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APPARTENENZA (12) - Coggle Diagram
APPARTENENZA (12)
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Il concetto di genius loci (spirito del luogo) deriva dalla cultura latina ed è usato qui per indicare come ogni spazio abbia una sua anima, una sua atmosfera.
Walter Benjamin parlava di aura, cioè dell’unicità irripetibile di un luogo o di un’opera.
Anche una cella di prigione può avere un’aura, soprattutto se vissuta con intensità emotiva.
L’estetica nelle carceri
Nonostante possa sembrare un ossimoro (carcere + estetica), esiste:
Una “estetica del brutto” (Rosenkranz, Yuriko Saito): anche ciò che è sgradevole, cupo o doloroso può avere valore estetico, perché genera riflessione, emozione e trasformazione.
Forme di estetica carceraria:
- Graffiti carcerari → atti di redenzione, confessione, speranza.
- Murales con sangue o saliva → urgenza espressiva, desiderio di lasciare traccia.
- Scrivere e disegnare sui muri → gesto di appropriazione dello spazio.
- Disegni sacri → creano comunità spirituale tra i reclusi.
Tempo, spazio e comunità in carcere
Il tempo in carcere è sospeso, monotono. L’arte aiuta a ritmare questo tempo, a contarlo, a riempirlo di senso.
Esempio: Francesco Baronio, che creò un calendario liturgico personale nel 1600 per orientarsi nel tempo.
Lo spazio è limitato e imposto. Attraverso l’arte, i detenuti ristrutturano simbolicamente lo spazio, lo rendono proprio.
Fare comunità → l’arte crea legami tra detenuti e tra detenuti e mondo esterno (familiari, società), come sostiene Nicole Fleetwood con il concetto di carceral aesthetics: l’arte in carcere è pratica relazionale, genera connessioni.
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