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W. Owen, Sassoon and Brooke, The theme of conflict and peace is strong in…
W. Owen, Sassoon and Brooke
I conflitti e la pace:
Dulce et Decorum Est presents war as a horrifying, dehumanizing experience. Soldiers are physically destroyed, coughing blood, stumbling like old men.
One dies in agony after a gas attack. Owen calls the phrase “Dulce et decorum est pro patria mori” a cruel lie, used to convince young men to die for a false ideal.
Sassoon
Glory of Women is a bitter, ironic poem. Sassoon blames the women at home for glorifying war and sending men proudly to fight, ignoring the brutal truth: many come back crippled, insane or dead.
The real conflict is not just on the battlefield, but between what happens at war and what civilians believe.
Owen
The Soldier, in contrast, is filled with patriotic beauty. The speaker is proud to die, imagining that his body will make the foreign soil forever English.
Il doppio:
The theme of the double appears in all three poems, as a contrast between appearance and reality:
In Owen, the double lies between the ideal of glorious war and its true horror.
In Sassoon, the double is between patriotic fantasy and the mutilated reality of soldiers. Women admire their bravery, unaware of their injuries and trauma.
In Brooke, the double is between physical death and spiritual rebirth. The body dies, but the soul becomes part of the eternal England.
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The theme of conflict and peace is strong in war poetry. Sassoon and Owen, who fought in World War I, wrote about the pain of war and the hope for peace. Their poems show how war destroys lives but also how people long for harmony.
IN LETTERATURA IN INGLESE, DIVERSI AUTORI HANNO AFFRONTATO IL REALE CONFLITTO MONDIALE
Dulce et Decorum Est mostra la guerra come un’esperienza devastante, senza gloria né eroismo. I soldati sono fisicamente distrutti, camminano come vecchi, tossiscono sangue, e uno di loro muore tra spasmi dopo un attacco con gas
Owen denuncia come falsa la frase latina “Dulce et decorum est pro patria mori” (“È dolce e decoroso morire per la patria”), che secondo lui è solo propaganda brutale.
Glory of Women è una poesia ironica e amara: Sassoon accusa le donne in patria di idolatrare i soldati, mandandoli alla guerra con orgoglio, senza sapere che molti tornano mutilati, pazzi o morti
Il vero conflitto non è solo tra eserciti, ma tra la verità del fronte e l’illusione civile.
The Soldier, invece, offre un’immagine completamente diversa. Brooke idealizza la guerra: il soldato non teme la morte, anzi, pensa che morendo darà valore e bellezza alla terra straniera, portandovi “l’essenza dell’Inghilterra”. La guerra è vista come sacrificio spirituale e strumento di pace eterna.
In tutte le poesie è presente il tema del doppio, cioè il contrasto tra due realtà:
In Owen, il doppio è tra ciò che si pensa della guerra (gloriosa) e ciò che si vive davvero (terrificante).
In Sassoon, il doppio è tra l’immaginazione patriottica e la realtà mutilata. Le donne vedono i soldati come eroi, ma non sanno che sono spesso invalidi o pazzi.
In Brooke, il doppio è tra morte fisica e rinascita spirituale. Il corpo del soldato muore, ma la sua anima vive nell’essenza della patria.
Qui la natura è diventata ostile e spaventosa. I soldati marciano nel fango, sotto la pioggia, avvolti nel gas velenoso. Non c’è traccia di bellezza naturale: la guerra ha stravolto la natura. Non è più fonte di vita, ma di morte. L’ambiente riflette la sofferenza interiore dei soldati: grigio, cupo, malato.
La natura è un campo di battaglia, non più una madre, ma una nemica.
In questa poesia la natura è assente. Sassoon si concentra sulla rottura tra vita naturale e guerra moderna. Il mondo naturale è tagliato fuori dalla vita del soldato. La guerra crea un ambiente disumano, artificiale, dove la vita organica non ha spazio.
L’uomo è alienato dalla natura, costretto in un mondo violento creato dagli uomini stessi.
Qui la natura torna ad avere un valore sacro e rassicurante. Il corpo del soldato morto fertilizza la terra straniera, rendendola “forever England”. Natura e patria si uniscono. La morte fa parte del ciclo naturale della vita.
La natura è vista come spirituale e eterna, capace di accogliere il sacrificio del soldato.
I soldati sono malati fisicamente e psicologicamente: hanno corpi logorati, tossiscono sangue, barcollano come vecchi, e subiscono traumi irreversibili. Uno muore in modo atroce per il gas. La malattia è ovunque: nei polmoni, nella mente, negli incubi.
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Anche qui i soldati tornano mutilati, feriti, mentalmente distrutti. Le donne li immaginano eroi, ma la realtà è fatta di ospedali, amputazioni, silenzi folli. La salute mentale è un tema centrale: la società ignora la sofferenza psichica.
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Non si parla di malattia. Il soldato muore in modo idealizzato, quasi dolce. Nessun dolore fisico, nessun trauma. La morte è una forma di pace, come una guarigione spirituale.
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Il progresso tecnico (gas, bombe, armi moderne) ha creato strumenti di distruzione di massa. La guerra moderna non è civile: è una discesa nella barbarie. Owen denuncia il mito del progresso: più si evolve la tecnica, più l’uomo soffre.
Il progresso non porta civiltà, ma morte e disumanità.
Anche qui il progresso è un inganno. La società si crede moderna, ma manda ancora i giovani a morire per ideali antichi. I corpi mutilati dimostrano che il progresso morale non esiste.
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Brooke vede la guerra come progresso spirituale. Non conta la tecnologia, ma il sacrificio morale: morire per la patria eleva l’anima. La morte è nobile e utile.
Il progresso è visto come valore etico e nazionale, non materiale.