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Primo Dopo Guerra - Coggle Diagram
Primo Dopo Guerra
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Il disagio sociale
Una società nuova
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ragazzi del Sud si erano incontrati con
quelli del Nord, ritrovandosi a combattere nelle trincee.
Insieme avevano lottato per
la stessa causa, cioè la difesa della patria, avevano imparato a vivere in gruppo,
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sindacati e i partiti, consapevoli della propria forza, si organizzarono; i reduci di guerra chiesero un riconoscimneto al loro impegno
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nuovo ruolo delle donne
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stituirono gli uomini nelle fabbriche, negli uffici, alla guida dei trasporti e nei campi spesso con ruoli rilevanti e di responsabilità.
mancanza della figura maschile, anche all’interno della famiglia il ruolo della donna divenne fondamentale: era lei ora a calarsi nei panni del capofamiglia, a prendere decisioni che spettavano al marito
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Trascorrevano meno tempo in casa, si vestivano con abiti leggeri e corti abbandonando gonne e corpetti.
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problema dei reduci
Il ritorno alla vita civile per coloro che avevano combattuto nell’inferno delle trincee
non fu facile:
passarono dalle immani privazioni e sofferenze subìte nel corso
del conflitto a uno stato di disoccupazione ed emarginazione sociale siccome le aziende erano in crisi
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chiedevano risarcimenti, pensioni, previdenza sociale per gli invalidi, gli orfani e le vedove di guerra.
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dittature, democrazie e nazionalismo
Europa la crisi del dopoguerra contribuì alla nascita e alla diffusione di dittature e di
regimi totalitari.
Tra gli Stati più importanti, solo Francia e Gran Bretagna ressero alla crisi: in questi Paesi le classi dirigenti riuscirono a controllare il pericolo rappresentato dalle frange massimaliste dei partiti socialisti. , vi fu una forte affermazione delle forze moderate e conservatrici.
la fragilità del sistema parlamentare non resse alla spinta
delle forze che premevano per una svolta autoritaria.
’Ungheria fu il primo Paese in cui si sperimentò l’autoritarismo
di destra: l’ammiraglio Horthy impose la sua dittatura (agosto 1919),
Nel 1922, Mussolini andò al governo in Italia e in pochi anni organizzò un regime dit-
tatoriale che fu assunto come modello da molti altri Paesi.
Nel 1923 la dittatura si impose in Bulgaria, nel 1924 in Albania, nel 1926 in Portogallo
nel 1929 in Iugoslavia. Negli anni Trenta seguirono l’Austria, la Germania, la Romania, la Polonia, i Paesi baltici, la Finlandia, la Spagna.
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Il biennio rosso
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biennio rosso
1919 e il 1920 l’Europa fu toccata da un’ondata di scioperi e agitazioni operaie per l’aumento del salario e la giornata lavorativa di otto ore; quest’ultimo obiettivo venne raggiunto
non si limitò a semplici rivendicazioni sindacali. Si voleva andare oltre: era in gioco il potere nello Stato e nelle fabbriche.
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Germania,
consigli degli operai e dei soldati avevano occupato le fabbriche e le sedi dei giornali. Prendevano decisioni nella aziende e imponevano le condizioni nella politica
Lega di Spartaco, guidata da Karl Liebknecht e Rosa Luxemburg, non accettava la linea moderata del Partito socialdemocratico
dopo la proclamazione
della repubblica, le proteste continuarono in modo violento
disgregazione dell’Impero asburgico aveva ridotto l’Austria a un piccolo Stato dove nel 1919 venne proclamata la repubblica retta da un governo socialdemocratico.
comunisti, anche qui, tentarono di spingere il popolo alla rivoluzione, ma senza successo.
Ungheria, nel marzo 1919, socialisti e comunisti diedero vita a una Repubblica dei Consigli sul modello sovietico guidata dal comunista Bela Kun.
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