Un nuovo umanesimo -Feuerbach propone una forma di umanesimo naturalistico.
Umanesimo, perché l’uomo diventa l’oggetto e il fine della filosofia. Non più “Chi è Dio?”, ma “Chi è l’uomo?”.La verità, la bontà, la spiritualità non sono in un altro mondo: sono dentro di noi, nelle nostre relazioni, nella nostra vita concreta.
Naturalistico, perché l’uomo non è un essere “fuori dal mondo”, ma parte della natura.
È fatto di corpo, di bisogni, di sentimenti, di istinti. E capirlo significa smettere di disprezzare la materia o di pensare che il corpo sia un ostacolo per lo spirito.
Feuerbach dice, in sostanza: “Dio non ha creato l’uomo a sua immagine; è l’uomo ad aver creato Dio a immagine di séOra è tempo che l’uomo torni a guardare sé stesso come la cosa più alta della natura.”
L’uomo come essere concreto e sociale - Per Feuerbach, l’uomo non è un concetto astratto, non è solo “ragione” o “spirito” come in Hegel.È un essere fatto di carne e sangue, con bisogni, desideri, relazioni. E soprattutto: è un essere sociale. Nessuno esiste da solo; viviamo sempre in rapporto con gli altri.Da qui la sua frase celebre: “L’essenza dell’uomo è l’insieme dei suoi rapporti sociali.”
Significa che non si può capire un individuo isolandolo: si capisce solo guardando come vive con gli altri, come ama, comunica, costruisce comunità.
Per questo il nuovo umanesimo di Feuerbach è anche relazionale: mette al centro il noi, non solo l’io.
La critica a Hegel -
-
In apparenza Hegel parla di concetti razionali — “Spirito”, “Idea”, “Assoluto” — ma per Feuerbach non sono altro che nomi nuovi per dire “Dio”.
Hegel avrebbe solo trasformato la religione in sistema filosofico, lasciando l’uomo concreto fuori scena.
-
Non è l’Idea che diventa uomo (come nel cristianesimo e in Hegel, con l’Incarnazione dello Spirito).
È l’uomo che pensa, ama, soffre e crea idee: è lui il punto di partenza e di arrivo della filosofia.