Terza sezione: La terza sezione di Alcyone è quella in cui l’estate è ormai piena, nel suo splendore massimo (16 testi). Siamo sempre in Versilia. Dopo la fusione quasi “fisica” con la natura vissuta nella seconda sezione, qui il poeta cerca qualcosa di più profondo e duraturo: vuole dare un senso stabile e universale alla sua esperienza personale. Per riuscirci, D’Annunzio guarda al mito classico. Non usa i miti solo come racconti del passato, ma come simboli per parlare di sé e della condizione umana. Il mito diventa uno specchio in cui il poeta riconosce la propria forza creatrice e il proprio “potere panico”, cioè quella capacità di sentirsi unito a tutte le forme della vita, come se la sua anima si dilatasse nel mondo naturale. Il Ditirambo II, intitolato Terra vale! (“Addio, terra!”), apre questa parte: è un saluto alla terra che rappresenta il distacco dal mondo materiale e l’ascesa verso una dimensione più spirituale e mitica. In queste poesie, infatti, il poeta tende a trasformarsi in figura divina o eroica, come nel mito di Glauco (il pescatore che diventa dio del mare), simbolo della deificazione del poeta attraverso la poesia