Nella seconda metà del I secolo a.C. matura il genere elegiaco. Gli autori più rappresentativi sono Cornelio Gallo, Tibullo, Properzio e Ovidio. I greci chiamavano elegos il distico elegiaco, che si diffonde nel VII secolo trovando impegno in occasioni di vita pubblica e privata, ma anche come espressione dei lutto. L'elegia latina presenta connessione tra autobiografia e mito, è poesia d'amore (il poeta è schiavo della domina, con cui ha relazione di rare gioie e molte sofferenze). Le delusioni continue fanno proiettare la propria vicenda nel mondo del mito. Si eredita il gusto dell'otium da Catullo, così come l'allontanamento dall'impegno civile.