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I primi anni dell'Italia unita - Coggle Diagram
I primi anni dell'Italia unita
1. La situazione sociale ed economica nel 1861
Il Regno d’Italia contava
22 milioni di abitanti
. La maggioranza della popolazione lavorava in
agricoltura
, mentre
industria
e
servizi
erano
poco sviluppati
.
L’Italia era un paese arretrato, con reddito medio molto inferiore rispetto a Francia e Inghilterra.
Cavour e Garibaldi artefici dell’unificazione
L’unità fu il risultato di
due spinte diverse
: quella
monarchica
e
moderata
di
Cavour
e quella
democratica
e
popolare
di
Garibaldi
.
Garibaldi con i Mille liberò il
Sud
, ma fu fermato prima di entrare a Roma. Prevalse così la linea moderata guidata dai
Savoia
, che evitò un cambiamento rivoluzionario.
Gli schieramenti politici post-unitari
Dopo la morte di Cavour (1861) il potere passò ai suoi collaboratori, cioè alla
Destra storica
(aristocrazia e borghesia del Nord).
All’opposizione stava la
Sinistra storica
, vicina alle idee di Mazzini e Garibaldi e sostenuta da piccola borghesia, artigiani e operai.
Il diritto di voto era molto ristretto: solo il
2%
della popolazione poteva partecipare alle elezioni.
Un paese sostanzialmente preindustriale
Nord:
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Centro:
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Sud e isole:
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2. La Destra storica al potere
L'accentramento amministrativo
Dopo Cavour, il governo passò a
Bettino Ricasoli
e agli esponenti della Destra storica.
Gli uomini della destra storica:
Provenivano da nobiltà e alta borghesia
: avevano una visione elitaria della politica.
Diffidavano delle masse popolari
, adottando atteggiamenti paternalistici o autoritari.
In economia sostenevano il
libero mercato
e il
modello inglese
di sviluppo industriale.
Riguardo l'
ordinamento amministrativo
da dare al regno si discusse tra
decentramento
(lasciava autonomia alle comunità locali) e
accentramento
(lasciare tale facoltà nelle mani del potere centrale).
Prevalse
l’accentramento
, per continuità con il modello sabaudo e per rafforzare lo Stato.
L’unificazione avvenne come una “
piemontesizzazione
”: norme e funzionari piemontesi furono estesi al resto d’Italia. Questo suscitò ostilità nelle ex capitali e negli antichi Stati italiani.
L’unificazione legislativa
Nel
1861
lo Statuto Albertino divenne la legge fondamentale del Regno.
Si avviò l’
armonizzazione legislativa
, spesso tramite decreti senza dibattito parlamentare.
La
legge Casati
del
1859
estese la scuola statale e l’obbligo del biennio elementare.
Furono unificati codice civile, commerciale e marittimo.
La
pena di morte
rimase in vigore tranne che in Toscana, dove era già stata abolita; scomparve solo con il codice Zanardelli del 1889.
L’unificazione economica
Gli Stati preunitari avevano
situazioni finanziarie differenti
: le
Due Sicilie
erano solide, mentre il
Piemonte
aveva debiti elevati.
Interventi principali:
introduzione del sistema metrico, della lira come moneta unica e nuove tasse.
Le tasse colpirono beni di prima necessità
(sale, cereali): impopolare la tassa sul macinato (1868), percepita come tassa sul pane.
Le
proteste popolari
furono represse con durezza dall’esercito.
Grazie alla politica fiscale rigorosa, nel
1875
fu raggiunto il pareggio di bilancio.
Una guerra civile nel Mezzogiorno: la lotta al brigantaggio
Nel
Sud
crebbe il malcontento per tasse,
coscrizione obbligatoria
e perdita dei giovani contadini.
Molti rimpiangevano i
Borboni
: tra 1861 e 1865 scoppiarono rivolte che divennero
guerra civile
.
Le bande di
briganti
erano composte da contadini poveri, renitenti alla leva, con appoggio di comunità locali, clero e ex militari borbonici.
Il
Parlamento
inviò
160.000 soldati
nel
1862
: fucilazioni e lavori forzati per chi sosteneva i briganti.
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3. Il completamento dell'unità
Una nuova impresa di Garibaldi
Roma era vista come
capitale naturale
, ma Pio IX rifiutava di cedere il potere temporale, sostenuto dalla Francia.
Vittorio Emanuele II e la Destra storica volevano la via
diplomatica
.
Garibaldi tentò la
marcia su Roma
(
Aspromonte
1862), ma fu fermato dall’esercito regio e ferito.
Nuovo tentativo nel
1867
a
Mentana
→ sconfitto dai francesi.
Intanto, nel
1864
la capitale fu trasferita da Torino a Firenze, con proteste represse nel sangue.
La Terza guerra d’indipendenza e l’annessione del Veneto
Nel
1866
l’Italia si alleò con la
Prussia
contro
l’Austria
. Gli italiani furono sconfitti a
Custoza
e a
Lissa
.
La vittoria prussiana a
Sadowa
costrinse l’Austria a cedere il Veneto. Il Veneto fu ottenuto più per merito della Prussia che dell’Italia.
1870: la presa di Roma
Dopo la sconfitta francese a
Sedan
, l’Italia attaccò lo Stato pontificio.
Il 20 settembre 1870 i bersaglieri aprirono la breccia di Porta Pia ed entrarono a Roma.
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