Questa classificazione fu criticata perché si limitava a descrivere come si produce il diritto (cioè attraverso quali fonti), senza spiegare quali valori lo ispirano. Infatti, conoscere solo le fonti — come leggi, sentenze o consuetudini — non permette di capire la natura profonda di un ordinamento. Ad esempio, sia uno Stato democratico sia uno socialista possono avere leggi e tribunali, ma ciò che cambia sono i principi di fondo: nel primo contano la libertà e il pluralismo, nel secondo l’uguaglianza e il controllo collettivo. Dunque, il sistema delle fonti spiega la forma, non l’anima del diritto.