Secondo l’economista britannico John A. Hobson, uno dei primi critici dell’imperialismo, questa espansione fu dettata dagli interessi economici delle élite industriali e finanziarie, che vedevano nelle colonie una valvola di sfogo per il capitale in eccesso e una soluzione temporanea alla disoccupazione e alla stagnazione interna.
Il colonialismo è strettamente legato alla crisi di sovrapproduzione che colpì le economie industriali europee. Le fabbriche producevano più beni di quanti il mercato interno potesse assorbire, causando ingenti perdite economiche. Per superare questa crisi, le potenze europee iniziarono a espandersi in territori extraeuropei, alla ricerca di nuovi mercati dove vendere i propri prodotti, materie prime a basso costo e nuove possibilità di investimento.
Hobson, d'altro canto, sosteneva l'idea di aumentare i salari delle classi sociali meno abbienti per permettere loro di poter partecipare più attivamente all'economia del Paese facendo fronte alla sovrapproduzione.