da due modelli:
Uffici
→ eliminano le porte per favorire comunicazione (ma creano controllo reciproco e stress, secondo Foucault).
Studi d’artista
→ spazio unico per favorire ispirazione e identità (es. Warhol e la Factory).
Dunque, lo spazio aperto ha significati diversi: funzionale o artistico, ma sempre denso di senso.
ADDIO CUCINA
La porta della cucina è la prima a scomparire.
L’isola sostituisce la funzione della porta: divide visivamente e funzionalmente.
La porta non separa solo fisicamente, ma definisce ruoli e narrazioni (es. chi cucina, chi guarda).
Eliminare la porta trasforma l’idea stessa di cucinare e di convivialità.
ALTRI ADDII
Camera da letto: la porta sparisce, ma la funzione resta (es. tramite soppalco o scalini = soglia).
Bagno: la porta resta per motivi pratici e intimi, ma alcuni suoi elementi migrano altrove (vasche, lavabi).
Le cose agiscono, non sono solo passive: hanno una “volontà” semiotica.
CONCLUSIONI
La nozione classica di segno non basta più per spiegare il senso in architettura.
Il significato non è nei singoli segni, ma nelle relazioni tra elementi (testo come rete, non somma).
Il contesto non è esterno: è parte del senso stesso.
Il testo architettonico è un sistema coerente di relazioni che producono effetti di senso.
Serve una semiotica dell’architettura relazionale, che studi come gli elementi (umani e non) cooperano per significare.