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L’ITALIA NELL’ETÀ GIOLITTIANA (1903–1914) - Coggle Diagram
L’ITALIA NELL’ETÀ GIOLITTIANA (1903–1914)
Conquista della Libia (1911)
Trattato di Ouchy: sovranità su Libia e isole, restituite alla Grecia nel 1947, guerra accelera crollo Ottomano, stimola nazionalismo Balcani, banco di prova aeroplani/radio/auto (prima guerra mondiale)
Retorica “riscatto nazionale” (Pascoli), Libia delude aspettative (vera ricchezza (petrolio) dopo)
Guerra dura un anno: 3.500 soldati italiani morti e oltre 14.000 turchi, Italia conquista Libia e isole Egeo (Rodi, Dodecaneso)
Nuove scissioni (sindacalisti, anarchici), nasce Unione Sindacale Italiana
Guerra causa divisione tra socialisti: Mussolini prende controllo Partito, espelle riformisti, diventa direttore “Avanti!”, nuovi partiti
Guerra contro Impero Ottomano (1911), pressione nazionalista, rafforzare ruolo internazionale, occasioni emigranti, dividere socialisti, sostegno Chiesa
Industrializzazione
Sud senza infrastrutture, agricoltura arretrata (latifondi), difficoltà acqua/assenza bonifiche, molti emigrano al Nord
Industria localizzata nel “triangolo industriale” Torino–Milano–Genova, solo in parte Veneto/Toscana, Sud quasi escluso
Sviluppo favorito da dazi/protezionismo, investimenti infrastrutture, energia idroelettrica (Acciaierie di Terni, ILVA)
Simboli: Agnelli, Falk, Olivetti, Pirelli
Operai da 1,3 milioni a 2,3 milioni, nascono Politecnici, imprenditori fondano Confindustria (1910)
Settori: chimico, metallurgico, meccanico, alimentare, tessile, minerario
“Questione meridionale” centrale: Nitti e Fortunato
1896–1908: industria su PIL da 19,4% a 26,1%; agricoltura da 49,3% a 43,2%
Pressione fiscale finanzia Nord, senza benefici per Sud
Non uniforme: molte contraddizioni e carenze, forti trasformazioni strutturali
Cresce più di Spagna, Portogallo e Grecia, ma non raggiunge Inghilterra, Germania, Francia
Italia, prima fase industrializzazione, sempre più nel sistema capitalistico internazionale
Disuguaglianze accentuate nonostante Unità d’Italia del 1911
Dopo la morte di Zanardelli (1903), c'è L'ASCESA DI GIOLITTI E RIFORMISMO
Prefetti: tolleranza scioperi e manifestazioni, cooperative cattoliche e socialiste riconosciute da economia italiana
INIZIA “Età Giolittiana”: modernizzazione società, riforme sociali
Riforme sociali: tutele per vecchiaia, invalidi e vittime di incidenti sul lavoro
Sistema Giolitti: abilità politica, equilibrio socialisti, cattolici, nazionalisti, che sono tra loro divisi
Apre dialogo con Filippo Turati e socialisti riformisti in governo ancora liberale
Patto Gentiloni (1913): intesa informale con cattolici per voti in cambio di tutela istanze Chiesa (no divorzio, insegnamento religioso, finanziamento scuole cattoliche)
Crescita socialisti/sindacati al Nord, emigrazione e povertà al Sud
Modello giolittiano logorato, incapace di rispondere alle nuove spinte
Malcontento sociale, cambiamento scenario politico
Divisione: interventisti (D’Annunzio, Marinetti, Papini), neutralisti (socialisti, parte dei liberali e Giolitti)
Propaganda nazionalista orienta opinione verso intervento
In realtà Italia/Europa sull’orlo Prima guerra mondiale
Guerra: brutalità, milioni di morti (contadini/operai in trincea), radicalizzazione, violenza politica, reduci traditi, nascita fascismo dal malcontento sociale e vuoto partiti
1914: Salandra presidente, Giolitti lascia, pensa di tornare dopo crisi
“Giolittismo” resta simbolo di compromesso, mediazione e riformismo moderato, ma l’Italia entra in una nuova fase: instabilità, nazionalismo, violenza politica
Nascita del nazionalismo: giovani intellettuali rinnegano patriottismo risorgimentale, centralità borghesia
Sistema giolittiano tra due opposizioni: socialismo radicale (rivoluzione proletaria) e nazionalismo borghese (vuole isolare Giolitti), tensione crescente, riformismo difficile
“Giolittismo”: compromesso e opportunismo, sistema sempre più moderato, perde incisività
Nazionalismo: visione forte, imperialista, anti-parlamentare, coinvolge cattolici-liberali-socialisti, convince industriali e ricchi del Nord
Protesta mondine delle risaie del Piemonte (1906)
Giornata di otto ore, protagonismo donne nella lotta dei lavoratori
Governo Fortis (1905): nazionalizzazione ferrovie, opposizioni (socialisti temono limitazione scioperi, conservatori criticano risarcimenti alle compagnie), Fortis si dimette
Quadro economico arretrato; Giolitti promuove sviluppo, riconosce nuovo ruolo classe operaia
Altro obiettivo: ridurre distanza Nord–Sud, affrontando la “questione meridionale”
In sintesi: governo Zanardelli integra masse di contadini e operai nella vita politica, promuove sviluppo economico-industriale, patto borghesia Nord/socialisti riformisti, riduce divario Nord–Sud
Cerca equilibrio tra capitale e lavoro, neutralità durante conflitti sociali, dialogo con sindacati, aumento salari, patto sociale tra borghesia industriale e socialisti riformisti
Fine Ottocento: L'Italia è in una situazione politica molto difficile
Nel 1899 l’opposizione blocca una legge che avrebbe ridotto la libertà di stampa e associazione
Elezione del 1900: vittoria forze liberali, democratiche e socialiste, si chiude la stagione autoritaria
Governi autoritari, Parlamento ha poco potere, proteste sociali represse
Dopo l’attentato anarchico al re Umberto I, il nuovo re Vittorio Emanuele III favorisce svolta più aperta
Socialisti: tre correnti
Sindacalisti rivoluzionari (Labriola): cambiamento solo con sciopero generale (ispirazione Sorel)
1904: riformisti perdono direzione partito socialista, risultati insoddisfacenti riforme, soprattutto Sud arretrato
Massimalisti: socialismo subito, nessun compromesso
Avversari accusano riformisti di collaborare solo per incarichi
Riformisti (Turati, Bissolati): miglioramenti lavoratori con leggi e riforme (scuola pubblica, previdenza sociale, riduzione orario lavoro, suffragio universale)
Contesto economico: favorevole per sviluppo europeo/americano, maggioranza parlamentare ampia (sostenitori Giolitti, cattolici moderati, socialisti riformisti)
Consenso industriali Nord/agrari Sud
Giolitti nuovo governo (1906): obiettivi principali condizioni nel Mezzogiorno, risanamento finanze
“Grande emigrazione”: separazione famiglie, invecchiamento comunità, governo prima tenta di frenare, poi valorizza rimesse
Crisi naturali: eruzione Vesuvio (1906), terremoto Messina/Reggio Calabria (1908)
1876–1915: circa 14 milioni di emigrati verso Nord, estero (USA, Germania, Svizzera, Sud America)
Opere pubbliche: acquedotto pugliese e tunnel Sempione, creano occupazione e favoriscono sviluppo industriale
Sud: crisi economica/sociale, popolazione aumenta ma mancano terre/lavoro
17.Quarto governo Giolitti (1911–1914)
Critiche: trasformismo, clientelismo, brogli e intimidazioni (Albertini e Salvemini)
Crescita economica/industriale, protagonista politica italiana primo Novecento
Nazionalizzazione assicurazioni vita: nasce INA, progetto fallisce
Promosso suffragio universale maschile (1912): tutti gli uomini maggiorenni, anche analfabeti, purché abbiano servito o abbiano reddito minimo
Tre grandi sfide dell'Italia
Questione meridionale: Acquedotto Pugliese, leggi per industrializzare Napoli, visita di Zanardelli nel Sud, legge sul credito agrario e infrastrutture (1904)
Avanzamento delle riforme sociali e laiche: tentativo di introdurre il divorzio (bloccato da conservatori e da successivo governo Giolitti)
Inclusione delle forze popolari (contadini cattolici e operai socialisti): ordine pubblico e crescita economica, borghesia rinuncia a privilegi
Chiesa cattolica (1904): eccezione al “non expedit”, autorizza cattolici alle elezioni per contrastare il socialismo, sostegno a forze liberali/conservatrici
Cattolici: sindacati e cooperative rurali, tre anime (intransigenti, moderati, democratici come Murri)
Sciopero generale 1904: 16–21 settembre, tensioni, scioperi repressi
Massimalisti/rivoluzionari accusano Giolitti di premiare solo Nord
Sciopero paralizza tutta Italia, Giolitti non reprime, lascia esaurire protesta, nessuna rivoluzione, chiusura senza successo per manifestanti
Elezioni novembre 1904: anticipate dopo scioglimento Camere
Giolitti pensa alla paura per rafforzare il suo blocco, socialisti raddoppiano voti ma perdono seggi per sistema maggioritario
Riformisti e socialisti forti, massimalisti cercano nuove strategie
Riforme sociali:
Giornata lavorativa max 12h, età minima 12 anni per lavorare, riposo settimanale, municipalizzazione servizi pubblici (acqua, luce, trasporti)
Luzzatti riforma scolastica: scuola obbligatoria fino a 12 anni, gestione dello Stato
Riforma elettorale (1912)
Diritto di voto a tutti uomini adulti (anche analfabeti con requisiti)
Corpo elettorale da 3 a 8,5 milioni, paga parlamentari, donne ancora escluse
Nuova fase: Vittorio Emanuele III e Zanardelli
Governo dura poco (morte Zanardelli 1903), ma segna cambiamento: abbandono autorità forte, nuove priorità, avvio riformismo moderato, avvicinamento a democrazia rappresentativa più moderna
Obiettivi: integrare classi popolari nella vita politica, coinvolgendo movimenti cattolici e socialisti
Zanardelli: tutela lavoratori, riforma elettorale 1882, primo codice penale Italia unita 1890 (elimina pena di morte)
Voto limitato, favorevole a ceti dirigenti, esclude cattolici e socialisti
Giolitti crede nella collaborazione tra borghesia e lavoratori socialisti riformisti, sarà protagonista per quindici anni
Sfida: includere contadini cattolici e operai socialisti, ridurre distanza tra istituzioni e società, ampliare suffragio
Svolta più aperta, Zanardelli presidente, Giolitti ministro Interni
Confederazione Generale del Lavoro (CGdL, 1906)
“Politica dei due forni”: Giolitti cerca sostegno pragmatico da cattolici e socialisti riformisti
Tensioni, divisioni minano collaborazione fra partiti e con Giolitti
Sindacato di 250.000 lavoratori