scritta nel 1808, parla delle Amazzoni e in particolare della regina delle Amazzoni, Pentesilea, la quale, nonostante proveniente da una stirpe di donne forti, viene descritta da Kleist come una ragazzina delicata. Lei si innamora di Achille, ma non può possederlo perché nella loro tradizione il guerriero si sconfigge e poi si conquista. Pentesilea oscilla tra momenti consci e momenti inconsci (sono attimi in cui è in uno stato di confusione), uno dei temi ricorrenti di Kleist. Quindi, durante lo scontro con Achille sviene, e le amazzoni lo convincono a fingere di essere stato battuto per poter aiutare Pentesilea ad alleviare il suo stato delirante, ma quando Pentesilea si è rinsavita, vuole nuovamente batterlo in duello, nel quale Achille viene sbranato dai cani. Pentesilea è di nuovo inconscia di ciò che accaduto, e nelle battute finali, Kleist sovrappone la parola kuesse con bisse, intendendo dire che Pentesilea volevo baciarlo, ma finì col morderlo. Alla fine, Pentesilea si suicida con la sola forza del pensiero, per volontà di morire.
Le battute sono molto brevi e dinamiche, e c’è qualcuno sul palco che racconta cosa sta accadendo ( teicoscopia), i versi sono molto ritmati. Pentesilea è un personaggio estremo ed esagerato, che dice del sentimento di Kleist rispetto a cosa siano per lui gli esseri umani. E’ anche il periodo del magnetismo animale ( es. Ottilie nelle affinità elettive ).