Il Serchio, in Toscana, dove viveva la sua famiglia; Il Nilo, dove è nato, ad Alessandria d’Egitto; La Senna, a Parigi, dove ha studiato e si è formato come intellettuale; L’Isonzo, dove ora si trova a combattere e rischiare la vita ogni giorno.
Ognuno di questi fiumi rappresenta una fase della sua vita. Il poeta sente di “riconoscersi” in questo flusso di acque, come se i fiumi fossero immagini viventi della sua memoria.
In questo momento, a contatto con la natura e lontano dai combattimenti, si sente in armonia con tutto ciò che ha vissuto. Prova perfino una forma di “allegria”, ma non è la felicità superficiale: è la consapevolezza profonda di essere vivo, di esistere nonostante tutto.
Ungaretti usa una scrittura frammentata, fatta di versi molto brevi, senza punteggiatura, che rispecchiano il suo stato interiore. La natura è descritta in modo simbolico e partecipa al pensiero del poeta: il fiume diventa un’immagine dell’anima. In fondo, la poesia è un viaggio nell’identità, nella memoria personale e nella coscienza del tempo.